Tesina sulla Russia

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RUSSIA

Territorio

Vasto: comprende 11 fasce orarie, appartiene all’Europa e all’Asia. Territorio prevalentemente pianeggiante (antico), un ruolo importante lo hanno avuto le glaciazioni. Grande varietà climatica che va dal clima artico al clima desertico e al clima subtropicale nelle coste del Mar Nero. Il fattore climatico più importante è la continentalità perché è bagnato da mari molto freddi, le catene montuose bloccano ai confini le correnti umide. La Russia è ricca di fiumi però non completamente utilizzabili (sia per vie di trasporto che per l’elettricità), nascono a sud e sfociano a Nord quindi si creano zone paludose nella parte settentrionale perché i fiumi esondano. Si voleva deviare il corso dei fiumi verso il lago d’Aral ma ci sarebbero state conseguenze gravi. Il territorio è molto ricco di risorse (oro, petrolio, carbone, ferro, gas naturale).

Popolazione

È multietnica con prevalenza slava legata ad un processo d’espansione del nucleo originario (conquista del territorio inglobando popolazioni diverse). Lingue e religioni sono molto diverse tra di loro, alcune etnie rivendicano autonomia da Mosca (Cecenia, regione della Russia che richiede autonomia). Nella parte europea i tassi di natalità sono vicini a quelli dei paesi sviluppati, anche se dagli anni ’90 c’è stato un peggioramento. I tassi di mortalità nelle regioni più estreme della Russia sono molto alti. La densità media è molto bassa soprattutto per le regioni più desertiche. 

Storia

A partire dal 1400 si espande il principato di Mosca, giustificato nel tempo dalla creazione di uno Stato Pan-Slavico ma il vero motivo è la ricerca di sbocchi sul mare (mar Artico, oceano Pacifico, Mar Nero). A partire dal 1600 inizia la dinastia dei Romanof che si prolunga fino al 1917. Un regime assolutista con lo zar che ha pieni poteri, la corte con nobili e grandi proprietari terrieri, e i servi della gleba, la stramaggioranza della popolazione. Pietro I il grande (1600-1700) è importante perché ha molta ammirazione per la Francia, quindi si apre verso l’Europa favorendo gli investimenti esteri, trasformazione di zone con l’apertura d’officine che però non aiutano, non c’è stata una ricaduta economica – sociale. L’arretratezza e il disagio porta nel 1800 ad attentati e scontri e nel 1905 alla concessione da parte dello zar della duma (parlamento russo), il popolo viene rappresentato ma solo da nobili e aristocratici prevalentemente, non c’è suffragio universale. Nel 1917 c’è la rivoluzione d’ottobre: uccisione dello zar e della famiglia quindi la fine del regime zarista e la salita al potere del partito bolscevico e dei soviet che porta alla nascita di un paese socialista con la salita al potere di Lenin. Non è possibile passare ad un’altra economia quindi si stanzia la politica economica basata sulla presenza di pubblico e privato: viene mantenuta la proprietà privata, c’è libero commercio ma lo Stato controlla e gestisce i settori di maggiore importanza.

 

1922: nasce formalmente l’Urss.

1924: muore Lenin e dopo lotte interne sale al potere Stalin.

1928: Stalin introduce la pianificazione con l’abolizione della proprietà privata, esproprio di tutte le attività, collettivizzazione delle terre. Attua un’industrializzazione forzata, interventi a favore del secondario puntando sull’industria di base, estrattiva, non valorizzando i beni di consumo.

 

Inizialmente c’è un grande sviluppo, migliora il tenore di vita, viene sconfitto l’analfabetismo, si abbassano i tassi di mortalità. Tutti quelli che dissentono della pianificazione vengono uccisi o deportati in Siberia. All’inizio ciò consenso generale ma poi ci sono dissesti.

Negli anni ’50 nuove Stalin e sale al potere Kruschev. Esso ammette pubblicamente i misfatti di Stalin, si discosta dalla politica di persecuzione e mette in discussione i mezzi utilizzati da Stalin per raggiungere l’obiettivo. L’unione sovietica continua la sua politica, attraversa momenti di inasprimento con l’Occidente, vivendo momenti di grande dissenso interno di dura repressione interna. A partire dagli anni ’70 iniziano le difficoltà economiche, non si raggiungono gli obiettivi, non vengono soddisfatti i bisogni, e l’unione sovietica ha un grosso peso militare e politico a livello mondiale, ma a livello economico è scarsa. Questo nel 1985 causa la salita potere di Gorbaciov. Viene eletto segretario del partito comunista, si rende conto della difficile situazione economica, allora inizia tutta una serie di trasformazioni.

Esso si basa su due azioni:

  • Trasparenza (rende comprensibile alla popolazione i provvedimenti presi).
  • Riforma (mette in atto riforme per cambiare paese).

 

Riforme politiche:

  • Abolisce l’articolo della costituzione che riconosce come unico partito quello comunista (pluripartitismo).
  • Maggiori poteri al presidente.
  • Libera annessione delle repubbliche dell’Urss.

Riforme di politica estera:

  • Gorbaciov s’impegna a far sì che l’unione sovietica non intervenga più negli affari interni nei paesi satelliti. Questo è molto importante perché fa aprire un dialogo con l’Occidente.

 

Riforme istituzionali:

  • Libertà di culto, di parola, d’espressione generale, abolita la censura.

