ROBINSON CRUSOE TRAMA

ROBINSON CRUSOE TRAMA

Il creatore di quest’opera, Daniel Defoe, è considerato il padre del romanzo Inglese, nacque nell’aprile del 1660 e morì nell’aprile del 1731. Defoe, di famiglia Presbiteriano dissenziente, frequentò l’accademia dissenziente e si dedicò allo studio di materi quali Geografia, Economia e lingue straniere. Rifiutò di diventare pastore Presbiteriano e si dedicò alla “vita economica”. Defoe, fu, proprio come il protagonista del suo romanzo, un uomo dal carattere molto particolare. A causa di un suo scritto anticonformista, contrario alla dottrina della Chiesa d’Inghilterra, egli fu condannato alla gogna: la pena riservata agli scrittori troppo rivoluzionari”. Questa punizione, che sarebbe dovuta essere una terribile umiliazione, si rivelò invece una vera e propria pubblicità. Defoe non cessò mai di cercare nuove vie di successo e di guadagno, con nuovi argomenti che potessero interessare al pubblico; così quando tutta l’Inghilterra si era appassionata per un romanzo appena uscito che narrava la storia di un marinaio naufragato per 4 anni in un isola, Defoe afferrò al volo questo spunto e pubblicò allora il racconto di un naufrago, Robinson Crusoe, vissuto per ben ventotto anni in un’isola deserta, fingendo che questo fosse un resoconto veritiero scritto dallo stesso protagonista.

La trama:

L’opera si può dividere in tre parti: nella prima parte l’autore ci parla brevemente della giovinezza di Robinson, della classe media a cui apparteneva, e di come egli abbia preferito fuggire via per mare piuttosto che accettare la vita di comodità che il padre gli aveva promesso. Quando però egli riferisce il suo sogno di viaggiare per mare suo padre rifiuta fermamente di acconsentire ad un tale proposito e si spinge sino al punto da sostenere che se Crusoe andrà per mare Dio non avrà pietà di lui. Quando, dopo i primi viaggi di Crusoe, questa profezia sembra avverarsi, infatti durante il suo primo viaggio una forte tempesta colpisce la zone in cui stava navigando e la nave sulla quale stava navigando naufraga, in un altro viaggio invece viene ridotto in schiavitù dai pirati di Salè, schiavitù dalla quale riesce a scappare dopo due anni con l’amico-schiavo Xury che vende a un Capitano che diventa un suo ottimo amico; Robinson sembra seguire i consigli del padre, si stabilisce in Brasile dove acquista una piantagione di tabacco.  Ma dopo breve tempo, nonostante gli affari stavano andando discretamente, Robinson decide di mettersi al comando di una spedizione che avrebbe procurato a lui e ad altri coltivatori degli schiavi che potessero aiutarli nel loro faticoso lavoro . Anche questo viaggio finisce con un naufragio, ma, diversamente dalle altre volte, naufraga su un’isola completamente deserta ed è l’unico superstite della spedizione.

La seconda parte del libro è scritta sotto forma di diario di viaggio nel quale Robinson scrive della sua vita nell’isola. Crusoe gestisce la vita da naufrago in modo ideale, inizialmente recupera quanti più oggetti utili possibili dalla nave che non era ancora calata a picco e con essi inizia a costruirsi attrezzi e oggetti utili alla sua sopravvivenza. Robinson si costruisce due abitazioni una la chiamerà il castello e l’altra la considererà come una casa di campagna. Oltre a ciò inizia ad addomesticare un pappagallo con il quale parlerà spesso, fonda un allevamento di bestiame e inizia anche un’attività agricola, colonizza cioè l’intera isola. All’inizio maledice il suo destino, ma poi, prendendo in mano una Bibbia che aveva recuperato dal naufragio, comincia a pensare in modo più profondo alla religione e alla Provvidenza e arriva a considerare il suo soggiorno sull’isola come una conseguenza della sua imprudenza.

Dopo diversi anni Crusoe scopre che l’isola non e’ completamente disabitata: in un viaggio di perlustrazione dell’isola scopre la presenza di un gruppo di cannibali che ivi si recarono per compiere dei riti cannibalistici, e trae in salvo un indigeno che stava per essere condannato a morte e gli diede il nome di Venerdì, dal nome del giorno in cui l’ ha salvato, egli gli insegna l’Inglese e lo converte alla religione Cristiana attraverso la lettura della Bibbia.

Alla fine, ventotto anni dopo il naufragio, si verifica un ammutinamento su una nave vicino all’isola e il capitano spodestato e altri due marinai vengono trasportati sull’isola per essere lì abbandonati. Crusoe e Venerdì capiscono che solo se riusciranno a sconfiggere gli ammutinati e a salvare il capitano riusciranno a ritornare in patria……

La storia, come si può dedurre dal riassunto, è ambientata principalmente sull’isola deserta in cui vive il protagonista. Si desume dal racconto che il naufragio e’ avvenuto nel 1659 e che Robinson è rimasto sull’isola ventotto anni (il protagonista tiene il conto dei giorni facendo delle tacche sulla sua capanna che fungono da calendario). Il romanzo è caratterizzato da numerosi passaggi descrittivi, soprattutto all’inizio, quando Robinson decide di percorrere si per mare che per terra tutta l’isola per capire se si trattava veramente di un’isola o di una penisola.

Commento:

Il romanzo può essere considerato una sorta di “Odissea semplificata” degli albori della nostra epoca, con la stessa carica simbolica e la stessa ricchezza di allegorie.
Questo è il messaggio che l’autore vuole trasmettere attraverso questo romanzo e con ciu sono d’accordo. Non sono invece d’accordo con il consiglio che dà il padre a Robinson, ovvero quello di non partire in cerca di fortuna perché la sua condizione è la migliore in quanto egli non è né povero né troppo ricco; secondo me questa è una visione troppo statica della figura dell’uomo, infatti in questo modo i poveri sarebbero destinati a restare poveri e il denaro rimarrebbe nelle mani di coloro i quali appartengono alle famiglie ricche.

Personalmente questo libro non mi è piaciuto molto. Prima prenderlo infatti pensavo che si trattasse di un romanzo avventuriero, con più viaggi, più luoghi scoperti dal protagonista, invece dopo una parte iniziale molto interessante, dal momento del naufragio nell’isola deserta il racconto si è trasformato, a mio parere, in una lunga e depressiva elegia dove il protagonista non ha fatto altro che ricordare il felice passato e auto pentirsi delle scelte fatte che lo hanno portato a questa vita solitaria. Inoltre alcune parti del libro dove il protagonista illustrava come costruire una casa mi sono sembrate troppo ripetitive e dettagliate. Alla fine però l’arrivo di nuove persone sull’isola ha riacceso un po’ il romanzo di azione e avventura e infine  tutto sommato il finale è stato bello e sorprendente.

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