SIMILITUDINI IN ULISSE E POLIFEMO

SIMILITUDINI IN ULISSE E POLIFEMO

ODISSEA


382-388
“Essi, afferrato il palo d’ulivo, aguzzo all’estremità,
lo ficcarono dentro il suo occhio; io, sollevatomi, lo giravo
di sopra, COME QUANDO UNO FORA un legno di nave
CON UN TRAPANO, CHE ALTRI DISOTTO MUOVONO con una cinghia
tenendola dalle due parti, E SEMPRE, SENZA SOSTA ESSO AVANZA;
COSÌ GIRAVAMO nell’occhio il palo infuocato,
REGGENDOLO, e intorno alla punta calda il sangue scorreva”.