SOCIETA SEGRETE

SOCIETA SEGRETE

Società segrete

Dopo il 1815 agli intellettuali e ai borghesi seguaci delle nuove idee non restava che la cospirazione nell’ambito delle società segrete. Molte di esse esistevano già prima del 1815, ma solo in seguito ebbero una grande diffusione.

Le società segrete, che ebbero maggiore fortuna, furono la Massoneria e la Carboneria.

L’origine della prima si perde nella leggenda e nel mito. Il nome, che deriva dal francese mason (muratore), potrebbe far pensare che in un primo momento essa fosse una specie di corporazione di mestiere, qualche cosa come un sindacato, sorto per tramandare segretamente le norme tecniche della professione; molto probabilmente, invece, il nome trae origine dal proposito di costruire una nuova struttura politica, sociale, culturale, che animava tutti gli aderenti, i quali si chiamavano fra loro fratelli e si impegnavano con un giuramento ad aiutarsi nella lotta contro l’assolutismo e la tirannide.

Questo ideale di fratellanza e di libertà coincideva, dunque, con quello degli illuministi, che stavano creando l’ambiente culturale favorevole alla rivoluzione: ecco perché la Massoneria si diffuse rapidamente in Francia e di qui anche in Italia. Col passare degli anni però essa aderì alla politica di Napoleone e finì per diventare uno strumento del dispotismo napoleonico: per questo motivo non ebbe più fortuna e dovette cedere il passo ad altre associazioni, che meglio rappresentavano le aspirazioni dei patrioti decisamente avversi ad ogni forma di assolutismo.

La più famosa fu certamente la Carboneria. Gli aderenti chiamavano vendite o  baracche le loro associazioni, carbone le armi, lupi i tiranni, foresta l’Italia:  scacciare i lupi dalla foresta significava quindi liberare la penisola dalla tirannide.

La Carboneria ebbe grande diffusione anzitutto nell’Italia meridionale all’epoca di Gioacchino Murat e quindi in tutta la penisola, ove trovò numerosissimi aderenti.

Il programma dell’associazione non era né unico ne chiaro: i carbonari lombardi e veneti aspiravano a formare un regno dell’Italia settentrionale con l’aiuto del Piemonte; quelli dello Stato Pontificio chiedevano un governo laico; i carbonari della Sicilia esigevano che l’isola diventasse uno Stato separato da quello di Napoli. Tutto ciò era dovuto alla mancanza di un’organizzazione  capace di collegare fra loro le diverse iniziative regionali secondo criteri unitari ed organici.

Un altro difetto stava nel carattere misterioso dell’associazione, i cui membri ignoravano talora persino i programmi e l’identità dei loro capi e dovevano spesso sottoporsi a riti strani ed incomprensibili. Inoltre l’origine degli associati, quasi tutti intellettuali, professionisti o ex ufficiali napoleonici, faceva della Carboneria un’associazione troppo chiusa e ristretta per poter formulare vasti programmi a carattere nazionale. L’assenza delle classi popolari fu infatti una delle principali cause degli insuccessi, ai quali fra il 1821 e il 1831 andarono incontro i moti carbonari in Italia.

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