SAN VITTORE FOTO DI GUERRA

SAN VITTORE FOTO DI GUERRA

SAN VITTORE FOTO DI GUERRA

Il Villaggio (come allora veniva chiamato) di San Vittore del Lazio, con le sue robuste case in pietra e le strette stradine, era stato convertito dai tedeschi in un forte punto di difesa che, facendo perno alla base di Monte La Chiaia, guardava gli approcci di un eventuale attacco Alleato.
Il 135° Reggimento di Fanteria USA della 34ª divisione “Red Bull” pianificò di usare il suo 3° Battaglione contro tale posizione, mentre il 1° Battaglione l’avrebbe aggirata a nord per attaccare le colline prospicienti.
L’attacco al villaggio sarebbe stato portato dalla Compagnia K del 3° Battaglione alle ore 23,30 del 4 gennaio 1944, il tutto senza una particolare preparazione di artiglieria, cosa insolita per gli americani.
Due plotoni della Compagnia K guidavano l’assalto: il 2° Plotone tentò di entrare direttamente in paese da sud, ma dopo lievi progressi fu bloccato da un nutrito fuoco di mitragliatrici appostate nel centro abitato.

Il 1° plotone attaccò invece l’imbocco nord-est, catturò alcune delle prime abitazioni e poi impiegò il resto della giornata in un micidiale corpo a corpo casa per casa, durante il quale i fanti americani si aprirono la strada a colpi di bombe a mano.

In quel frangente micidiali risultarono i cecchini tedeschi ben appostati tra le rovine di San Vittore e le numerose trappole esplosive lasciate dai granatieri del 134° Reggimento della 44ª divisione “Hoch und Deutschemeister” appostati nell’abitato.
Al calar della notte del 5 gennaio 1944 circa la metà di San Vittore era stata presa dagli americani. Il Capitano Emil Skalicky allora spedì il 3° plotone della Compagnia K a rafforzare l’attacco da nord, mentre la Compagnia I’assaltava da sud-ovest. Un altro giorno fu necessario agli americani per sloggiare i tedeschi da San Vittore. Alle 17.00 del 6 gennaio l’ultima resistenza fu vinta e circa 170 prigionieri tedeschi furono avviati alle retrovie, verso i campi di raccolta.
Le perdite americane furono lievi in rapporto a come si era sviluppata l’azione.

Il 1° Battaglione incontrò eguali difficoltà nell’attacco alle colline dietro San Vittore: Durante la notte tra il 4 ed il 5 gennaio esso mosse aggirando il centro abitato. Circa settecento metri oltre, il 3° Battaglione del 168° Reggimento era atteso per il salto finale contro la Collina 396. Alle 6,30 il 125° Battaglione di Artiglieria Campale americano aprì il fuoco di copertura, sparando in novanta minuti 1634 proiettili. Nonostante tale supporto tuttavia, il 1° Battaglione fu fermato poco dopo aver abbandonato le proprie posizioni di partenza dal nutrito fuoco proveniente da postazioni tedesche ben incavate nella roccia. Numerose mitragliatrici inoltre facevano fuoco dalle case in pietra della frazione di Santa Giusta.
Gli americani allora si ritirarono, dando modo alla propria artiglieria di battere duramente le postazioni tedesche. Il 6 gennaio il battaglione tentò ancora ed ancora fallì nel tentativo di superare le colline oltre San Vittore.
Intervenne allora il 2° Battaglione, finora tenuto in riserva, il quale slancio offensivo permise di vincere a resistenza tedesca sulla Collina 396.
Il 7 gennaio i tedeschi, avendo perduto sia San Vittore che la Collina 396, allentarono la resistenza e Monte La Chiaia fu preso dal 135° Reggimento americano.
Sullo slancio dell’azione, il 3° battaglione mosse da San Vittore verso ovest e scacciò i tedeschi dalla Collina 224 e dalla “Collina Cicerelli”, due piccole asperità site tra Monte La Chiaia e la Strada Statale 6 Casilina. Un concentramento di truppe tedesche ad ovest di Monte La Chiaia fu sbaragliato inoltre da un attacco combinato di bombardieri A.36 e caccia P.40.
Come conseguenza di questi sforzi congiunti Fanteria-Aviazione, il resto del 134° Reggimento Granatieri tedesco si ritirò in piena confusione, abbandonando definitivamente l’area di San Vittore del Lazio.
Ma la fuga dei tedeschi si lasciò dietro un pericolosissimo strascico, sottoforma di numerosi a vasti campi minati, molti dei quali approntati con un nuovo tipo di mina ad involucro plastico non rilevabile dai metal detector americani.

TESTO HISTORIAMILITARIA

http://digilander.libero.it/historiatris/svitt02.htm

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