TESINA SU PASCOLI

TESINA SU PASCOLI

Pascoli nasce nel 1855 e nella sua vita e nel suo sviluppo psichico e psicologico  la morte  del padre, ucciso per vendetta privata, fu molto significativa. Il padre lasciava dieci figli e la moglie in condizioni di povertà. Questo fatto è la molla che porta il poeta alla formulazione  del TEMA della CASA-NIDO, che accompagna tutta la sua poesia.

Il nido è l’espressione di una forma di regressione all’infanzia ;  nel chiuso del nido(=famiglia) cerca una protezione nei confronti del mondo esterno, luogo del male. Il nido rappresenta :

rifugio dal mondo esterno;

luogo del dolore, della sofferenza, dove compaiono i fantasmi dei morti (ossessiva è la presenza dei morti, di fantasmi che costantemente ritornano).

Il nido assume una funzione simbolica: è un oggetto simbolo di qualcosa di più profondo, soggettivo, intimo.

Come il nido ci sono altri simboli analoghi.

la NEBBIA, che è qualcosa che impedisce di vedere al di là, è un diaframma tra il poeta e la realtà esterna;

IL MURO DELL’ORTO DI CASA SUA : ha la stessa funzione della nebbia;

la NAZIONE, la PATRIA : diventano un ampliamento del nido. Se la casa è il nido per la

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famiglia, la patria è il nido per tutti gli Italiani.

La sua prima raccolta di poesie è Myricae (tamerici). Campeggia in queste liriche la campagna, la natura, il mondo  campestre fatto di  piccole cose , arbusti, piante quotidiane, animali, uccelli, alcuni dei quali hanno una funzione oracolare di morte. Da qui, dalle cose partirà MONTALE.

In Myricae è già presente il tema della morte, anche se il tema dominante è quello della natura e della campagna. La natura a volte è buona, amica serena, a volte è inquietante perché comincia a diventare frequente il tema della morte, dominante nella seconda raccolta “I Canti di Castelvecchio”. La morte è accettata e descritta come il destino inevitabile che attende la consumazione di ogni esistenza terrena; è l’ignoto, l’enigma che si cela al di là della vita.

L’ultimo Pascoli è il Pascoli più dotto, autore dei “Poemi conviviali”, in cui fa riferimento ai miti attinti dalla storia e dalla cultura classica.

L’adesione giovanile al socialismo anarchico e la sua partecipazione a manifestazioni contro il governo lo porteranno all’esperienza del carcere ( I879).In seguito si allontanerà dalla politica militante. Aveva aderito al socialismo perché riteneva che il male che incombeva su tutti derivasse dalla società capitalistica. Dopo l’esperienza del carcere ritiene che IL MALE NON SIA NELLA SOCIETA’ MA NELL’UOMO. E’ convinto che la natura umana sia inquinata dall’odio e definirà la terra “atomo opaco del male”. Tra la terra e il cielo vi è una distanza incolmabile, il cielo è lontano. Questa dimensione del Pascoli è dovuta al fatto che la matrice culturale del poeta, oltre al classicismo, fu il  Positivismo, che dà al suo pensiero un’impronta di materialismo (il trascendente è lontano dal Pascoli). Cristo non è altro che un uomo divino, un Socrate divinizzato. Il cristianesimo lo affascina esattamente come il socialismo, come religione di fratellanza, non per la portata trascendente.

Supera poi il positivismo, perché vive in un periodo in cui si assiste alla crisi della scienza e del positivismo, per cui anche in lui  nasce la  sfiducia nella scienza e un  irrazionalismo diffuso che lo porta a considerare la realtà come  MISTERO. Il tema del mistero lo avvicina al clima decadente francese.

Della sua formazione positivistica rimarrà.

l’interesse per la realtà naturale;

la precisione tecnico-scientifica con cui egli parla di botanica e ornitologia.

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