Traduzione Giulio Cesare Shakespeare atto 3 scena 2

Traduzione Giulio Cesare Shakespeare atto 3 scena 2

SCENA II
Roma, il Foro.
Entrano BRUTO e CASSIO seguiti da una folla di cittadini
CITTADINI – Soddisfazione!
Vogliamo sapere!
Vogliamo che ci diate spiegazione!
BRUTO – (Accingendosi a salire sul rostro)
Bene, amici, seguitemi e ascoltate.
Cassio, tu pòrtati nell’altra strada,
spartiamoci la folla tra noi due.
Chi vuol sentire me, si fermi qui,
chi vuol sentire Cassio, segua lui.
Vi daremo qui pubblica ragione
della morte di Cesare.
1° CITTADINO – Io resto. Voglio udir parlare Bruto.
2° CITTADINO – Io voglio udire Cassio;
raffronteremo poi le lor ragioni,
che avremo udito separatamente.
(Esce Cassio, seguito da alcuni cittadini)
3° CITTADINO – Silenzio! Il nobile Bruto è salito.
BRUTO – Romani, miei compatrioti, amici,
io vi chiedo pazienza;
ascoltatemi bene fino in fondo,
e restate in silenzio,
e vi esporrò la causa(71) del mio agire.
Sul mio onore, credetemi,
ed abbiate rispetto del mio onore;
giudicatemi nella saggezza vostra,
e a meglio farlo aguzzate l’ingegno.
Se c’è alcuno fra voi
ch’abbia voluto molto bene a Cesare,
io dico a lui che l’amore di Bruto
per Cesare non fu meno del suo.
Se poi egli chiedesse perché Bruto
s’è levato con l’armi contro Cesare,
la mia risposta è questa:
(71) “… hear me for my cause”: per il significato di “causa” in Shakespeare, v. sopra la nota 47.
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non è che Bruto amasse meno Cesare,
ma più di Cesare amava Roma.
Preferireste voi Cesare vivo
e noi tutti morire come schiavi,
oppur Cesare morto, e tutti liberi?
Cesare m’ebbe caro, ed io lo piango;
la fortuna gli arrise, ed io ne godo;
fu uomo valoroso, ed io l’onoro.
Ma fu troppo ambizioso, ed io l’ho ucciso.
Lacrime pel suo amore,
compiacimento per la sua fortuna,
onore al suo valore,
ma morte alla sua sete di potere!
C’è alcuno tra voi che sia sì abietto
da bramare di viver come servo?
Se c’è, che parli, perché è lui che ho offeso!
Se alcuno c’è tra voi che sia sì barbaro
da rinnegare d’essere un Romano,
che parli, perché è a lui che ho fatto torto!
E chi c’è qui tra voi di tanto ignobile
da non amar la patria? Se c’è, parli:
perché è a lui ch’io ho recato offesa.
CITTADINI – Nessuno, Bruto!
Nessuno!
Nessuno!
BRUTO – Vuol dire allora che nessuno ho offeso.
Ho fatto a Cesare non più di quello
che ciascuno di voi farebbe a Bruto.
Le ragioni per cui Cesare è morto
son tutte registrate in Campidoglio;
la sua gloria, dov’egli ne fu degno,
non è stata offuscata, né i suoi torti
per i quali ebbe morte, esagerati.
Entrano ANTONIO ed altri portando il corpo
di Cesare avvolto in un lenzuolo, e lo
depongono ai piedi del rostro.
Ecco, viene il suo corpo,
pianto da Marcantonio,
che con tutto che non ha avuto parte
alla sua morte, ne trarrà per sé
il beneficio d’un cospicuo ufficio
in seno alla repubblica.
Ma chi di voi non ne trarrà altrettanto?
E con ciò ho finito, cittadini,
non senza avervi ancora detto questo:
che come ho ucciso il mio migliore amico
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per il bene di Roma,
quello stesso pugnale io terrò pronto
per me stesso, se piaccia alla mia patria
d’aver necessità della mia morte.
CITTADINI – Evviva Bruto!
Evviva!
Evviva!
Evviva!
1° CITTADINO – Portiamolo in trionfo a casa sua!
2° CITTADINO – Facciamogli una statua
con i suoi antenati.
3° CITTADINO – Sia lui Cesare!
4° CITTADINO – Sian coronate in Bruto
le qualità più nobili di Cesare!
1° CITTADINO – Vogliamo accompagnarlo a casa sua
con grida e acclamazioni…
BRUTO – Cittadini!…
2° CITTADINO – Silenzio, olà, silenzio! Parla Bruto!
