TESINA IL MEDIOEVO

TESINA IL MEDIOEVO

Nel corso del V secolo d.C. l’impero romano crollò sotto i colpi dei barbari invasori. Nel XV secolo ebbe inizio l’età moderna: gli esploratori europei scoprirono nuovi continenti (l’America!) e nuove rotte, e il Rinascimento riportò alla luce immensi tesori di conoscenza. Ma che cosa accadde in Europa nei 1000 anni di storia tra la fine del mondo antico e l’inizio di quello moderno?

UN’EPOCA DI GRANDI CAMBIAMENTI

La parola Medioevo deriva dal latino e significa “età di mezzo”, ovvero compresa tra la fine dell’antichità e l’inizio dell’età moderna. Gli studiosi suddividono la storia medievale in due periodi. Il primo, detto Alto Medioevo, comprende i secoli dal V all’XI. In questo arco di tempo molti sovrani combatterono tra di loro per conquistare il potere, vi furono varie razzie da parte dei vichinghi e, in generale, la vita fu contraddistinta dalla violenza. Nel Basso Medioevo, che durò dall’XI al XIV secolo, la società divenne più ordinata, la Chiesa cattolica si rafforzò, le città si svilupparono e nacquero le università.

Queste date sono solo indicative. Il passaggio dall’antichità al mondo medievale e da un periodo del Medioevo a quello successivo fu in realtà lento e graduale.

LA RELIGIONE

La religione cattolica rappresentò un aspetto molto importante della vita nell’Europa medievale. Nel corso dell’Alto Medioevo la Chiesa non possedeva ancora un’organizzazione efficiente e i sacerdoti non avevano alcun potere politico. Ma nel X secolo le cose iniziarono a cambiare. I papi, cioè le massime autorità della Chiesa, iniziarono ad affermare che Dio aveva concesso loro un potere superiore a quello dei re. Essi dotarono la chiesa di una struttura molto più forte e articolata, formata da preti, vescovi e altre organizzazioni ecclesiastiche. In questo modo si assicurarono il controllo sulla vita quotidiana delle persone.

Come simbolo del potere della Chiesa, in tutta l’Europa occidentale furono costruite moltissime cattedrali, perlopiù secondo lo stile architettonico chiamato gotico. Le chiese gotiche sono caratterizzate dall’uso dell’arco a sesto acuto, dallo sviluppo in altezza e dall’uso di vetrate colorate. Tra le cattedrali gotiche realizzate in quegli anni ricordiamo quella di Chartres in Francia, celebre soprattutto per le meravigliose vetrate. In Italia un bell’esempio di architettura gotica è il Duomo di Orvieto, la cui costruzione iniziò attorno al 1290.

Nel Medioevo i fedeli frequentavano regolarmente la chiesa del villaggio o della città. Talvolta, ed eccezionalmente, compivano lunghi pellegrinaggi, cioè viaggi speciali verso cattedrali o altri importanti luoghi religiosi: ad esempio si recavano a Roma per vedere il papa, a Santiago de Compostela (Spagna), dove sono sepolti i resti dell’apostolo Giacomo, oppure fino alla lontana Gerusalemme, dove morì Gesù Cristo.

I MONASTERI

Nel 529 a Montecassino, vicino a Frosinone, un monaco italiano di nome Benedetto da Norcia fondò il primo grande monastero dell’Europa occidentale. Qui organizzò la vita dei monaci secondo la regola dell’ora et labora (in latino: “prega e lavora”), che imponeva di alternare la preghiera al lavoro manuale e allo studio. Nel corso del Medioevo molti uomini di tutta Europa entrarono a far parte dell’ordine benedettino da lui fondato.

Per la maggior parte dei monaci e delle suore la vita non era facile. Si alzavano al mattino molto presto, partecipavano agli uffici religiosi ben 7 volte al giorno e lavoravano per lunghe ore nei campi del monastero, nell’infermeria, nella biblioteca o nelle cucine. Dovevano inoltre obbedire senza discutere agli ordini dei superiori.

