TESINA LE INVASIONI BARBARICHE

TESINA LE INVASIONI BARBARICHE

TESINA LE INVASIONI BARBARICHE


Le invasioni barbariche corrispondono a un ampio movimento migratorio che si verificò in Europa verso la fine dell’antichità e terminò all’inizio del Medioevo. Esse furono la causa della caduta dell’impero romano.

PERCHÉ VENGONO CHIAMATE “INVASIONI BARBARICHE”?

I romani per primi usarono i termini “invasione” e “invasori”, perché il movimento di queste popolazioni avvenne a scapito dell’impero romano. In realtà, si trattava di popoli perlopiù di origine germanica che si spostavano verso ovest per sfuggire all’avanzata degli Unni provenienti dall’Asia.

I romani chiamarono barbari i popoli germanici perché li consideravano inferiori. Il termine “barbaro” indicava, presso gli antichi greci, gli stranieri che parlavano una lingua diversa.

LE REAZIONI DEI ROMANI

A partire dal I secolo d.C. l’impero romano si trovò a dover fronteggiare le popolazioni dei germani, in particolar modo lungo il fiume Reno e nell’area situata a nord dell’Italia. Per impedire che invadessero l’impero, essi costruirono lungo la frontiera una serie di fortezze e di mura, chiamate limes.

Due secoli dopo, quando l’impero si divise tra impero romano d’Oriente e impero romano d’Occidente, le invasioni si fecero più pressanti. Alcuni popoli germanici scelsero però di allearsi con i romani, dai quali ricevettero perfino il diritto di stabilirsi all’interno dell’impero; in cambio di ciò, dovettero combattere al loro servizio.

IL CROLLO DELL’IMPERO

Le migrazioni tuttavia continuarono, a ondate successive, e i barbari iniziarono a penetrare nell’impero romano. Questo, indebolito dalle lotte interne, non riuscì più a ricacciare le popolazioni germaniche, che iniziarono così a conquistare i territori romani.

visigoti, guidati dal re Alarico, penetrarono in Italia per ben due volte e nel 410 arrivarono fino a Roma. Abbandonarono la penisola solo per stabilirsi nella Gallia meridionale, dove formarono il primo regno romano-barbarico.

Negli stessi anni, alani, svevi e vandali invasero la Gallia (l’attuale Francia). La maggior parte di loro proseguì fino in Spagna e in Africa. Gli angli, gli iuti e i sassoni s’impossessarono invece dell’attuale Gran Bretagna.

Nel 455 furono i vandali di Genserico a saccheggiare Roma. Questo evento segnò la fine dell’impero romano d’Occidente che, guidato ormai da imperatori incapaci, crollò definitivamente nel 476, con la conquista della capitale da parte di Odoacre, re degli eruli.

I REGNI ROMANO-BARBARICI

All’inizio del V secolo, prima ancora del crollo dell’impero romano, la Gallia romana finì sotto il controllo dei barbari, che crearono una serie di piccoli regni. Soltanto la pianura attorno a Parigi restò sotto l’autorità romana. Il nord e il nord-est erano ormai dominati dai franchi e dagli alemanni. I visigoti occuparono le regioni sud-occidentali, mentre quelle sud-orientali finirono nelle mani dei burgundi.

Gli unni, capeggiati da Attila, fecero una breve incursione in Gallia nel 451, ma vennero battuti nella battaglia dei Campi Catalaunici e ripiegarono verso l’Europa centrale (nell’attuale Ungheria).

Nel 493 Teodorico, re degli ostrogoti, sconfisse Odoacre e fondò il suo regno in Italia, scegliendo come capitale Ravenna. Nello stesso periodo anche i franchi, guidati dal re Clodoveo, costituirono il loro regno nella Gallia centro-settentrionale. I franchi si erano intanto convertiti al cristianesimo.

L’EREDITA’ DEI BARBARI

Le invasioni barbariche segnarono la fine dell’impero romano d’Occidente. Va detto però che i barbari, anziché distruggere l’eredità romana, ebbero spesso cura di preservarla e si amalgamarono con le popolazioni locali. Essi adottarono la lingua latina e trasmisero così alle generazioni successive parte delle leggi, della cultura e dell’organizzazione dei romani.

Le differenze che caratterizzavano ognuno di questi popoli invasori sono rimaste in parte vive e sono, in definitiva, all’origine dei diversi paesi che formano oggi l’Europa.

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