RIASSUNTO STORIOGRAFIA CRISTIANA

RIASSUNTO STORIOGRAFIA CRISTIANA

RIASSUNTO STORIOGRAFIA CRISTIANA


Eusebio da Cesarea (265-339)
Eusebio da Cesarea, a somiglianza di Omero e a differenza degli altri storiografi, ritiene che la storia sia guidata dalla mano divina. Dio guida l’uomo verso il bene o lo lascia andare verso il male. Si tratta di una storiografia provvidenzialistica: esiste una forza superiore che guida l’uomo, una “causa Dei”. In altri termini accade all’uomo ciò che Dio vuole. A conferma di ciò, la storia parte dalla Creazione per arrivare alla Salvezza divina.
Eusebio scrisse le sue opere inserendo le vicende dei personaggi cristiani nel tessuto narrativo annalistico ereditato dalla tradizione classica. Questo perché il cristianesimo è diventato “religio licita”, cioè tollerata.
La fine dell’impero romano porta alla fine della storiografia romana. Si impongono la storiografia e la cultura ecclesiastica, che perdureranno per tutto il Medioevo. L’opera principale di Eusebio (“Storia Ecclesiastica”) non analizza la storia in chiave generale universale, ma si concentra sul cammino storico dalla nascita di Gesù fino al passaggio tra il II e III sec.. Non si tratta di una storia mistica, Eusebio si muove in contesti geografico cronologici ben precisi, infatti narra l’affermazione del cristianesimo. Sebbene egli lavorasse nell’entroterra delle coste orientali del Mediterraneo, il suo operato è considerato parte della cultura medievale europea.
All’epoca dello scisma dell’1054 la Chiesa Cristiana si divise in Occidentale e Orientale. A Occidente, seguendo la Chiesa di Roma, il cristianesimo diventa di confessione cattolica, mentre ad Oriente, seguendo la Chiesa di Costantinopoli, si impone la confessione ortodossa. Ad Oriente si prenderà ad esempio l’opera di Eusebio, anche perché la chiesa acuisce i suoi tratti orientaleggianti. Ad Occidente, invece, le cose sono più complicate, perché l’impero si sta indebolendo sempre più, a causa del fatto che Costantino ha voluto spostare la capitale ad Oriente e del fatto che la spinta dei popoli barbari ai confini orientali e settentrionali è sempre più forte. La storiografia occidentale perde la tradizione del ciclo storico, anche perché sta svanendo il concetto di Romanitas; l’unica forza di coesione e al contempo di cultura e storiografia è il Papato di Roma. La Chiesa quindi si sostituisce come guida alla vecchia e decadente struttura imperiale. Comunque, sia in Oriente che in Occidente, la storiografia assume caratteri religiosi; l’antica storiografia laica viene definitivamente soppiantata. Le opere più
note della storiografia occidentale del III-VI sec. sono state scritte da monaci e ministri cristiani e narrano le vicende di conversione dei popoli germanici [Isidoro di Siviglia (560-636), Beda il Venerabile (673-735), che fu il primo a considerare un popolo come oggetto di narrazione storica, Paolo Diacono (723/30-799)].


Sant’Agostino (354-430). 

L’incontro tra cristiani e barbari riprende l’esempio dell’interpretazione della storia offerto da Sant’Agostino (“De Civitate Dei”, fine IV sec.), che propone un’interpretazione del rapporto uomo-Dio su una base manichea (due concezioni antitetiche contrapposte).


Secondo lui nella storia c’è una continua lotta tra bene (Dio) e male (Satana), che ha dato origine a una città celeste e a una terrena. Ma questo è più un trattato teoretico; il suo discepolo Paolo Orosio (sec. IV-V) adatta questo metodo ad una storia universale del
genere umano (“Histioria Adversos Paganos”). Egli, pur tenendo in gran conto gli eventi storici, si basa sul dualismo agostiniano.
Se in Oriente la storiografia procede a rilento, in Occidente, dopo la conversione popolare germanica, si assiste al recupero dell’annalistica, che in questo caso ha un’accezione specifica e una generica. Nei monasteri regredisce il modello storiografico, ci si limita ad elencare gli avvenimenti interni alle singole comunità monastiche. È certo una storiografia importante, ma piuttosto secca e limitata: il modello orientale di Eusebio è lontano.

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