Gradualmente i monasteri divennero sempre più ricchi, dato che sia i re sia i signori più facoltosi lasciavano loro in eredità terre e denaro. Abati e badesse, cioè coloro che erano a capo dei monasteri, diventarono potenti anche dal punto di vista politico. Molte persone iniziarono a criticare il loro potere, giudicandolo eccessivo, e furono fondati nuovi ordini che predicavano il ritorno alla vita povera di Gesù e degli apostoli. Tra di loro va ricordato San Francesco d’Assisi, che nel 1209 fondò l’ordine francescano.

L’ISLAM E LE CROCIATE

Nel corso del VII secolo in Arabia nacque una nuova religione. Era l’islam, che a partire dalla metà dell’VIII secolo si diffuse in ampie zone dell’Asia, del Nord Africa e della Spagna. Nel Medioevo molti cristiani credevano fosse loro dovere convertire i musulmani (i seguaci dell’islam) al cristianesimo; lo stesso San Francesco compì un viaggio in Egitto per predicare davanti al sultano.

In alcuni casi, le controversie religiose tra cristiani e musulmani sfociarono in guerre sanguinose. Questo avvenne soprattutto nel periodo delle Crociate, una serie di guerre dichiarate dai pontefici tra il 1095 e il 1291 per cercare di riconquistare Gerusalemme e la Terra Santa, cadute nelle mani degli arabi.

RE, VASSALLI E CAVALIERI

Dopo la fine dell’impero romano diversi popoli, tra i quali i sassoni e i franchi, attraversarono l’Europa. Queste popolazioni erano organizzate in tribù e impiegarono del tempo a fondare stati forti e ben governati. Ma già a metà dell’VIII secolo gli anglosassoni erano a capo di 7 regni in Inghilterra, mentre i franchi, sotto la guida di Carlo Magno, stavano diventando sempre più forti nelle zone che corrispondono alla Francia e alla Germania odierne.

In questo periodo i franchi introdussero una nuova forma di governo chiamata feudalesimo. Questo sistema si fondava sulla costruzione di forti legami tra i diversi gruppi che componevano la società. Al vertice della gerarchia c’era il re, che deteneva la proprietà di tutte le terre del regno di cui era a capo. Ogni re concedeva ampie porzioni di terra a potenti e nobili signori (detti vassalli) in cambio della loro lealtà e della promessa di offrire cavalieri e soldati in caso di guerra. I vassalli, a loro volta, davano una parte di queste terre ai cavalieri (valvassori) in cambio della loro lealtà e dell’impegno a combattere ogni volta che fosse stato necessario. Infine, i cavalieri permettevano ai membri più poveri della società, i contadini, di coltivare le loro terre in cambio di denaro e di una parte del raccolto.

Presto il feudalesimo si diffuse nella maggior parte dell’Europa medievale, raggiungendo anche l’Inghilterra. Si rivelò un sistema efficace in tempi violenti quali furono quelli dell’Alto Medioevo. Quando però l’Europa raggiunse una maggiore stabilità politica, il sistema feudale iniziò a declinare e a perdere d’importanza. Attorno al 1200, molti sovrani iniziarono a usare il proprio denaro per armare gli eserciti di cui avevano bisogno, senza più pretendere che vassalli e cavalieri combattessero al loro servizio in cambio di terre o favori.

VILLAGGI E CITTÀ

Nel Medioevo la maggior parte delle persone viveva nelle campagne, coltivando la terra attorno ai castelli o ai manieri dei signori feudali. In un tipico villaggio medievale non vivevano quasi mai più di 500 persone, e molti trascorrevano l’intera vita nel piccolo gruppo di case dove erano nati, senza mai vedere nient’altro. I villaggi e le città non erano molto grandi; nell’anno 1000 Roma aveva soltanto 25.000 abitanti!

Nel corso dell’XI secolo la situazione iniziò a cambiare. Quando un signore feudale aveva bisogno di denaro, talvolta concedeva alle persone che vivevano attorno al suo castello il permesso di costruire una nuova città. In cambio riceveva un pagamento. Nella nuova città gli abitanti non erano sottoposti al signore, e potevano vivere secondo le proprie regole ed eleggere un sindaco e altri ufficiali civili.

