VITA DI BEATO BENEDETTO XI

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VITA DI BEATO BENEDETTO XI


Niccolò Boccasini è nato a Treviso nel 1240. Era figlio di un notaio che lo lasciò orfano all’età di sei anni. La madre vedova fu costretta a mettersi in servizio presso il convento dei Domenicani e il bambino fu accolto da un suo zio prete, curato della parrocchia di S. Andrea. A 15 anni iniziò il noviziato presso lo stesso convento domenicano e compì i suoi studi a Milano nel convento di S. Eustorgio. Nel 1286 divenne provinciale di Lombardia eletto dal capitolo riunito a Brescia. Tenne tale carica fino al 1289 e poi di nuovo dal 1293 al 1296. Insegnò a Milano, Venezia, Treviso, Genova; scrisse molte opere di grande erudizione. Il 12 maggio 1296 fu eletto Maestro Generale dei Domenicani nel capitolo di Strasburgo succedendo a Stefano di Besancon, uomo rigidissimo.

Giunto alla direzione del grande ordine, Niccolò si trovò subito nella necessità di prendere posizione di fronte al conflitto che dilaniava in quel momento la vita della Chiesa. La ribellione dei cardinali Pietro e Giacomo Colonna contro Bonifacio VIII aveva trovato un minaccioso collegamento con l’agitazione dei francescani spirituali che contestavano al papa la legittimità della sua stessa elezione e ne insidiavano l’autorità con una vasta e pericolosa campagna diffamatoria. Nel capitolo celebrato a Venezia nel maggio del 1297 l’Ordine domenicano si schierò compatto in difesa di Bonifacio, disponendo l’avvio di una campagna capillare di predicazione a sostegno della autorità pontificia. Niccolò assunse in quella occasione un atteggiamento deciso e risoluto contro il tentativo di disgregare l’unità della Chiesa e di minare l’autorità del suo capo perfettamente in linea con la tradizione dei Domenicani. sanctissimum patrem et nostrum dominum Bonifacium divina providentia summum ponteficem tamquam verum Christi in terris vicarium ac beati Petri successorem legittimum”. L’apprezzamento del papa si fece presto sentire. Infatti nel 1297 Bonifacio VIII lo incaricò di una missione importante: si trattava di intervenire, insieme con il generale dei francescani Giovanni de Murro, presso il re di Francia e di Inghilterra per indurli alla pace. La missione si concluse assai presto con un pieno successo. Filippo il Bello ed Edoardo I, ormai stanchi dell’estenuante conflitto, accettarono di buon grado la mediazione pontificia e il 31 gennaio 1298 i loro delegati conclusero a Tornai un armistizio. Mentre era in Francia, il giorno di Natale del 1298, gli fu annunziato che il Papa lo aveva creato cardinale e desiderava il suo rientro a Roma. Gli fu assegnato il titolo di S. Sabina commutato poi in quello più elevato di Ostia che competeva al decano del sacro collegio. Niccolò, appena nominato cardinale, rinunciò alla carica di maestro generale, ma continuò a partecipare alla vita dell’ordine patrocinando nel 1300 l’elezione a maestro generale di Alberto da Chiavari, un confratello della provincia lombarda di sua stretta fiducia. Questo intervento non riuscì molto gradito ai suoi confratelli, gelosissimi della loro indipendenza e insofferenti di ogni interferenza della Curia nella loro vita interna. Pochi mesi dopo, sopraggiungeva improvvisamente la morte di Alberto da Chiavari. Nel capitolo generale celebrato a Colonia nella primavera del 1301, Niccolò propose ancora un proprio candidato, Lamberto da Lodi, ancora un confratello lombardo che però non fu eletto. In questa occasione Niccolò si segnalava ancora una volta per la fedeltà al suo papa. Nel 1301 Bonifacio VIII affidò a Niccolò una seconda missione diplomatica, nominandolo il 13 maggio legato in Ungheria con il compito di farvi prevalere i diritti di Cariberto d’Angiò, figlio di Carlo Martello, alla successione del suo parente Ladislao IV, morto nel 1290 senza eredi. La missione si presentava difficilissima in quanto la gran parte della nobiltà e del clero ungherese, osteggiando una soluzione angioina della crisi dinastica, offrì la corona a Venceslao di Boemia che il 26 agosto 1301 fu incoronato re dall’arcivescovo Giovanni di Colocza.

Niccolò, mancando in Ungheria di ogni appoggio, si trasferì nella primavera del 1302 a Vienna. Durante questo soggiorno pare intervenisse nelle trattative già in corso per garantire a Bonifacio VIII l’appoggio di Alberto d’Asburgo nella questione ungherese e nella conflitto con la Francia che nel frattempo si era fatto preoccupante. Il 13 aprile infatti il papa aveva scomunicato Filippo il Bello. Nel maggio Niccolò rientrava urgentemente a Roma. Nel mese di giugno una assemblea di laici ed ecclesiastici francesi convocata a Parigi per iniziativa reale invocò un concilio generale per giudicare la condotta del pontefice. Nella notte tra il 6 e il 7 settembre il primo consigliere del re, Guglielmo di Nogaret, giunse ad Anagni ed insieme al romano Sciarra Colonna tentò di far prigioniero il papa. Il tentativo, noto come “insulto di Anagni“, non riuscì in virtù di una sommossa popolare., ma il papa poco dopo moriva a Roma il giorno 11 ottobre 1303. Niccolò fu accanto a Bonifacio VIII nei momenti drammatici dell’ “insulto di Anagni” e lo accompagnò a Roma dove, qualche mese dopo, moriva; era l’11 ottobre. Alla morte del papa si misero in atto le norme della costituzione di Gregorio X per cui, trascorsi i novendiali, i cardinali si riunirono in conclave in Vaticano il 21 ottobre. Con sorprendente rapidità e designazione unanime, lo stesso giorno in cui si erano riuniti, il 22 ottobre 1303, elessero papa Niccolò Boccasini. Il successivo 27 ottobre fu incoronato in S. Pietro dal cardinale Napoleone Orsini e prese il nome di Benedetto XI. Assunse questo nome perché era quello che Bonifacio VIII (Benedetto Castani), suo benefattore, aveva ricevuto in battesimo.


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