Saffo e Catullo A me pare uguale agli dei

Saffo e Catullo A me pare uguale agli dei

UN CONFRONTO POETICO
Frammento 31A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde nella lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.
Saffo
Carme 51Simile a un dio mi sembra che sia
e forse più di un dio, vorrei dire,
chi, sedendoti accanto, gli occhi fissi
ti ascolta ridere
dolcemente; ed io mi sento morire
d’invidia: quando ti guardo io, Lesbia,
a me non rimane in cuore nemmeno
un po’ di voce,
la lingua si secca e un fuoco sottile
mi scorre nelle ossa, le orecchie
mi ronzano dentro e su questi occhi
scende la notte.
Catullo

Saffo, nel suo Frammento, descrive cose molto diverse da quelle del Carme 51 di Catullo, scritto a imitazione di quello.
  1. Saffo si riferisce a un’adolescente, mentre Catullo parla di una donna (che per giunta ha una decina d’anni più di lui).
  2. Saffo vuole amare l’adolescente come in un rapporto pedofilo (in Grecia, allora, tollerato tra maestro e discepolo), mentre Catullo vorrebbe avere un rapporto alla pari.
  3. Saffo descrive una situazione che può constatare coi propri occhi e, forse, vivere quando vuole, essendo l’adolescente una sua discepola, mentre Catullo sta soltanto sognando, tant’è che prova “invidia” nei confronti di chi è vicino a Clodia.
  4. Saffo descrive un rapporto sessuale, presentato come estasi erotica intellettuale, cioè sta facendo una descrizione fisica, in chiave poetica, di ciò che si prova in un rapporto sessuale, qui sublimato dalla finzione della “distanza” che separa lei dall’amata (un artificio messo per pudore). Catullo invece sa di non poter vivere alcun rapporto con Clodia, per cui la conclusione è di tipo solipsistico-introverso-alienante. 
  5. Catullo soffre molto più di Saffo, ma entrambi fanno parte di una cultura aristocratica decadente. C’è solo un aspetto di contenuto che fa preferire Catullo a Saffo, quando dice che chi ama così appassionatamente è superiore agli stessi dèi. Per Saffo chi ama così è “libero” come gli dèi, le cui leggi sono dettate solo dall’amore (e non dall’interesse). Per Catullo invece è “libero” più degli dèi, le cui leggi vincolano moralmente gli uomini. Saffo è dunque più trasgressiva sul piano personale ma più convenzionale su quello religioso; Catullo il contrario.