BRUTO – Miei bravi cittadini,
lasciate ch’io me ne vada da solo;
rimanete qui tutti con Antonio.
Rendete onore alla salma di Cesare
ed a quello che Antonio vi dirà,
con il nostro consenso e beneplacito,
ad esaltare i meriti di Cesare.
Vi supplico, nessuno s’allontani
prima che Marcantonio abbia parlato.
(Esce)
1° CITTADINO – Zitti e fermi! Sentiamo Marcantonio.
3° CITTADINO – Aspettiamo che salga alla tribuna.
Nobile Antonio, sali, ti ascoltiamo.
ANTONIO – (È salito sul rostro)
Per amore di Bruto,
mi sento in obbligo con tutti voi.
4° CITTADINO – (Al terzo cittadino)
Eh? Che dice di Bruto?
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3° CITTADINO – Che per amor di Bruto
si sente in obbligo con tutti noi,
dice…
4° CITTADINO – Meglio per lui
che non si metta a dir male di Bruto!
1° CITTADINO – Questo Cesare, è vero, era un tiranno.
3° CITTADINO – Ah, questo è certo; e siamo fortunati
che Roma abbia saputo liberarsene!
2° CITTADINO – Silenzio, udiamo che sa dirci Antonio.
ANTONIO – Voi, nobili Romani…
CITTADINI – Olà, silenzio!…
ANTONIO – Romani, amici, miei compatrioti,
vogliate darmi orecchio.
Io sono qui per dare sepoltura
a Cesare, non già a farne le lodi.
Il male fatto sopravvive agli uomini,
il bene è spesso con le loro ossa
sepolto; e così sia anche di Cesare.
V’ha detto il nobile Bruto che Cesare
era uomo ambizioso di potere:
se tale era, fu certo grave colpa,
ed egli gravemente l’ha scontata.
Qui, col consenso di Bruto e degli altri
– ché Bruto è uom d’onore,
come lo sono con lui gli altri –
io vengo innanzi a voi a celebrare
di Cesare le esequie. Ei mi fu amico,
sempre stato con me giusto e leale;
ma Bruto dice ch’egli era ambizioso,
e Bruto è certamente uom d’onore.
Ha addotto a Roma molti prigionieri,
Cesare, e il lor riscatto ha rimpinzato
le casse dell’erario: sembrò questo
in Cesare ambizione di potere?
Quando i poveri han pianto,
Cesare ha lacrimato: l’ambizione
è fatta, credo, di più dura stoffa;
ma Bruto dice ch’egli fu ambizioso,
e Bruto è uom d’onore.
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Al Lupercale(72) – tutti avete visto –
per tre volte gli offersi la corona
e per tre volte lui la rifiutò.
Era ambizione di potere, questa?
Ma Bruto dice ch’egli fu ambizioso,
e, certamente, Bruto è uom d’onore.
Non sto parlando, no,
per contraddire a ciò che ha detto Bruto:
son qui per dire quel che so di Cesare.
Tutti lo amaste, e non senza cagione,
un tempo… Qual cagione vi trattiene
allora dal compiangerlo? O senno,
ti sei andato dunque a rifugiare
nel cervello degli animali bruti,
e gli uomini han perduto la ragione?
Scusatemi… il mio cuore giace là
nella bara(73) con Cesare,
e mi debbo interromper di parlare
fin quando non mi sia tornato in petto.(74)
1° CITTADINO – Mi sembra che ci sia molta ragione
in quel che ha detto.
2° CITTADINO – Certo, a ripensarci.
Cesare ha ricevuto grandi torti.
3° CITTADINO – Ah, sì, certo compagni.(75) Ed ho paura
che al suo posto ne venga uno peggiore.
4° CITTADINO – Avete ben notato quel che ha detto?
Non ha voluto accettar la corona:
allora è certo, non era ambizioso.
1° CITTADINO – Se davvero è così,
qualcuno la dovrà pagar ben cara.
2° CITTADINO – Pover’anima, ha gli occhi tutti rossi
come il fuoco, dal piangere.
3° CITTADINO – Non c’è uomo più nobile di Antonio
a Roma.
4° CITTADINO – Ecco, riprende a parlare.
ANTONIO – Ancora ieri, la voce di Cesare
avrebbe fatto sbigottire il mondo:
ed ei giace ora là,
e nessuno si stima tanto basso
da render riverenza alla sua spoglia.
Oh, amici, fosse stata mia intenzione
eccitare le menti e i cuori vostri
alla sollevazione ed alla rabbia,
farei un torto a Bruto e un torto a Cassio,
i quali sono uomini d’onore,
come tutti sapete.
