SINTESI DEL CANTO LA VITA SOLITARIA

SINTESI DEL CANTO LA VITA SOLITARIA

DI LEOPARDI

Sintesi della poesia.


Nella prima strofa il poeta si risveglia al leggero suono della pioggia e saluta il nuovo giorno con fiducia e nuova speranza poiché conosce il dolore, e l’odio che lo accompagna, che si nascondono nella città.
Anche il poeta vive la sua quotidianità in modo angosciato e in questo modo prevede morrà. La natura, anche in quei luoghi campestri, non ha pietà per il poeta; ma Leopardi dice che essa un giorno fu assai generosa con lui. La natura distoglie gli occhi dalle miserie e dalle disgrazie umane ed è asservita soltanto alla felicità. Su questa terra nessuno è, infatti, amico degli infelici e ad essi non rimane che il suicidio.
Nella seconda strofa talvolta il poeta si siede presso un laghetto circondato da alberi taciturni e vede il sole riflettersi sulle acque del lago e quando non si sentono né le onde incresparsi né il battere delle ali degli uccelli e si vede lo svolgersi del pomeriggio, allora una profonda quiete domina quel luogo. In questa sospensione del tempo, il poeta quasi dimentica sé stesso e il mondo e gli pare che il suo corpo si liberi dall’anima e che nessuna sensazione lo animi e gli sembra che l’immobilità del suo corpo diventi un tutt’uno con il silenzio del luogo.
Nella terza strofa Leopardi si rivolge all’amore che un tempo gli aveva riscaldato, anzi arroventato, il cuore. Ora invece il cuore del poeta si è agghiacciato e Leopardi ricorda quando l’amore gli era disceso in cuore così come accade a tutti i giovani a cui la vita sembra una danza o un gioco. Ma, subito dopo che l’amore gli era disceso in cuore, la sfortuna gli aveva troncato la vita stessa e a lui non rimaneva che piangere sempre. Soltanto quando incontra qualche leggiadro volto di ragazza o quando ascolta un melodioso canto di una fanciulla che lavora di notte, il cuore del poeta ricomincia a battere ma si ferma subito dopo perché ogni movimento dolce e soave è diventato, ormai, estraneo, al suo cuore.
Nella quarta strofa il poeta si rivolge alla luna sotto il cui raggio le lepri giocano nelle selve dove la mattina il cacciatore si lamenta per le ingannevoli tracce che non gli fanno trovare le tane. Il poeta rivolgendosi alla luna pensa che il suo raggio sia nocivo al brigante che, la notte, con le armi e il suo torvo volto assale il povero viaggiatore e lo lascia spoglio dei suoi beni. Il raggio della luna è nocivo anche all’amante vile che, rasentando i muri degli alberghi e delle case e nascondendosi nell’ombra, fugge via dalla finestre spalancate ed illuminate.
Il raggio della luna scende nocivo per tutti gli uomini malvagi ma non per il poeta perché a lui la luna, con il chiarore del suo raggio, mostra campi spaziosi e colline liete.
Anche per Leopardi, una volta, però il raggio della luna era nocivo perché lo esponeva agli sguardi altrui e esponeva gli altri ai suoi sguardi. Il poeta sarà sempre grato alla luna sia che essa passi tra le nuvole o che essa contempli la misera sede degli uomini. La luna vedrà il poeta, solitario e muto, sempre vagare tra i boschi e tra le verdi rive o seduto sopra l’erba e lo vedrà abbastanza contento se gli rimarrà la forza e il fiato per potere sospirare.