Teodorico Re degli ostrogoti

Teodorico Re degli ostrogoti

Teodorico Re degli ostrogoti


Il regno di Odoacre non ebbe lunga durata. Presto si ritrovò contro gli Ostrogoti (goti d’oriente) che in seguito a un accordo con Costantinopoli calarono in massa nella penisola italica. La capitale dell’Impero d’Oriente continuava a cercare di controllare politicamente l’occidente, e non vedeva di buon occhio i successi di Odoacre.
Gli Ostrogoti erano una popolazione che dal Nord Europa, in un territorio compreso tra la penisola scandinava e la Danimarca, si spostarono prima nell’Europa Centrale e poi, varcate le Alpi nel 489 d.C., calarono negli ancora ricchi territori del vecchio impero.
A guidarli vi era Teodorico, figlio del re ostrogoto e che, come spesso accadeva all’epoca, aveva trascorso la sua giovinezza ostaggio a Costantinopoli, in una di quelle consuetudini che garantivano i delicati equilibri politici tra Impero Romano e popolazioni germaniche.

Più che un semplice prigioniero a Costantinopoli Teodorico era stato un ospite illustre e vi aveva ricevuto una colta educazione. Oltre alla lingua nativa parlava correntemente il greco e il latino. Ormai adulto Teodorico era quindi tornato in patria e da lì aveva guidato la discesa dei goti contro Odoacre.

Teodorico sconfisse Odoacre e, secondo la tradizione è proprio in occasione del tremendo scontro tra i due eserciti, quello di Odoacre e quello di Teodorico, che nacque uno tra i più tipici piatti della tradizione culinaria veronese: la Pastissada de’ Caval, lo stracotto di carne di cavallo. Alla fine della cruenta battaglia rimasero sul campo centinaia di cavalli, anch’essi, come molti combattenti, vittime dello scontro. La popolazione affamata chiese al vincitore Teodorico il permesso di utilizzare quella carne. Il nuovo sovrano lo concesse ma, data la grande abbondanza di carne, si cercò di prolungarne la durata immergendola in vino e spezie. La successiva cottura diede vita al celebre piatto che oggi si mangia accompagnato dalla tipica polenta molle.
Odoacre finì i suoi giorni assassinato su ordine di Teodorico e lasciò ai goti l’incontrastato dominio sull’Italia.

Capitale di questo nuovo regno fu stabilita da Teodorico a Ravenna; il regno di Teodorico in Italia durò quasi trent’anni, un periodo eccezionalmente lungo se si pensa alla velocità con cui si erano susseguiti gli imperatori negli ultimi decenni dell’impero. La stabilità del governo e l’abilità con cui Teodorico regnò assicurarono una vera e propria rinascita di un territorio che era andato impoverendo e decadendo.

Teodorico era favorevole alla convivenza tra i Romani e gli Ostrogoti, affidando ai primi l’amministrazione e riserbando ai secondi l’attività militare. Ammiratore della civiltà romana, si circondò di consiglieri latini quali Liberio, Cassiodoro, Severino Boezio, Epifanio vescovo di Pavia, e si fece promotore di costruzioni e restauri a Roma e a Ravenna. Come legislatore, operò sotto l’influsso del diritto romano.

Gli ultimi anni di vita di Teodorico furono caratterizzati da una progressivo indurimento delle posizioni del sovrano; in particolare, sempre più sospettoso e temendo complotti degli amministratori e consiglieri latini ai quali si era sempre affidato con fiducia, arrivò a condannare a morte il senatore Albino e il fido maestro di palazzo Severino Boezio.

La catena di sospetti, incarcerazioni e vendette politiche si inasprì (=peggiorò) ulteriormente quando Costantinopoli decise di essere sempre meno tollerante con l’eresia ariana (= quelli che credono che Gesù è solo un uomo e non anche Dio) che era predominante tra i goti. Teodorico arrivò persino a far rinchiudere e morire in carcere a Ravenna papa Giovanni I colpevole di non essere riuscito a ottenere la libertà di culto per i goti ariani.

I bizantini stancatisi anche del governo di Teodorico stavano per intervenire nuovamente come era accaduto per Odoacre.
Teodorico scomparve nel 526 all’età di 70 anni, proprio mentre si stava preparando allo scontro con Costantinopoli.

La fine di Teodorico è avvolta dal mistero e numerose sono le leggende sorte riguardo la sua scomparsa. La più celebre è quella che racconta come Teodorico, al bagno nell’Adige proprio a Verona, per inseguire, lui grande cacciatore, un meraviglioso cervo che gli si era presentato davanti, salì in groppa a un misterioso destriero apparso all’improvviso. Il nero cavallo era in realtà un essere demonico che al termine di un’allucinata corsa lungo la penisola italiana precipita il vecchio re nel vulcano Stromboli, ingresso dell’inferno.

 

http://www.sapere.it/enciclopedia/Teodorico+(re+degli+Ostrogoti).html

http://www.veronissima.com/sito_italiano/html/storia-di-verona-teodorico.html