vedut’ho la lucente stella diana analisi

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DI Guido Guinizzelli


Ho visto la brillante stella diana,

Ho visto la brillante stella diana(1),
che appare prima dell’alba,
che ha preso forma di figura umana;
più di qualunque altra mi sembra che risplenda:

viso bianco come la neve colorato di carminio(2),
occhi brillanti, lieti e pieni di amore;
non credo che nel mondo ci sia un’altra cristiana(3)
così piena di bellezza e di virtù(4).

E io sono preso dalla sua virtù
con una così grande battaglia di sospiri
che davanti a lei non oserei parlare.

Se lei conoscesse i miei desideri!
Perché, senza bisogno di parlare, in lei troverei ricompensa
per la pietà che proverebbe del mio dolore.


ANALISI DEL TESTO

Livello metrico
Sonetto con rime alternate, secondo lo schema ABAB, ABAB, CDC, DCD.

Livello lessicale, sintattico, stilistico
La sintassi è semplice e lineare e gli enunciati tendono a coincidere con i versi; fluida è anche la struttura ipotattica: non si va mai oltre il primo grado di subordinazione. La seconda quartina presenta un enunciato ellittico del verbo (vv. 5-6), un elenco delle virtù e delle bellezze della donna che si rifà al modello del plazer provenzale. La semplicità e simmetria del componimento (segnata anche dall’incalzante e vivace succedersi delle rime alternate, sia nelle quartine che nelle terzine) è sottolineata anche dalla ripetizione della parola «valore» alla fine della seconda quartina e all’inizio della prima terzina (secondo la tecnica provenzale delle coblas capfinidas).

Livello tematico
Il componimento sembra riassumere tematiche tipicamente stilnovistiche, unendole però a motivi tradizionali desunti dai provenzali o dai siciliani. Nonostante la simmetrica rispondenza tra quartine e terzine, il sonetto è tematicamente divisibile in due parti ben differenziate.
Nella prima parte, che corrisponde alla quartine, compare il tema, a noi già noto, della lode della donna, che è vista quasi come luminosa incarnazione di una realtà superiore, la «stella diana». Si succedono immagini che fanno tutte riferimento al campo semantico della luce (di cui abbiamo già sottolineato l’importanza analizzando Al cor gentil rempaira sempre amore . La parola chiave è l’aggettivo «lucente», che ricorre nella prima e nella seconda quartina (vv. 1 e 6); ad esso vanno accostati i termini «giorno», «albore», «splendore», «neve», «colorato», «grana».
Quella che il poeta ci presenta non è una vera e propria descrizione della figura femminile: il colorito candido come neve, il delicato rossore delle guance, lo splendore degli occhi, la stessa «biltate» non sono tratti riferibili a una figura particolare. Questa stilizzazione della donna è destinata ad avere grande fortuna nella poesia italiana successiva allo Stilnovo.
Il trionfo di luce e colore lascia spazio, nella prima terzina, alle sofferenze dell’amante, descritte metaforicamente come una «battaglia di sospiri» (tema che sarà caro a Cavalcanti); tema tradizionale è anche l’impossibilità di dire, che coglie l’amante di fronte alla figura femminile. Eppure non ci troviamo di fronte a una vera e propria “donna angelo”: l’ultima terzina infatti sembra riportare l’amore a una dimensione più terrena e meno rarefatta (come a volte avveniva per i provenzali che, pur rappresentando in genere la donna come l’inarrivabile oggetto di un culto quasi religioso, non sempre facevano mistero della natura sensuale e terrena dell’amore). Il poeta lascia intravedere la possibilità, o quantomeno il desiderio, di una ricompensa da parte della sua amata. Anche se non siamo obbligati a intendere tale ricompensa in senso materiale (un filone dello Stilnovo, che approderà nella Vita nuova di Dante, indica come massima aspirazione dell’amante il saluto della donna), ci troviamo comunque al di fuori di una concezione puramente contemplativa del sentimento amoroso.


1-Si tratta di Venere, la stella (o pianeta) che annuncia il mattino.
2-La grana è il corpo essiccato di un animaletto, la cocciniglia, dal quale si ottiene il carminio, una tinta color rosso vivo.
3-Donna.
4-Conformità con la legge morale, disposizione a fare il bene.

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