TRADUZIONE ENEIDE LIBRO 2 VV 268-296

TRADUZIONE ENEIDE LIBRO 2 VV 268-296

TRADUZIONE ENEIDE LIBRO 2 VV 268-296


Era il momento nel quale comincia per gli affranti mortali
il primo riposo e s’insinua gratissimo per dono degli dèi;
ed ecco, in sogno, mi sembra che mi stia
davanti agli occhi Ettore angosciato e versi largo pianto,
come quel giorno (in cui) era trascinato dalla biga,
e nero di polvere insanguinata e coi piedi gonfi trafitti dalle
redini. Ahimé com’era, quanto mutato da quell’Ettore

che tornò vestito delle spoglie di Achille,
o dopo avere scagliato fuochi frigi contro le navi dei Danai!
Aveva [avendo] la barba irsuta e i capelli rappresi di
sangue e quelle ferite che ricevette numerose intorno alle
patrie mura. Mi sembrava che io, piangendo, mi rivolgessi
per primo all’eroe e pronunciassi meste parole:
“O luce della Dardania, o saldissima speranza dei Teucri,
che grandi indugi ti trattennero? Da quali regioni,
o sospirato Ettore, vieni? Come, dopo molte uccisioni
dei tuoi, dopo molti travagli degli uomini e della città,
ti rivediamo stremati! Che indegna causa ha deturpato
il (tuo) volto sereno? E [o] perché vedo queste ferite?”.
Egli non (risponde) niente, non trattiene me che pongo
vane domande, ma gravemente traendo gemiti dal
profondo del petto, “Ah fuggi, figlio della dea” dice, “e
sottraiti a queste fiamme. Il nemico occupa le mura; Troia
precipita dall’alto della rocca. Abbastanza (è stato) dato alla
patria e a Priamo: se Pergamo potesse essere difesa da un
braccio, sarebbe stata difesa anche da questo. Troia ti affida
i sacri arredi e i Penati: prendili compagni dei fati e cerca
per essi grandi mura, che infine fonderai, percorso il mare”.