STAZIONE IN UNA MATTINA D’AUTUNNO

STAZIONE IN UNA MATTINA D’AUTUNNO

di Giosuè Carducci


1.Oh quei fanali come s’inseguono
2.accidiosi là dietro gli alberi,
3.tra i rami stillanti di pioggia
4.sbadigliando la luce su ‘l fango!
5.Flebile, acuta, stridula fischia
6.la vaporiera da presso. Plumbeo
7.il cielo e il mattino d’autunno
8.come un grande fantasma.
9.Dove e a che move questa, che affrettasi
10.a’ carri foschi, ravvolta e tacita
11.gente? a che ignoti dolori
12.o tormenti di speme lontana?
13.Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
14.al secco taglio dài de la guardia,
15.e al tempo incalzante i begli anni
16.dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.
17.Van lungo il nero convoglio e vengono
18.incappucciati di nero i vigili
19.com’ombre; una fioca lanterna
20.hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei
21.freni tentati rendono un lugubre
22.rintocco lungo: di fondo a l’anima
23.un’eco di tedio risponde
24.doloroso, che spasimo pare.
25.E gli sportelli sbattuti al chiudere
26.paion oltraggi: scherno par l’ultimo
27.appello che rapido suona:
28.grossa scroscia su’ vetri la pioggia.
29.Già il mostro, conscio di sua metallica
30.anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
31.occhi sbarra; immane pe ‘l buio
32.gitta il fischio che sfida lo spazio.
33.Va l’empio mostro; con traino orribile
34.sbattendo l’ale gli amor miei portasi.
35.Ahi, la bianca faccia e ‘l bel velo
36.salutando scompar ne la tenebra.
37.O viso dolce di pallor roseo,
38.o stellanti occhi di pace, o candida
39.tra’ floridi ricci inchinata
40.pura fronte con atto soave!
41.Fremea la vita nel tepid’aere,
42.fremea l’estate quando mi arrisero;
43.e il giovine sole di giugno
44.si piacea di baciar luminoso
45.in tra i riflessi del crin castanei
46.la molle guancia: come un’aureola
47.piú belli del sole i miei sogni
48.ricingean la persona gentile.
49.Sotto la pioggia, tra la caligine
50.torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
51.barcollo com’ebro, e mi tocco,
52.non anch’io fossi dunque un fantasma.
53.Oh qual caduta di foglie, gelida,
54.continua, muta, greve, su l’anima!
55.Io credo che solo, che eterno,
56.che per tutto nel mondo è novembre.
57.Meglio a chi ‘l senso smarrì de l’essere,
58.meglio quest’ombra, questa caligine:
59.io voglio io voglio adagiarmi
60.in un tedio che duri infinito.

PARAFRASI

Oh quelle luci che alternandosi agli alberi gocciolanti di pioggia sembrano inseguirsi; lenti, monotoni .
Flebile…vaporiera = il fischio della locomotiva è dapprima appena avvertibile, poi come un urlo sempre più acuto fino a diventare stridulo; il cielo cupo conferisce ad ogni cosa un aspetto quasi spettrale che avvolge tutto. Dove e con quale fine questa gente imbacuccata e silenziosa si affretta verso le carrozze del treno scure e tetre? A quali dolori e speranze tormentose e vane.
Anche tu ; il biglietto; porgi al rumore secco che fa la macchinetta con cui il controllore fora il biglietto e dai anche il tempo passato, le gioie trascorse e i ricordi.
I frenatori, con gli impermeabili neri di tela cerata con cappuccio camminano lungo il nero convoglio, come ombre, con una fioca lanterna e mazze di ferro che battono sui freni che risuonano di un lugubre, lungo rintocco: a cui sembra rispondere un’eco di noia angosciata che viene dal profondo dell’anima.
E gli sportelli sbattuti per chiuderli sembrano insulti: uno scherzo pare
l’ultimo invito a salire sul treno : forte scroscia la pioggia sulla tettoia vetrata . Già il treno consapevole della sua forza sbuffa, vibra , ansima i fanali ; lancia nell’oscurità un fischio acutissimo che sfida lo spazio.
Va lo spietato , portando via con sè la donna amata tirandosi dietro le carrozze, simile ad un mostro che sbatte le ali . Il viso rosa pallido dell’amata scompare nel buio salutando.
Nelle tre strofe che seguono il Poeta ricorda un momento felice vissuto con Lidia sotto ‘il giovin sole di giugno’, rievocato per contrasto con il grigiore e il tedio della mattina autunnale:
Oh dolce viso di un pallore roseo, Oh occhi luminosi come stelle che danno un senso di pace ; oh bianca e pura fronte che si piega tra i folti capelli . Trepidava la vita nell’aria tiepida fremeva l’estate quando mi sorrisero; e l’ancora tiepido sole di giugno si compiaceva di baciare, tra i riflessi castani dei capelli la morbida guancia: i miei sogni, più luminosi del sole, circondavano come un’aureola la sua figura delicata . Sotto la pioggia, nella nebbia fitta , torno a casa, e vorrei confondermi in esse (ad esse: è riferito alla pioggia e alla nebbia); barcollo stordito e mi tocco per constatare che non sia anch’io un fantasma.
oh…anima! = il poeta fa un’analogia con le foglie che cadono dagli alberi e che diventano per metafora i sogni e le illusioni che si spengono e cadono sull’anima del poeta; ovunque è novembre.
E’ meglio per chi ha perduto ogni legame con la vita , quest’ombra, questa nebbia: io voglio adagiarmi in un tedio che duri per sempre.


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