Società e cultura minoica

Società e cultura minoica

Società e cultura minoica


I minoici furono principalmente un popolo di commercianti impegnato nel commercio marittimo. La loro cultura, dal 1700 a.C. in poi, mostra un alto grado di organizzazione.

Molti storici ed archeologi credono[senza fonte] che i minoici fossero coinvolti nell’importante commercio dello stagno, nell’età del bronzo, dato che, lo stagno legato al rame apparentemente proveniente da Cipro, veniva usato per fabbricare il bronzo. Il declino della civiltà minoica e la conseguente cessazione dell’utilizzo di strumenti in bronzo a favore di quelli in ferro sembra essere correlato.

Il commercio minoico dello zafferano, lo stigma di un croco originario del bacino dell’Egeo per mutazione cromosomica naturale, ha lasciato pochi resti materiali: è ben conosciuto un affresco dei raccoglitori di zafferano a Santorini. Questi commerci ereditati sono precedenti alla civiltà minoica: il suo prezzo può essere ottenuto confrontandone il valore con l’incenso, o successivamente, con il pepe. Gli archeologi[senza fonte] tendono ad enfatizzare i più durevoli elementi commerciali: ceramica, rame e stagno, e reperti fastosi d’oro e d’argento. Altri elementi non durevoli del commercio minoico possono essere rappresentati da tessuti, pesce, carne secca o salata, frutta secca, cereali, vino, birra, olio, legname, schiavi, coloranti (murice, indaco) miele pregiato ed altri prodotti del mediterraneo centro-settentrionale verso quello meridionale, oltre che l’intermediazione tra i porti anatolici e siriaci con quelli egizi e viceversa, inoltre nella mummificazione, soprattutto fino al medio regno, gli egizi impiegavano sovente un lichene (Evernia furfuracea) tuttora ampiamente impiegato in profumeria e cosmesi e diffuso a Creta e nella Grecia, mentre nelle “Ammonizioni di un savio egiziano”, databili al primo periodo intermedio, si lamenta la mancanza dell’olio per le imbalsamazioni che sarebbe giunto proprio da “Keftiu”.[17] Va anche ricordato come lo zafferano e il murice abbiano sovente avuto prezzi uguali o superiori a quelli dell’oro (tanto che lo zafferano fu impiegato come valuta), discorso che può estendersi anche a diversi fissanti per profumi.

Gli oggetti di manifattura minoica suggeriscono ci fosse una rete commerciale con la Grecia continentale (particolarmente Micene), Cipro, Siria, Anatolia, Egitto, Mesopotamia, e verso occidente fino alle coste della Spagna.

Gli uomini minoici indossavano perizomi e kilt, mentre le donne abiti aventi maniche corte e gonne ornate con increspature e pieghettature. Queste erano aperte all’ombelico permettendo così al seno di rimanere esposto, forse durante le occasioni cerimoniali.[senza fonte] Le donne avevano anche l’opzione di indossare un corsetto aderente senza spalline, il primo indumento aderente noto nella storia.[senza fonte] I modelli sul vestiario enfatizzano disegni geometrici simmetrici. Deve essere ricordato, comunque, che altre tipi di vestiti possono essere stati indossati, dei quali non si hanno per ora testimonianze.

La religione minoica era incentrata su divinità femminili, con officianti femminili.[18] Le statue delle sacerdotesse nella cultura minoica e gli affreschi mostranti uomini e donne partecipanti agli stessi esercizi ginnici come la taurokathapsia[19], condussero alcuni archeologi a credere che l’uomo e la donna tenessero uno status sociale uguale. L’eredità si è supposto fosse stata matrilineare. Gli affreschi includono molte figure umane, con il genere distinto per mezzo del colore: la pelle degli uomini rossiccia scura, mentre le donne bianca.

La concentrazione della ricchezza giocava un grande ruolo nella struttura della società. Costruzioni con molte stanze vennero scoperte anche nelle aree ‘povere’ della città, rivelando così un’uguaglianza sociale e anche una distribuzione della ricchezza.

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