Riforme economiche:

  • Re-introduzione della proprietà privata.
  • Privatizzazione dei servizi.
  • Introduzione della figura dell’imprenditore.
  • Liberalizzazione dei prezzi.
  • Libera compravendita della terra.

 

Gli ex comunisti sono favorevoli a mantenere il paese com’era prima, i liberali vogliono un’accelerazione delle riforme. Questo porta nel 1991 a un tentativo di golpe per destituire Gorbaciov (colpo di Stato) dagli ex comunisti, ma fallisce e Gorbaciov viene estromesso dalla vita politica perché secondo alcuni sapeva del golpe, al suo posto viene Boris Eltsin che avvia un’accelerazione delle riforme.

Crisi del modello sovietico:

  • Sfasamento tra piani e bisogni (non corrispondevano).
  • Inefficienze, troppa burocratizzazione.
  • Fortissima ingerenza dello Stato in tutti i settori, rallentando lo sviluppo.
  • Lentezza nel miglioramento della società.
  • Scarso spirito imprenditoriale quindi scarso miglioramento dei prodotti (dovuto a scelte ben precise che privilegiano alcuni settori rispetto ad altri).
  • Forti spese militari e strategiche, senza che la ricerca abbia ricadute sulla popolazione.
  • Scarso ruolo economico a livello mondiale (più nel militare).
  • Scarsi rapporti con l’estero (non l’area d’influenza). Nei paesi satelliti c’era la divisione internazionale del lavoro.
  • Enormi sprechi di materie prime e risorse umane (grandi impianti non sfruttati).
  • Ristrettezza del mercato (il potere d’acquisto non era alto) rispetto al mondo che si stava globalizzando.

Difficoltà nella transizione:

  • Scarsità di capitali (si arricchivano i burocrati, quelli che dirigevano e quelli che facevo il mercato nero).
  • Spirito imprenditoriale scarso.
  • Scarsa qualità dei prodotti, non competitiva all’estero.
  • Riconversione delle aziende.
  • Scarsità e inefficienza delle infrastrutture.
  • Indebitamento estero (le Russia ha chiesto molti finanziamenti esteri).
  • Crisi e instabilità politica (leggi provvisorie, mutevoli).

Problemi nella transizione:

  • Disoccupazione che genera povertà perché sono diminuite le garanzie dello Stato (assistenza).
  • Squilibri sociali: grossi finanzieri ricchissimi.
  • Basso potere d’acquisto della moneta.
  • Inflazione (prezzi alti senza che aumentino gli stipendi).
  • Carenza di capitali.
  • Corruzione, mafia, criminalità.
  • Tensioni etniche – religiose.
  • Armamenti.

SETTORE PRIMARIO

L’agricoltura è uno dei punti deboli perché durante il periodo sovietico è stato considerato il settore meno importante, gli investimenti andavano al secondario. La collettivizzazione (le terre sono dello Stato) non ha aumentato le rese, ha favorito la sottoccupazione, inoltre, nonostante i primati in campo agricolo la produttività era molto bassa. Con la fine dell’economia di piano si è cercato di analizzare i problemi, questi erano:

  • Una notevole arretratezza tecnologica e professionale.
  • Insufficienza di strutture e infrastrutture (silos, trasporto – commercio).
  • Un ambito rurale molto arretrato (differenze tra città e campagna).

 

Soluzioni:

  • Aumentare gli investimenti.
  • Cercare di ristrutturare tutto il settore (potenziando i servizi).
  • Introdurre incentivi sui salari degli agricoltori.
  • Aumentare i prezzi dei prodotti agricoli, anche di quelli destinati alla conservazione.
  • Creare unità agroalimentari (complessi, strutture), imprese per integrare la produzione.

 

Problemi nella realizzazione:

  • Resistenza dei direttori di sovkoz e kolokoz.
  • Costi relativi all’avvio dell’attività privata.
  • Pochi finanziamenti statali.
  • Pessimismo della gente nei confronti delle riforme.

SETTORE SECONDARIO

Nel 1917, con la rivoluzione russa, l’industria è molto arretrata economicamente, c’erano alcune industrie ma erano straniere, quindi l’obiettivo di Stalin è l’industrializzazione forzata. Vengono investiti molti capitali su industria di base e bellica (non di consumo), vengono costruite delle mega imprese, servivano per dimostrare la grandezza dello Stato e per dare lavoro a tutti, dato che era ricco di risorse (materie prime) non producevano impianti in base a quanto consumavano, forte sfasamento tra ricerca militare – strategica e civile, quindi tenore di vita basso rispetto a quello occidentale. C’è lo sviluppo di un canale parallelo a quello ufficiale, oltre alle aziende dello Stato si trovavano prodotti alternativi (mercato nero), che lo Stato tacitamente ammetteva. Chi poteva rubare allo stato poi lo rivendeva.

 

Oggi: situazione e problemi

  • Carenza d’infrastrutture di produzione e distribuzione.
  • Squilibri territoriali.
  • Disorganizzazione legata alla riconversione delle aziende e alla mentalità non imprenditoriale.
  • Il valore della moneta.
  • Scarsa competitività.
  • Corruzione.
  • Mercato ristretto (i prodotti sono destinati al mercato ristretto).

 

SETTORE TERZIARIO 

Prima del ’85 c’era un terziario sviluppato solo nelle attività meno produttive (ferrovie, scuola, sanità, ricerca militare, esercito). Gli altri settori più produttivi non erano sviluppati (turismo, pubblicità, commercio).

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