Non farò certo loro questo torto;
preferisco recarlo a questo ucciso,
a me stesso ed a voi,
piuttosto che a quegli uomini onorevoli.
Ma ho qui con me una pergamena scritta,
col sigillo di Cesare;
l’ho rinvenuta nel suo gabinetto:
è il suo testamento.
Se solo udisse la gente del popolo
quello ch’è scritto in questo documento
– che, perdonate, non intendo leggere –
andrebbe a gara a baciar le ferite
di questo corpo, e a immergere ciascuno
i propri lini nel suo sacro sangue;
e a chiedere ciascuno, per reliquia,
un suo capello, di cui far menzione
in morte, per lasciarlo in testamento,
prezioso lascito, ai suoi nipoti.
1° CITTADINO – Il testamento lo vogliamo udire.
Leggilo, Marcantonio!
TUTTI – Il testamento!
Il testamento! Vogliamo sentire
quali sono le volontà di Cesare.
ANTONIO – Gentili amici, no,
siate pazienti, non lo debbo leggere.
Non è opportuno che voi conosciate
fino a che punto Cesare vi amasse.
Non siete né di legno, né di pietra,
ma siete uomini, e, come uomini,
sentendo quel che Cesare ha testato,
v’infiammereste, fino alla pazzia.
È bene non sappiate
che suoi eredi siete tutti voi,
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perché, se lo sapeste,
oh, chi sa mai che cosa ne verrebbe!
4° CITTADINO – Leggi quel testamento!
Vogliamo udire quel che dice, Antonio!
Devi leggere la sua volontà!
ANTONIO – Davvero non volete pazientare?
Non volete aspettare ancora un po’?
Ho trasgredito a me stesso a parlarvene.
Fo torto, temo, agli uomini d’onore
i cui pugnali hanno trafitto Cesare.
4° CITTADINO – Che “uomini d’onore”: traditori!
ALTRI CITTADINI – Vogliamo il testamento!
2° CITTADINO – Scellerati! Assassini!… Il testamento!
Leggici il testamento!
ANTONIO – Mi costringete, dunque, a forza a leggerlo?…
Allora fate cerchio
tutt’intorno al cadavere di Cesare
e lasciate ch’io scopra agli occhi vostri
colui che ha fatto questo testamento.
Devo scendere? Me lo permettete?
TUTTI – Vieni giù.
Scendi.
È questo che vogliamo.
(Antonio scende dal rostro e si porta vicino
alla salma di Cesare)
UN CITTADINO – Stiamo in cerchio.
UN ALTRO – Discosti dalla bara.
UN ALTRO – Non ci accalchiamo tutti sul cadavere.
UN ALTRO – Fate largo ad Antonio…
al nobilissimo Antonio.
ANTONIO – (Che è sceso dal rostro)
No, no,
non dovete accalcarvi intorno a me,
state discosti.
ALCUNI – Indietro, gente, indietro!
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ANTONIO – Ora, se avete lacrime, Romani,
preparatevi a spargerle.
Il mantello lo conoscete tutti:
io ho, nel mio ricordo,
la prima volta ch’egli l’ha indossato:
nella sua tenda, una sera d’estate,
il giorno stesso che sconfisse i Nervii.(76)
Guardate: in questo punto è penetrato
il pugnale di Cassio; qui, vedete,
che squarcio ha fatto nella sua ferocia
Casca, e per là è poi passato
il pugnale del suo diletto Bruto;
e quando questi ha estratto da quel varco
il maledetto acciaio, ecco, osservate
come il sangue di Cesare n’è uscito
quasi a precipitarsi fuor di casa
per sincerarsi s’era stato Bruto,
o no, che avesse così rudemente
bussato alla sua porta:
perché Bruto era l’angelo di Cesare,
lo sapete. E voi siete testimoni, o dèi,
di quanto caramente egli l’amasse!
Questo di tutti i colpi
è stato certamente il più crudele:
perché il nobile Cesare
quando vide colui che lo vibrò,
l’ingratitudine, più che la forza
delle braccia degli altri traditori,
lo soverchiò del tutto, e il suo gran cuore
gli si spezzò di schianto;
e, coprendosi il volto col mantello,
ai piedi della statua di Pompeo,
che intanto s’era inondata di sangue,
il grande Cesare crollò e cadde.
Oh, qual caduta, miei compatrioti,
è stata quella! Tutti, in quell’istante,
siamo caduti, mentre su di noi
trionfava nel sangue il tradimento.
