VERGA LA ROBA ANALISI E RIASSUNTO

VERGA LA ROBA ANALISI E RIASSUNTO

La roba è una novella di Giovanni Verga, pubblicata per la prima volta sulla rivista La Rassegna Settimanale nel 1880 e poi  inclusa nella raccolta Novelle rusticane.
In questa novella il protagonista è il contadino Mazzarò, un piccolo uomo con una grossa pancia, “ricco come un maiale” (similitudine che rappresenta anche la sua avidità di ricchezza), che aveva la testa simile a un “brillante” (espressione che ne sottolinea l’intelligenza). Egli finisce, piano piano, per appropriarsi di tutti i terreni che prima appartenevano a un potente barone, il quale viene costretto a vendere prima i suoi possedimenti e successivamente anche il suo castello (eccezion fatta per lo stemma nobiliare, poiché Mazzarò non interessa). Verga nella novella accentua particolarmente il tema del duro lavoro e dell’attaccamento ai beni materiali, per ribadire quanto sia l’uno che l’altro non salvino l’uomo dal destino che inevitabilmente lo travolge.
L’ossessione di Mazzarò è di espandere sempre di più i suoi possedimenti, avere sempre più “roba”, alla quale è molto legato. Il suo attaccamento ai beni materiali è così forte che, quando si rendo conto di essere in punto di morte, va “ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini”, al grido di “Roba mia, vientene con me!”.
Mazzarò è un abbozzo del personaggio di Mastro-don Gesualdo, protagonista dell’omonimo romanzo: anch’egli è infatti riuscito ad accumulare “roba” tramite il lavoro, nonostante sia nato da una famiglia di basso ceto sociale.
Nella novella si trovano diversi esempi di una delle tecniche narrative usate da Verga e cioè lo straniamento, che serve per narrare un avvenimento o descrivere un personaggio, utilizzando un punto di vista estraneo. Si crea così nel lettore un senso di disorientamento, dovuto al fatto che non ravvisa nel racconto la tradizionale presentazione dei valori codificati, trasmessi da un narratore onnisciente, ma si trova faccia a faccia con il fatto nudo e crudo e con il modo di pensare di Mazzarò o con quello di un narratore interno al mondo rappresentato. Il narratore in questa novella non dimostra mai riprovazione nei confronti di Mazzarò e dei sistemi che ha usato per divenire ricco, né per la sua avidità, per la sua aridità sentimentale, per la sua brutalità nei confronti dei lavoratori, per la disumanità verso i fittavoli rovinati dalla sua avarizia di usuraio. Mazzarò appare talvolta quasi eroico o degno di lode, così come appare ridicolo nel finale. 

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