TORQUATO TASSO (1544-1595)

TORQUATO TASSO (1544-1595)

TORQUATO TASSO (1544-1595)


E’ considerato uno dei vertici assoluti della poesia epica, poesia lirica, poesia pastorale. La sua poesia e la sua biografia riflettono i profondi conflitti culturali e storici dell’età della Controriforma, conflitti che lo condussero al disagio psichico e alla follia. La sua produzione letteraria, assai ricca, rappresenta una lucida ed altissima testimonianza della crisi dell’età rinascimentale.
T.Tasso nacque a Sorrento da un nobile cortigiano, il poeta Bernardo Tasso e da una nobildonna toscana, Porzia de’Rossi. Trascorse la sua vita spostandosi da una corte all’altra dell’Italia settentrionale; fu a Venezia, a Padova ( dove studiò all’università, dapprima Diritto, poi Eloquenza e Filosofia. Scrisse il poema cavalleresco “Il Rinaldo”), a Bologna (dove studia Lettere all’università, segue le lezioni sulla Poetica di Aristotele, coltiva una profonda amicizia col filosofo aristotelico Sperone Speroni), a Ferrara (1565-1575) dove trascorse il periodo più felice e fecondo della sua carriera artistica e letteraria. A Ferrara fu poeta di corte al servizio del cardinale Luigi d’ Este. Qui inizia la composizione della sua opera più intensa e significativa: La Gerusalemme liberata.

Prende parte al dibattito culturale-filosofico sulla finalità dell’arte secondo i principi della Poetica di Aristotele; tale dibattito si era alimentato a seguito della pubblicazione nel 1548 della nuova edizione commentata della Poetica di Aristotele a cura del professore padovano Francesco Robortello. L’edizione commentata del Robortello, fissa la Poetica di Aristotele come modello teorico del classicismo letterario fino a tutto il Settecento.
Questi sosteneva che il fine dell’arte e della letteratura fosse per Aristotele il piacere, il diletto e l’edonismo.
Altri studiosi, facenti capo al filosofo Sperone Speroni, maestro di Tasso, esaltavano il fine didascalico e moralistico della letteratura e la necessità per l’opera d’arte di riflettere fedelmente la realtà storica contemporanea; di essere il più possibile aderente al “vero” (principio della verosimiglianza)
L’autore matura in questi anni la propria posizione teorica in merito al dibattito sulla struttura e sulle finalità delle opere letterarie e, in particolare, del poema epico cavalleresco. Tasso espone i propri ideali artistici nell’opera “Discorsi dell’arte poetica”.
 Da un lato il Tasso prende le distanze dall’opera ariostesca, l’Orlando furioso, per la preminenza in essa dell’elemento fantastico, meraviglioso e magico, poco attinente alla realtà, sostenendo (il Tasso) la necessità per il poeta di osservare fedelmente le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione e sostenendo il principio della “verosimiglianza” in luogo del principio del favoloso. La poesia, per Tasso, trattando il verosimile piuttosto che il favoloso, deve avere, comunque, un fine educativo e cristiano. Nella Gerusalemme liberata parliamo, infatti, di “meraviglioso cristiano” inteso come manifestazione della presenza divina nel mondo e nella vita degli uomini, attraverso visioni, profezie, miracoli, conversioni. Non mancano naturalmente altri temi comuni alla tradizione del poema epico rinascimentale : la guerra, l’amore, la magia (come manifestazione dell’irrazionale, espressione delle forze diaboliche, doppio negativo dell’amore), il paesaggio (specchio della psicologia e delle emozioni dei personaggi, utopia dell’idillio pastorale, illusoria ricerca del locus amoenus).
– Allo stesso tempo il Tasso pone, come scopo centrale dell’opera, il diletto e l’intrattenimento di un pubblico ampio ed eterogeneo, che vuole identificarsi nelle vicende e nei personaggi dell’opera, che cerca nel poema la varietà e la molteplicità della realtà quotidiana. La posizione teorica del tasso è , dunque, una posizione intermedia tra i principi poetici sostenuti da Francesco Robortello (l’arte per l’arte; arte=diletto e piacere) e quelli difesi e sottolineati dal filosofo padovano Sperone Speroni (opera d’arte=finalità moralistica).
Nel 1567 pubblica una prima raccolta di Rime, prevalentemente amorose, ma anche religiose e d’occasione; quindi attende alla composizione dell’Aminta</i>, un dramma pastorale rappresentato la prima volta nel 1573 che suscitò un notevole interesse del pubblico.
Nel decennio 1565-1575 T.Tasso conclude una prima versione completa della sua opera più nota, La Gerusalemme liberata (poema epico in ottave di endecasillabi, in 20 libri, dedicato al duca Alfonso II d’Este ) che rappresenta il coronamento di un lungo e sofferto percorso di ricerca e il realizzarsi di una teoria poetica a lungo meditata.
TASSO OPERA DIVERSE INNOVAZIONI RISPETTO ALLA MATERIA EPICA CLASSICA E RINASCIMENTALE.

 Le prime differenze si registrano sul piano dello SPAZIO e del TEMPO: Il Tasso mette al centro del suo poema un episodio storico come solida impalcatura su cui si innestano personaggi e vicende di fantasia ( fase finale dell’assedio di Gerusalemme nel 1099, nel corso della I crociata, che si concluse con la liberazione del Santo sepolcro da parte dell’esercito crociato guidato da Goffredo di Buglione); la materia storica oggetto di elaborazione artistica riguarda avvenimenti nuovi e relativamente recenti rispetto alla materia trattata nei poemi cavallereschi medievali e rinascimentali: la fase conclusiva e vittoriosa della prima crociata (1096-1099), un evento caratterizzato da un forte vigore religioso.
– Tasso sposta il centro spaziale della narrazione dal Nord Europa, ambiente tipico del poema cavalleresco, al Mediterraneo sud occidentale.
 La Gerusalemme liberata si presenta come un poema eroico, EPOS della CRISTIANITÀ.
 La Gerusalemme Liberata è un poema epico cavalleresco che RISPETTA LE UNITÀ ARISTOTELICHE DI TEMPO, di LUOGO, di AZIONE,secondo le regole della retorica rinascimentale codificate dalla Poetica di Aristotele (un solo luogo principale: Gerusalemme; una sola azione: le vicende relative alla conquista della città da parte dell’esercito cristiano; un solo tempo: il 1099, l’ultimo anno dell’assedio di Gerusalemme);
– In luogo del fantastico e dell’inverosimile, introduzione del “MERAVIGLIOSO CRISTIANO”.
 L’opera appare conforme al principio della “VEROSIMIGLIANZA” piuttosto che alla poetica del fantastico e del meraviglioso; pur trattando il tema amoroso, rappresenta il poema epico della cristianità e del suo trionfo sugli infedeli, dunque MANIFESTA FINALITÀ EDUCATIVE.