Oh, ora voi piangete; e la pietà,
m’accorgo, fa sentire in voi il suo morso:
son generose lacrime, le vostre;
e voi piangete, anime gentili,
e avete visto solo sulla veste
del nostro Cesare le sue ferite.
Guardate qua:
(Solleva il lenzuolo e scopre il corpo di
Cesare)
il suo corpo
straziato dai pugnali traditori.
CITTADINI – Uh, quale scempio!
Oh, magnanimo Cesare!
O infausto giorno!
Infami traditori!
Oh, che orribile vista! Quanto sangue!
Vendicarlo dobbiamo.
Sì, vendetta!
Vendetta! Attorno, frugate, bruciate,
incendiate, uccidete, trucidate,
non resti vivo un solo traditore!
1° CITTADINO – Silenzio, olà! Ascoltiamo ancora Antonio.
2° CITTADINO – Ascolteremo, seguiremo Antonio,
moriremo con lui…
ANTONIO – Miei buoni amici,
miei cari amici, non fatemi carico
d’istigarvi ad un simile improvviso
flutto di ribellione.
I responsabili di quest’azione
sono gente d’onore…
Quali private cause di rancore
possano averli indotti, ahimè, a compierla,
non so: essi son saggi ed onorevoli
e vi sapranno dire le ragioni.
Non son venuto, amici,
a rapire per me il vostro cuore;
non sono un oratore come Bruto,
sono – mi conoscete – un uomo semplice
che amava Cesare con cuor sincero;
e questo sanno bene anche coloro
che m’han concesso il loro beneplacito
a parlare di lui così, in pubblico;
perché io non posseggo né l’ingegno,
né la facondia, né l’abilità,
né il gesto, né l’accento,
né la forza della parola adatta
a riscaldare il sangue della gente:
parlo come mi viene sulla bocca,
vi dico ciò che voi stessi sapete,
vi mostro le ferite del buon Cesare,
povere bocche mute,
e chiedo a loro di parlar per me.
S’io fossi Bruto e Bruto fosse Antonio,
allora sì, che qui a parlare a voi
vi sarebbe un Antonio
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ben capace di riscaldare gli animi
e di dar voce ad ogni sua ferita
per trascinare a Roma anche le pietre
alla rivolta ed all’insurrezione!
CITTADINI – E così noi faremo!
Insorgeremo!
Daremo fuoco alla casa di Bruto!
1° CITTADINO – Via, dunque, a caccia dei cospiratori!
ANTONIO – No, cittadini, ascoltatemi ancora.
Ho ancora da parlarvi.
1° CITTADINO – Olà, silenzio!
Sentiamo ancora quel che vuole dirci
il nobilissimo Antonio.
ANTONIO – Ma, amici,
andate a far non sapete che cosa.
Sapete perché Cesare
ha tanto meritato il vostro affetto?…
Ahimè, m’accorgo che non lo sapete.
Dunque bisognerà che ve lo dica.
Il testamento di cui v’ho parlato
l’avete già dimenticato…
CITTADINI – È vero!
Sentiamo quel che dice il testamento.
ANTONIO – Eccolo qua: col sigillo di Cesare:
lascia pro capite a ciascun Romano,
settantacinque dramme.(77)
2° CITTADINO – Cesare nobilissimo! Vendetta!
Della sua morte faremo vendetta!
3° CITTADINO – Oh, Cesare regale!
ANTONIO – Ascoltatemi ancora con pazienza.
CITTADINI – Silenzio, olà!
Silenzio!
ANTONIO – Inoltre vi ha lasciati tutti quanti
eredi dei giardini, delle vigne
e degli orti da lui fatti piantare
di là dal Tevere recentemente:
li lascia tutti a voi e ai vostri eredi,
in perpetuo possesso, perché siano
pubblici luoghi di divertimento
per passeggiate e per ricreazione.
Questo era, cittadini, il vero Cesare.
Quando ne verrà uno come lui?
1° CITTADINO – Mai, mai! Venite, cremiamo il suo corpo
nel luogo consacrato,(78)
e coi tizzoni accesi diamo fuoco
alle case di questi traditori!
Prendete su il cadavere!
2° CITTADINO – Avanti, andiamo, prepariamo il rogo!
3° CITTADINO – Fracassiamo le panche…
4° CITTADINO – … le finestre,
i sedili di legno ed ogni cosa!
(Escono tutti, trasportando a spalla il corpo di
Cesare meno Antonio)
ANTONIO – Ora che tutto funzioni da sé.
Ormai sei scatenato, maleficio:
prendi il corso che vuoi…