UNGARETTI

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UNGARETTI

Nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani. .Nella città  africana frequenta la scuola ed inizia ad occuparsi intensamente di letteratura, leggendo i maggiori scrittori moderni e contemporanei , da Leopardi a Nietzsche.

Nel 1912 si reca a Parigi dove frequenta la Sorbona e approfondisce la conoscenza della poesia decadente e simbolista.Da Baudelaire, da Mallarmé, dal suo amico Apollinaire, Ungaretti impara l’arte della versificazione sintetica, concentrata attorno a pochi vocaboli, a poche immagini simboliche. Nel 1914 viene in Italia  per partecipare alla guerra (nel ’15 andrà a combattere sul Carso).

Nel 1916 pubblica la sua prima raccolta poetica IL PORTO  SEPOLTO, testimonianza degli orrori e delle sofferenze procurati dal conflitto.

Il poeta continua a lavorare su questi testi e nel 1919 ripubblica queste poesie con l’aggiunta di nuove liriche nella raccolta ALLEGRIA DI NAUFRAGI. Nel 1931 vi è una nuova edizione che contiene le poesie delle prime due oltre a nuove poesie: L’ALLEGRIA.

Nel 1933 pubblica una nuova raccolta poetica: SENTIMENTO DEL TEMPO.

Nel 1936 è chiamato a ricoprire la cattedra di letteratura italiana presso l’università di S.Paolo in Brasile, incarico che occuperà fino al 1942, quando, rientrato in Italia, inizierà ad insegnare letteratura italiana presso l’università di Roma.

L’edizione definitiva dei suoi versi  è  pubblicata nel 1969 con il titolo VITA DI UN UOMO, in cui si definisce “uomo di pena “. Montale parlò di “male di vivere”: pare che non ci possa essere poesia senza dolore.

Muore nel 1970.

Il porto sepolto

Le liriche sono tutte datate come se  appartenessero a un diario di guerra. Il componimento che dà il titolo a questa prima raccolta, Il porto sepolto, assume una particolare importanza perché esplicita la poetica ungarettiana.  E’ una dichiarazione  poetica

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta

e poi torna alla luce con i suoi canti                                (“canti” è sinonimo di poesia)

e li disperde

 

 

Di questa poesia                                      

mi resta

quel nulla                       (“nulla” = ciò a cui arriva la poesia è un messaggio apparentemente inutile)

d’inesauribile segreto.                             (=il messaggio però rivela il mistero della vita degli uomini)

 

Versi liberi, due strofe senza rima e senza punteggiatura. E’ un fraseggiare conciso, sintetico, senza subordinate.

Nella prima strofa si allude ai tre momenti in cui è racchiuso il segreto della creazione artistica: il viaggio, il ritornola dispersione.

La poesia è un viaggio verso il porto sepolto, cioè sommerso nel profondo La poesia è  un inabissamento.

L’immagine del porto sepolto è dettata dal ricordo dell’antico porto che si trovava dinnanzi ad Alessandria prima della conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno.

Il poeta  si inabissa nella profondità del suo io alla ricerca di  significati assoluti. (non come Saba che  assegna alla poesia la funzione di far chiarezza dentro di sé).Da lì, da questa profondità, attinge i suoi canti e poi ritorna alla luce. Ma nel momento in cui riporta alla luce la poesia, il poeta avverte la dispersione, avverte cioè che  la parola poetica non può essere comunicativa.

La parola assoluta è come un lampo che il poeta coglie dentro di sé. Per Ungaretti bisogna ritrovare la parola poetica nella profondità abissale dell’io perché essa possa  riacquistare il suo valore essenziale e  primigenio, in quanto l’uso e la comunicazione di secoli ha fatto perdere alla parola il suo valore originario

Trova l’essenzialità attraverso una poesia scombinata, dove riduce all’essenziale il testo poetico. La parola, da sola, in uno spazio bianco emerge come da un abisso ( parola isolata)Rinuncia al verso tradizionale e spezza l’endecasillabo ricostruendolo in verticale, spezza  la sintassi, elimina la punteggiatura, usa costantemente l’analogia come illuminazione che accosta a termini lontanissimi, analogia difficile perché solo il poeta può arrivare alla parola nel suo valore assoluto.

