TESINA SU GARIBALDI

TESINA SU GARIBALDI

TESINA SU GARIBALDI

Giuseppe Garibaldi fu uno dei principali protagonisti del Risorgimento. Le sue imprese resero possibile l’unificazione del Regno d’Italia, proclamata nel 1861.

LA GIOVINEZZA

Figlio di un capitano della marina mercantile sarda, Garibaldi nacque a Nizza nel 1807. Fin da giovane mostrò intraprendenza e vocazione marinara, nonostante le aspettative del padre che avrebbe voluto per lui una carriera da medico o da avvocato. Nel 1833 conobbe Giuseppe Mazzini e ne condivise le idee rivoluzionarie, tanto da entrare nella società segreta Giovine Italia con il nome di Borel. Nel 1834, dopo il fallimento dei primi moti di insurrezione, fu costretto a fuggire a Marsiglia per evitare una condanna a morte.

Nel 1835 decise di raggiungere il Brasile per sostenere i ribelli repubblicani contro il governo imperiale e, dopo anni di lotta senza successo, si rifugiò nel vicino Uruguay. Qui conobbe e sposò la rivoluzionaria Anita, sua compagna di vita.

LE GUERRE D’INDIPENDENZA

Tornato in Italia nel 1848 prese parte alla prima guerra d’indipendenza, combattendo prima in Lombardia, poi in Toscana e a Roma. Fu però sconfitto dai francesi e, inseguito dagli austriaci, iniziò una fuga rocambolesca nella quale perse la vita la moglie Anita. Ancora una volta lasciò l’Italia, senza però perdere contatto con gli altri patrioti italiani. Nel 1856 incontrò segretamente Camillo Benso, conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, dal quale ricevette l’incarico di combattere contro gli austriaci nella seconda guerra d’indipendenza nel nome del re Vittorio Emanuele II di Savoia.

Quando a Palermo scoppiò la rivolta popolare contro i Borbone, Garibaldi si precipitò a organizzare le sue milizie. Il 6 maggio 1860 salpò da Quarto, vicino a Genova, al comando di Mille soldati garibaldini. Garibaldi e i Mille raggiunsero la Sicilia e sbarcarono a Marsala. Grazie al sostegno della popolazione e alla mancata reazione delle truppe borboniche, tra il maggio e l’agosto del 1860 le Camicie Rosse (così erano chiamati i soldati garibaldini, per via del loro abbigliamento) occuparono tutta l’isola e in settembre arrivarono a Napoli.

Restio a sottomettersi agli ordini del governo, Garibaldi agì più volte di testa sua per vedere completata l’unificazione del Regno, al quale mancavano ancora Roma, il Lazio, il Trentino e il Veneto. Nel 1867 tentò di liberare Roma con un gruppo di volontari ma, dopo essere stato fermato dalle truppe italiane, fu anche sconfitto dall’esercito francese.

Costretto a rifugiarsi nell’isola di Caprera, morì nel 1880 senza aver potuto partecipare alla liberazione di Roma.

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