STREGONERIA NEL MEDIOEVO

STREGONERIA NEL MEDIOEVO

STREGONERIA NEL MEDIOEVO


La Chiesa e la stregoneria
Il termine “stregoneria” indica un’operazione di tipo magico attuata per mezzo di poteri soprannaturali o con l’intervento di forze demoniache, allo scopo di arrecare danno alle persone o di costringerle ad agire in modi contrari alle loro volontà. Il Cristianesimo ereditò da Roma tale definizione: la qualità “malefica” delle pratiche stronesche, che non poteva più trovare giustificazione in una attività antisociale – ossia contro quella collettività che fu la civitas romana -, venne trasferita in un’azione volta contro la comunità cristiana, contro la Civitas Dei. La Chiesa cristiana primitiva e antica assunse un atteggiamento estremamente contraddittorio nei riguardi della questione. Da un lato condannò la stregoneria, identificando gli spiriti a cui ricorrevano le streghe e gli stregoni per la loro attività con gli dèi pagani, infliggendo in occasione dei concili – la prima volta durante quelllo di Elvira del 306 in Occidente, durante quello di Ancira del 314 e in quello di Trullo del 692 in Oriente – delle pene spirituali a coloro che si dedicassero a pratiche magiche. Dall’altro lato – nei concili di Braga dell 563 e di Paderborn del 785 – negò l’esistenza di persone che avessero contatti col diavolo e che fossero in grado di esercitare la stregoneria.

I barbari e la stregoneria
Sull’eredità classica e sulle teorie cristiane si innestarono in parte le credenze delle popolazioni barbariche. Tra i Franchi la credenza nella realtà delle streghe, che si nutrivano di carne umana, che uccidevano bambini e adulti, che impedivano i parti delle donne e che nuocevano con filtri e incantesimi a persone, animali e cose, era così radicata che una delle disposizioni delPactus Legis Silicae sanciva per la strega convinta dei suoi crimini la stessa pena pecuiaria prevista per l’omicidio. La legislazione longobarda, meno credula nell’esistenza delle streghe, si oppose alle credenze popolari stabilendo fra l’altro (nell’Editto di Rotari) il divieto assoluto di uccidere una serva perchè creduta una strega. La legislazione laica ed ecclesiastica fu relativamente mite sino al secolo XII, e solo in pochissimi casi la Chiesa intervenne (concilio di Rouen, 1189, e concilio di Parigi, 1212) con sanzioni esclusivamente spirituali.

La stregoneria come opera diretta del diavolo
Andava però facendosi strada l’idea – derivata dal pensiero si sant’Agostino – che i sortilegi fossero dovuti all’intervento diabolico; decisive furono a questo proposito le idee di san Tommaso s’Aquino, il quale sostenne che la stregoneria e che era opera del diavolo stesso. Inizio a diffondersi anche la credenza, già esistente alla fine del secolo XI, nel “sabba delle streghe” o tregenda, una riunione di streghe che avveniva in determinati giorni dell’anno (il 2 febbraio, giorno della Madonna Candelora, il primo maggio, il primo agosto, Ognissanti, ecc.) e in luoghi ben determinati (il Brocken in Germania, il Noce di Benevento in Italia ecc.; di regola ove venivano celebrati anticamente i riti pagani), nel corso della quale i partecipanti si abbandonavano a danze sfrenate, orge a sfondo sessuale, uccisioni rituali e atti di adorazione a Satana.

Stregoneria ed eresie
Il Timore delle potenze demoniache continuò a crescere sotto lo stimolo della diffusione e del rapido sviluppo dei movimenti ereticali durante il secolo XIII. Spesso si verificò una parziale identificazione dei due fenomeni, eresia e stregoneria, e gli elementi tipici di questa vennero di norma attribuiti anche al rituale e all’organizzazione delle sette ereticali. In un primo tempo, però, rimasero esclusi dalla competenza dell’Inquisizione – istituita nel 1235 per combattere queste sette – i delitti di magia e stegoneria, a eccezione di quellli che con l’eresia avessero un immediato e preciso rapporto; il successivo ampliamento della competenza inquisitoriale giunse a comprendere anche le arti magiche, in quanto ispirate dal demonio.

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