Dà alla parola un valore sacrale: la poesia è infatti un’esperienza che mette in contatto per un attimo con l’Assoluto.

L’esperienza che conduce Ungaretti alla ricerca della parola assoluta,  essenziale, originaria è la GUERRA, in cui l’uomo è posto di fronte a situazioni elementari essenziali: la vita e la  morte. L’esperienza della trincea e della sua essenzialità lo porta alla ricerca della parola scarnificata, originaria, ma si accorge che questa parola si autoesclude dalla comunicazione, non è comunicativa, perché nel momento in cui affiora si disperde.

Nella seconda strofa vi è il contenuto più prezioso che resta della poesia ed è un NULLA d’inesauribile segreto : il poeta ha colto nella profondità l’assoluto e resta il nulla, infatti il “porto sepolto” e ciò che di segreto e di indecifrabile rimane in noi, cioè quel nulla;  è il vissuto profondo del soggetto, è il buio abissale di sé ; è il miracolo, il mistero da cui nasce la poesia.

La sua è, quindi, una poesia sacrale, oracolare, assoluta. Questa è la sua dichiarazione poetica.

Allegria di naufragi

VEGLIA. Fa parte della seconda raccolta Allegria di naufragi.

Il naufragio è la guerra e la violenza, la morte, il dramma. L’allegria è il senso della vita, più intenso quando si sente a noi vicina la morte. E’ il desiderio di riprendere a vivere quando siamo stati vicini alla morte. La guerra è un azzeramento della vita. L’esistenza nella guerra è solo biologica, gli uomini sono solo carne da cannoni. Di fronte alla morte

l’uomo sente un insopprimibile e disperato vitalismo;

sente la solidarietà e la fratellanza con i compagni di trincea (nemici compresi).

Il testo è in versi liberi, caratterizzati dal predominio del linguaggio espressionistico, cioè crudo, realistico, deformato.

Situazione cruda : la vicinanza con un cadavere durante la notte. Non c’è nessun eroismo nel trattare il tema della guerra; la guerra è presentata come qualcosa di macabro. La crudeltà della guerra è resa da participi passati che sembrano quasi rimare con la parola “nottata”. E questo “silenzio” esterno ed interiore del poeta è anche il luogo da cui esce la parola poetica e di fronte alla morte sgorgano parole piene d’amore e un attaccamento fortissimo alla vita.

Negli ultimi tre versi “tanto” è posto da solo a costituire un verso e mostra appunto la prepotente riaffermazione della vita.

La guerra è denudata da ogni mito ed eroicità ed è presentata nella sua tragicità come pura esperienza esistenziale.

La vita al  fronte diventa  la vita in assoluto e la rivelazione all’uomo della propria fragilità.

SAN MARTINO DEL CARSO

Passiamo dalla visione di un paese distrutto dalla guerra alla riflessione sulla fine di persone che il poeta amava. Delle case non c’è più nulla, ma le croci sono tutte nel suo cuore, perché egli è “uomo di pena” e ha fatto esperienza della guerra, del dolore, della morte di coloro con i quali aveva corrispondenza affettiva (“corrispondevano”: contraccambiavano i sentimenti di affetto).

L’Analogia PAESE/CUORE è folgorante, efficacissima: “E’ il mio cuore il paese più straziato”.Il poeta ha  eliminato tutti i passaggi  dispersivi per arrivare a questo passaggio analogico velocissimo.Il cuore del poeta è però, anche il luogo da cui si può ricominciare, perché da esso fiorisce la poesia.

