RIASSUNTO PURGATORIO – CANTO I

RIASSUNTO PURGATORIO – CANTO I

RIASSUNTO PURGATORIO – CANTO I


Il canto primo si svolge ai piedi della montagna del Purgatorio, sulla spiaggia; siamo nella notte tra il 9 e il 10 aprile 1300, o secondo altri commentatori tra il 26 e il 27 marzo 1300. Già in questo primo canto il lettore avverte un clima mutato, rispetto a quello tetro e infuocato dell’Inferno. Una lieta brezza di sollievo e di speranza mitiga l’affanno dei viandanti.
Temi e contenuti
•    Protasi e invocazione alle Muse – versi 1-12
•    Il cielo dell’emisfero antartico – versi 13-27
•    Catone – versi 28-111
•    Rito di purificazione – versi 112-136Sintesi

Nell’altro emisfero, agli antipodi della città di Gerusalemme, in mezzo all’oceano, sorge la montagna del Purgatorio, alla cui sommità si trova il paradiso terrestre, da cui un giorno vennero scacciati Adamo ed Eva.
È il 10 aprile e Dante è riempito di gioia da un’alba luminosa sulla spiaggia del Purgatorio: Dante e Virgilio sono usciti dall’Inferno. Dante, lasciatosi alle spalle il regno della perdizione, muove i suoi primi passi in quello della speranza. Il suo ingegno è come una navicella che si appresta a seguire una rotta più tranquilla, quella del “secondo regno” dove l’anima si purifica e diventa degna di contemplare Dio.
Dante formula la sua invocazione alle Muse e, ritrovata la vista, riconosce Venere e le quattro stelle simboleggianti le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Le Muse, e Calliope in particolare, sono invocate a sostenere il canto del poeta con la stessa perizia mostrata quando sfidate a una gara di canto delle Pieridi, furono vittoriose e punirono le sfidanti.
L’aspetto dell’aria è sereno, d’un colore di zaffiro orientale. Quattro stelle, simbolo delle virtù cardinali, (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), splendono nel cielo del Purgatorio e il poeta lamenta che esse non siano viste dagli uomini.
A guardia del Purgatorio sta un vecchio dalla barba e dai capelli brizzolati, che induce deferenza e timore e che Virgilio riconosce. Appena si rende conto dell’identità del suo interlocutore, Virgilio costringe Dante ad inginocchiarsi. Si tratta di Marco Porcio Catone, detto  l’Uticense, valoroso patriarca dai costumi austeri e fiero amante della giustizia, che si suicidò, in nome della libertà, quando l’armata anticesariana venne sconfitta a Tapso.
Le stelle-virtù illuminano il viso dello spirito di Catone, che chiede severamente ai due poeti chi siano; li crede due dannati, poiché essi sono giunti per una via inconsueta.
Virgilio induce Dante ad assumere un atteggiamento di umile sottomissione.
Catone è il primo personaggio che Dante e Virgilio incontrano nel Purgatorio. Egli è sorpreso che i due pellegrini siano scampati all’Inferno e siano giunti fin lì. Virgilio gli spiega che sono arrivati sulla spiaggia per intercessione di una donna del Paradiso e che è sua intenzione mostrare a Dante, dopo le anime dannate dell’Inferno, le anime che in Purgatorio cercano di emendare le loro colpe. Dante è un vivo, Virgilio ha avuto l’incarico di aiutarlo a sfuggire al male. Mezzo necessario è sembrato fargli percorrere il mondo dei morti. Di sé stesso, Virgilio, dice di non essere sotto la giurisdizione di Minosse; sua sede è il Limbo.
Ricorda inoltre a Catone la moglie Marzia, da lui molto amata in vita e adesso ricoverata fra le anime dell’inferno.
È in nome di Marzia che Virgilio chiede la benevolenza di Catone, ma l’inflessibilità morale di questi indica come vana una simile richiesta là dove unico volere da seguire è quello di Dio: egli nel Purgatorio è figura della libertà.
Se dunque, il viaggio di Dante è stato voluto da Dio, Catone obbedirà a questo volere, non si lascerà lusingare da un richiamo terreno, dalla memoria pur dolce di donna cui fu affettuosamente legato. Catone ordina a Virgilio di sottoporre Dante a un rito: lo cingerà con un giunco, gli toglierà dal viso le tracce del passaggio nell’inferno.
I giunchi crescono sulla riva dell’isola del Purgatorio. Simbolo dell’umiltà che si piega al volere divino, essi sono senza nodi e secondano con il loro moto quello delle onde che l’incurvano. Catone sparisce; i due poeti discendono lungo la spiaggia.
L’alba, con la sua luce, vince ormai le tenebre. Sul terreno cresce dell’erba, bagnata dalla rugiada notturna. Virgilio appoggia le palme aperte sull’erba bagnata, poi le passa sulle guance di Dante. Le tracce dell’inferno vengono cancellate. I due poeti procedono. Virgilio compie il rito obbedendo all’ordine avuto da Catone, e cinge Dante con un giunco.
Il canto si conclude col rito di purificazione richiesto da Catone: Virgilio lava il viso a Dante, togliendone la caligine infernale e lo cinge di un giunco, simbolo di umiltà, in un atto dal significato battesimale.
Immediatamente, nel luogo lasciato vuoto dal giunco, un altro rinasce ad indicare come l’umiltà sia virtù feconda di bene