Nel corso dell’Alto Medioevo il numero degli abitanti dell’Europa crebbe molto rapidamente: da un lato sorgevano nuove città, dall’altro quelle antiche diventavano più grandi. Attorno al 1300 gli abitanti di Roma erano diventati più di 100.000.

I MERCANTI E IL DENARO

Così come crebbero le città, lo stesso fece l’economia. In quasi tutti i centri abitati c’era un mercato che si teneva due o tre volte la settimana, e i contadini vi si recavano dalle campagne circostanti per vendere frutta, verdura, burro, formaggio, polli, maiali… Furono aperte molte botteghe, specialmente nelle strade attorno alle piazze dei mercati. Gli artigiani che fabbricavano o vendevano lo stesso genere di merci, ad esempio scarpe di pelle o gioielli d’oro, avevano le botteghe nella stessa via. Alcune volte la via prendeva il nome proprio dall’attività che vi si svolgeva. È per questo che in Italia, e anche nel resto d’Europa, si trovano ancora oggi strade chiamate via degli Orefici, via dei Conciatori, via dei Fabbri.

In alcune grandi città, specialmente in Francia e nelle Fiandre (Belgio), una o due volte l’anno si tenevano importanti fiere commerciali. Qui i mercanti acquistavano e vendevano in quantità beni pregiati, come stoffe, grano, vino e metalli. I commercianti e i loro carichi di merci giungevano da molti paesi diversi, cosicché queste fiere permisero di costruire rapporti economici internazionali.

Poiché sempre più spesso i commercianti avevano bisogno di denaro per fare affari durante le fiere, nacquero le prime banche che concedevano loro dei prestiti. I primi banchieri furono gli italiani (famiglie come i Medici a Firenze; i Doria a Genova; i Borromeo a Milano; i Soranzo a Venezia) che iniziarono la loro attività intorno al XII secolo. Anch’essi favorirono la crescita dell’economia, mettendo a disposizione il denaro necessario per nuovi investimenti.

LE CORPORAZIONI

Alcuni tra i più ricchi e importanti abitanti delle città medievali facevano parte di organizzazioni chiamate corporazioni (o gilde). Alcune di queste erano formate da uomini che svolgevano la stessa professione, ad esempio gli speziali (i farmacisti dell’epoca) o i mobilieri. Altre erano composte da ricchi mercanti o banchieri. Sebbene molte donne lavorassero, ad esempio come locandiere o sarte, esse tuttavia non potevano entrare a far parte delle corporazioni.

Le corporazioni erano molto potenti. Controllavano il commercio, tanto che nella maggior parte delle città soltanto i membri delle corporazioni locali potevano vendere e acquistare merci. Essi controllavano anche la formazione dei nuovi artigiani. I genitori pagavano i membri delle corporazioni, chiamati maestri, affinché prendessero a bottega i loro figli come apprendisti e insegnassero loro il lavoro. I ragazzi iniziavano l’apprendistato a 10 anni e lo terminavano a 17 anni. In questo arco di tempo venivano pagati pochissimo o per niente, ma ricevevano dal maestro vitto e alloggio. In seguito viaggiavano a lungo, lavorando in diverse città per migliorare le loro capacità. Infine, dopo aver presentato un saggio della loro arte al maestro della corporazione e averne ricevuto l’approvazione, ne diventavano a loro volta membri e iniziavano loro stessi a istruire nuovi apprendisti.

IL SAPERE E LA LETTERATURA

Nei primi anni del Medioevo i soli veri centri di cultura in Europa furono i monasteri. Qui i monaci leggevano la Bibbia, oppure ricopiavano a mano le opere degli scrittori greci e latini, ma raramente scrivevano libri nuovi. Vi erano però alcune eccezioni. Nell’VIII secolo, ad esempio, un monaco inglese di nome Beda scrisse una Storia ecclesiastica degli angli, nella quale narrava le vicende del popolo anglosassone. Il re dei franchi Carlo Magno e il re inglese Alfredo il Grande incoraggiarono la diffusione del sapere, organizzando scuole all’interno delle proprie corti.

Verso la fine dell’Alto Medioevo il sapere si diffuse maggiormente. Nacquero le prime scuole all’interno dei monasteri. Qui i ragazzi studiavano la musica per cantare nei cori e i preti imparavano il latino, la lingua usata nelle cerimonie religiose ma anche tra le persone colte. Alcune scuole legate alle cattedrali insegnavano anche altre materie, ad esempio la matematica e la grammatica.