Il linguaggio è concreto (“brandello”, “casa”, “croce”), unito al linguaggio metaforico (“cuore)

La compattezza che caratterizza questa poesia è dovuta alla capacità di collocare le parole secondo calcolate simmetrie:Di queste case/ non è rimasto(vv.1-2) Di tanti/…non è rimasto ( vv.5-6); Di tanti /…neppure tanto (v.8); Ma nel cuore…(v.9)  E’ il mio cuore…(v.!!). La simmetria riguarda anche la misura delle strofe, composte a due a due da un uniforme numero di versi. I distici sono formati rispettivamente da un quaternario e da un settenario, che, letti insieme, possono assumere la cadenza scorrevole dell’endecasillabo.

Sentimento del tempo

La successiva raccolta è Sentimento del tempo, che rivela una sostanziale differenza a livello stilistico e formale rispetto all’Allegria.

L’Allegria ha un andamento diaristico, mentre qui il tema è quello del tempo e il titolo fa riferimento al sentimento della storia umana, che è percepita come l’espressione della fragilità che si consuma inevitabilmente nella morte.

Ungaretti dice che i suoi modelli sono due:

             

Leopardi, perché aveva sentito che la civiltà era un continuo processo di decadenza e non di

progresso;

Petrarca, perché visse in un periodo di transizione tra il Medioevo e l’Umanesimo. In quel

periodo di incertezze, di cui è l’espressione, Petrarca ricercò nella cultura classica le radici per le lingue vive.

Ungaretti riprende questi due poeti perché entrambi si rivolgevano all’antico, alla tradizione.

In questa raccolta  riprende la tradizione e ritorna alla metrica (anche se usa il verso libero), ritorna alla punteggiatura, alla sintassi più ampia rispetto alla sintassi di semplici enunciati lapidari, usa un lessico alto che tende a sostituirsi  al lessico scabro e concreto, quotidiano delle precedenti raccolte, usa insomma un lessico più prezioso.

Ciò che resta, e diventa più enigmistico, è l’uso dell’analogia; il connettivo COME scompare del tutto.

Il poeta vuol rendere il sentimento del tempo attraverso il mutare delle stagioni

     DI LUGLIO

Quando su ci si butta lei,                                         lei :l’estate

si fa d’un triste colore di rosa

il bel fogliame.

Strugge forre, beve fiumi,                                       strugge forre: erode le pareti in cui scorrono i corsi d’acqua

macina scogli,splende,                                             macina : sgretola, corrode

è furia che s’ostina, è l’implacabile,

sparge spazio, acceca mete,                                     aumenta l’estensione dei luoghi     impedisce la visione di limiti o confini

è l’estate e nei secoli

con i suoi occhi calcinanti                                       calcinanti :che riducono a calce per il calore che emanano

va della terra spogliando lo scheletro                    rende più nudo lo scheletro della terra(appunto perché”strugge forre,

                                                                                                                          beve fiumi, macina scogli…”)

Il sentimento del tempo e del suo inevitabile trascorrere riguarda in questa lirica la stagione estiva, vista come momento che, nella pienezza e nell’esplosione della sua vitalità,corrode e distrugge la stessa natura.Tema della distruzione operata dal tempo. L’estate è l’espressione della metamorfosi continua che è la storia.

Il soggetto, posticipato al verso 8, segue la descrizione degli effetti dell’arsura estiva resi più evidenti dall’allitterazione iniziale (“strugge forre”, “sparge spazio”) Il primo verso, che  si traduce nell’uso di un verbo “forte” associato a particelle monosillabiche (“su ci si butta lei”) introduce un ritmo aggressivo e spezzato.Il periodare è breve, basato su rapide sequenze enumerative. Dopo l’introduzione del soggetto il ritmo si placa e si allenta perché il poeta , dopo aver descritto l’azione dirompente dell’estate , riflette sugli effetti prodotti da tale azione .

Questa poesia contiene un esempio significativo di  barocco ungarettiano, come ricerca di uno stile più ricco e ridondante, per l’uso dell’analogia tipica del Barocco e per una maggiore enfasi.Il Barocco ha sbriciolato il Classicismo per ricostruire un nuovo stile. Visti in chiave allegorica questi versi potrebbero rappresentare  una stagione della vita umana, LA MATURITA’,, che , esplodendo si consuma.

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