SINTESI DELLA POESIA L’INFINITO

SINTESI DELLA POESIA L’INFINITO

SINTESI DELLA POESIA L’INFINITO


Un colle solitario e una siepe sono stati da sempre cari al poeta anche se, quest’ultima, gli preclude la visione di gran parte dell’estremo orizzonte. Ma il poeta, stando seduto ed osservando, si raffigura nel pensiero, al di sopra della siepe, illimitati spazi, sovrumani silenzi e una quiete assoluta che gli fanno provare nel cuore, per breve tempo, tanta paura. Il poeta, non appena avverte il fruscio del vento tra le piante accanto a lui, lo paragona all’infinito silenzio ed immagina l’eternità, il passato e l’età presente con la sua vivacità e con il suo fragore. Per questa intuizione del tempo che trascorre velocemente, il pensiero del poeta viene travolto dal vorticoso volo del tempo che passa. Il constatare la velocità del tempo, nella sua immaginazione, si trasforma in contemplazione del suo pensiero nell’immensità dell’infinito.
Io, Biagio Carrubba, credo che il “naufragar mi è dolce in questo mare” debba essere inteso come contemplazione perché il contemplare provoca nel poeta la dolcezza dell’immaginazione, mentre il naufragare del suo pensiero, se inteso come sprofondare, come interpretano la maggioranza dei critici, gli provocherebbe soltanto angoscia ed ansia.  Il tono emotivo dell’ultimo verso è uguale al primo verso: come il colle (Tabor) era caro al poeta così il suo pensiero gli è dolce nella vastità dell’immaginazione.

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