VISIGOTI

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Il Regno di Tolone

La storia dei Visigoti nella Spagna, risale al re Valja che nel 411, come federato di Roma e stanziato col suo popolo nell’Aquitania, ebbe l’incarico di liberare la Penisola iberica da Alani, Vandali e Svevi che, attraverso la Gallia, l’avevano da poco occupata. Ridotti gli Svevi nella Galizia, spinti gli Alani e i Vandali a Sud (Andalusia), Valja moriva poco dopo la spedizione vittoriosa. Il successore Teodorico (419451) consolidava lo stato e riprendeva la lotta nella Spagna per conto dell’imperatore Valentiniano III; cadeva quindi nella battaglia di Chalons contro gli Unni di Attila. Teodorico II (459-466), che usurpava con l’assassinio il trono, a Torismondo, dopo aver combattuto gli Svevi nella Spagna e i Romani sulla Loira, era a sua volta assassinato dal fratello Eurico (466-484).

Questi estese le conquiste nella Gallia, battè i Bretoni oltre la Loira e distolse i Burgundi dal foedus con Roma. L’imperatore Giulio Nepote cercò di ammansirlo tramite s. Epifanio vescovo di Pavia; ma, dopo che fu deposto l’ultimo imperatore, Eurico sottomise a sè quasi tutta la Spagna, e più tardi occupò Marsiglia e l’intera Provenza fino alle Alpi. Leone, un energico romano, fu suo primo ministro e consigliere.

II Regno visigotico nella Gallia doveva tuttavia esser presto perduto per la intraprendenza del franco Clodoveo, invocato come cattolico dai vescovi, che Enrico aveva vigilati e perseguitati come elemento politicamente infido ed avverso. Sui campi Vocladici (Vouillè) presso Poitiers, Alarico II (485-507) successo a Enrico perdeva il regno e la vita, e l’anno seguente anche la capitale Tolosa apriva le porte ai Franchi (508). Nella Gallia, ai Visigoti non rimase che la Settimania e la Provenza, la quale ultima fu ceduta nel 522 agli Ostrogoti d’Italia da Amalarico, trucidato nel 531 in un ammutinamento di soldati.

Il Regno di Toledo

Con Teudi (531-548) la sede del governo è trasferita in Spagna, prima a Barcellona, poi più tardi a Toledo. Nel 542, senza un motivo, il regno visigoto fu assalito e orrendamente saccheggiato dai Franchi condotti da Childeberto I. Teudi finiva assassinato in un banchetto. Contro il successore Agila (549-554) si sollevarono i Cattolici e lo sconfissero presso Cordova; ciò che porse occasione a Giustiniano d’intervenire. Agila sconfitto dal patrizio Liberio dinanzi a Siviglia, fu dai suoi tolto di mezzo. Atanagildo (554-567) il re eletto, battè i Bizantini senza riuscire a cacciarli completamente. Leovigildo (568-586) che gli successe e ne sposò la vedova Godisvinta, fissò definitivamente la capitale in Toledo; vinse i Bizantini e tolse loro Malaga (570); batté quindi la nobiltà gota insorta perché intollerante di un governo forte; riempì il vuoto dell’erario non solo col bottino e la confisca dei beni della nobiltà, ma altresì con l’aumento progressivo delle imposte. Guerriero forte e uomo di stato, pieno di genio, indossò romanamente la porpora invisa ai Goti, e fece riconoscere suoi coreggenti i figli Ermenegildo e Recaredo.

In lotta continua per congiure di Cattolici associati ai Bizantini e agli Svevi, si trovò implicato in una terribile ribellione, in cui gli fu contro il figlio Ermenegildo. Prima tuttavia di prendere le armi adunò un concilio di vescovi ariani per tentare la conciliazione coi Cattolici. Gli Ariani preferirono la persecuzione; allora il re si gettò sui nemici e batté l’un dopo l’altro, Svevi, Franchi e Bizantini. Caduta Siviglia, anche il figlio chiese perdono e l’ottenne; ma un anno dopo fu fatto decapitare. Con Leovigildo si ha l’ultimo tentativo di consolidamento del Regno goto; il re mantenne ancora a base dello stato l’antica nazione gota, in quanto essa si contrapponeva per lingua, fede e costumi ai Romani.

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