Vita e opere di Giosuè Carducci

Vita e opere di Giosuè Carducci

Vita e opere di Giosuè Carducci


Giosuè Carducci

Nacque a Valdicastello in Versilia, nel 1835; suo padre, medico e carbonaro, lo educò al mito della libertà. Trascorse la sua giovinezza nel suo paese natale e in Maremma. Fece i suoi studi prima a Firenze e poi a Pisa nella Scuola Normale Superiore, dove si laureò ventenne. A soli venticinque anni fu nominato professore di italiano all’università di Bologna. Il suo grande successo gli valse il conferimento del premio Nobel per la letteratura nel 1906, l’anno dopo moriva nella sua casa a Bologna.

Le opere

I suoi primi componimenti poetici furono “Levia Gravia” (componimenti a carattere leggero insieme a contenuti più seri ed impegnativi 1861-1871) e “Juvenilia” (poesie della giovinezza 1850-1860). Inoltre dal 1867 al 1879 si dedicò ad una raccolta di poesie politiche e morali “Giambi ed Epodi”, titolo che richiamava due forme metriche usate nella letteratura classica. In queste poesie Carducci assunse il ruolo di poeta-vate, nel senso di guida per il popolo e portavoce della verità, della libertà e del progresso; in queste liriche di intonazione polemica, l’autore, che partecipò intensamente alle vicende politiche del Paese, si rivolse contro il governo, incapace di affrontare la questione romana.

Dal 1861 al 1887 compose le “Rime Nove”; il poeta attenua ed a poco a poco abbandona l’irruenza della polemica per celebrare la vita e la sua bellezza. All’interno di questa raccolta, egli si abbandona alla contemplazione della natura che a volte gli appare selvaggia come il suo temperamento brusco e scontroso (traversando la Maremma toscana); a volte però gli appare luminosa e ricca di sole, di luce e di serenità (Santa Maria degli Angeli). All’interno delle rime assume una certa importanza la ricostruzione storica: si tratta di quei periodi che per Carducci furono esemplari perché simbolo di patria, fierezza, coraggio, amore di libertà. Tali caratteristiche furono ritrovate nell’antica Roma, nel Medioevo comunale, nella Rivoluzione francese, nel Risorgimento. Questa ricostruzione storica per Carducci fu intesa come un ripensamento nostalgico di un tempo eroico ormai trascorso.

Tra il 1877 e il 1889 scrisse le “Odi barbare”, due raccolte di componimenti in cui il poeta manifestò il suo amore per la classicità, cercando di riprodurre versi latini e greci (da qui il nome di “barbare” per queste poesie che tali dovevano sembrare all’orecchio tanto degli antichi quanto dei contemporanei). Nelle “Odi barbare” troviamo fra le più belle ricostruzioni storiche soprattutto della grecità e della romanità (Dinanzi alle terme di Caracalla) accanto a liriche a carattere intimo e personale (Sogno d’estate).

Sicuramente l’interesse per i classici latini e greci nacque dalla volontà del poeta di proporre modelli da contrapporre a quelli che considerava i deboli ideali della società a lui contemporanea.