RIASSUNTO PIETRO BEMBO

RIASSUNTO PIETRO BEMBO


-Pietro Bembo è stato un cardinale, scrittore, grammatico, traduttore e umanista italiano. Contribuì potentemente alla diffusione in Italia e all’estero del modello poetico petrarchista.


Pietro Bembo nacque a Venezia nel 1470 in una nobile e influente famiglia. Crebbe sotto l’amore paterno per le lettere e ebbe a disposizione una ricca biblioteca. Tra il 1478 e il 1480 si trasferì a Firenze, dieci ani dopo Bernardo lo portò a Ferrara sotto la corte estense. Nel 1505 uscì la sua prima opera gli Asolani. Tra l 1506 e 1512 si trasferì prima a Urbino poi a Roma, dove si dedicò alla vita mondana e allo studio. Nel 1522 si stabilì a Padova, dove, in una villa non lontana dal centro, creò un ritrovo di intellettuali. Qui condusse a termine le Prose della volgar lingua. Fu proclamato cardinale da Paolo III , e morì a Roma nel 1547 proprio quando correva voce che potesse diventare papa.

Le convinzioni di Bembo sono esposte nell’opera le “Prose della volgar lingua”, un trattato di tre libri caratterizzato dal dialogo, in cui compaiono Carlo Bembo, Gianluca de Medici, Ercole Strozzi, Federico Fregoso. La discussione si apre con una parola detta da Gianluca de Medici. Strozzo coglie l’occasione  per denigrare la lingua volgare  come vile  e povera, suscitando una reazione di Carlo Bembo. Segue una distinzione tra la lingua parlata e scritta , che viene definita ”parlar pensatamente”. In seguito viene tracciata una breve storia cronologica del  volgare.   Nasce una un problema sul volgare letterario,  in cui si dice che non si potrà fare una mescolanza di tutti i volgari che porterebbe ad una lingua ibrida, non avvalorata da nessuna tradizione letteraria. Carlo Bembo afferma che la lingua che dovrebbe essere parlata da tutti e intesa da tutti gli italiani dovrebbe essere il fiorentino. Ad un’opposizione degli altri Carlo ribadisce che non si dovrebbe usare il fiorentino parlato tra la gente ma  quello degli intellettuali. La superiorità del fiorentino è confermata anche dagli scritti di Petrarca e Boccaccio, con cui la lingua italiana ha raggiunto un perfezione che non è mai stata eguagliata. Nel secondo libro si  occupano della scelta delle parole, della metrica e dello stile che deve essere raffinato ed elevato. Il terzo libro abbozza una grammatica dell’italiano.


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