Man mano che l’economia diventava più fiorente, anche mercanti e artigiani cominciarono a chiedere sempre più istruzione per i loro figli. Per rispondere a questi bisogni, nuove scuole si specializzarono nell’insegnamento della matematica e di altre materie utili negli affari e nel commercio. I ragazzi più ricchi e quelli più poveri di solito non andavano a scuola. I figli dei nobili studiavano a casa sotto la guida di tutori privati, mentre i figli dei contadini non imparavano quasi nulla, all’infuori di come si lavorava la terra.

Le prime università europee furono fondate tra il XII e il XIII secolo. Tra le più antiche ricordiamo quella di Bologna e quelle di Parigi, Oxford e Cambridge. Gli studenti medievali iniziavano a frequentare l’università fin da adolescenti e studiavano per conseguire la laurea in medicina, giurisprudenza oppure teologia (la scienza che studia la natura di Dio). Oltre a studiare e a superare gli esami, dovevano partecipare a discussioni pubbliche (chiamate in latino disputationes) per dimostrare di aver appreso quanto era stato loro insegnato e per migliorare le loro capacità dialettiche.

Tommaso d’Aquino, un monaco italiano che insegnò anche all’Università di Parigi, scrisse uno dei più grandi trattati di teologia dei suoi tempi. Nella Summa Theologica (1273) riassunse i più importanti concetti medievali su Dio e cercò di spiegare in che modo la religione e la scienza si accordano tra di loro. Ma non furono gli studiosi universitari a scrivere i due più grandi capolavori della letteratura europea di questo periodo. La Divina Commedia (1307-1320) fu scritta da Dante Alighieri, e i Racconti di Canterbury (iniziati nel 1387 e rimasti incompiuti) dall’inglese Geoffrey Chaucer.

LA FINE DI UN MONDO E L’INIZIO DI UN ALTRO

Verso la metà del XIV secolo una terribile epidemia di peste, allora chiamata la Morte Nera, uccise circa un terzo degli abitanti dell’Europa. Verso la fine del secolo si verificarono altri importanti cambiamenti. In Italia gli uomini appartenenti alle classi sociali più ricche e colte iniziarono a studiare le opere degli scrittori antichi, fino a quel momento quasi dimenticate. In quei libri, scritti centinaia di anni prima dai greci e dai romani, scoprirono un immenso patrimonio di saggezza e di conoscenza: la filosofia, le scienze, la letteratura e molte altre discipline.

Questo sapere si diffuse gradualmente in tutta Europa, dando vita a una eccezionale fioritura delle arti e delle scienze, cui fu dato il nome di Rinascimento.

Le nuove idee spinsero anche gli uomini a interrogarsi sulla legittimità del potere della Chiesa cattolica, un processo che, circa un secolo dopo, sfociò nella Riforma protestante. Durante il Medioevo i libri erano copiati a mano dai monaci: ne esistevano poche copie ed esse erano proprietà esclusiva dei ricchi e dei religiosi. Anche per questa ragione la Chiesa poteva facilmente tenere sotto controllo la diffusione delle idee e le cosiddette eresie, cioè le dottrine contrarie a quanto stabilito dal papa e dai vescovi. Nella prima metà del XV secolo il tedesco Johann Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili: essa rese possibile la produzione di molte copie di opuscoli e libri, che in breve tempo diffusero le nuove conoscenze in tutta Europa.

Altri avvenimenti contribuirono a cambiare radicalmente il modo in cui gli europei concepivano il mondo. In particolare, i viaggiatori e gli esploratori del XV secolo mostrarono che al di fuori dei confini del Vecchio Mondo c’era ancora molto da vedere e da scoprire. Nel 1492 Cristoforo Colombo attraversò l’Oceano Atlantico e scoprì un nuovo continente, l’America, fino ad allora sconosciuto agli europei. Per questa ragione, sebbene il Medioevo non finì da un giorno all’altro, molti storici scelgono proprio il 1492 per segnare la fine del mondo medievale e l’inizio dell’età moderna.

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