RIASSUNTO MALE DI LUNA DI LUIGI PIRANDELLO

RIASSUNTO MALE DI LUNA DI LUIGI PIRANDELLO

RIASSUNTO MALE DI LUNA DI LUIGI PIRANDELLO


Viene narrata la storia di un poveretto, Batà, affetto da licantropia. Sidora, la giovane moglie ignara della malattia, rimane atterrita dalla prima crisi, a cui assiste in una notte di luna piena e corre sconvolta dalla madre che, per convincerla a ritornare dal marito, le promette, d’accordo con lui, di starle vicino in tutte le notti di luna piena, assieme al giovine cugino Saro, di cui Sidora è ancora innamorata. In tal modo le fa intravedere la possibilità di una avventura d’amore, alle spalle del marito.

Anche Saro acconsente, ma nella prima notte di luna piena in cui avviene la spaventosa trasformazione, di fronte alla terribile sofferenza di Batà, Saro rifiuta sdegnato di prestarsi al gioco.

L’impianto cronotopico della novella sembra quello tipico del genere verista-naturalista, un mondo agreste, collocato in un tempo arcaico e scandito da fenomeni naturali: le fasi lunari, l’alba, il tramonto, la notte. Lo spazio è costituito da una catapecchia isolata, stalla e casa insieme, in mezzo ad una campagna assolata, un deserto di stoppie senza un filo d’ombra e un paese di cassette, buie come antri, in fondo a vicoli angusti, con personaggi primitivi, superstiziosi, da tragedia rusticana, che credono agli incanti della luna, patologicamente segnati da fattori di arretratezza ambientale.

Ma in questa apparente chiarezza dell’intreccio narrativo si insinua un’ombra di ambiguità, che emerge dalla prospettiva secondo cui vengono focalizzati i personaggi. Essi, nel corso della vicenda, subiscono una metamorfosi, tanto da apparire nell’ultima parte del racconto nettamente antitetici, rispetto alla loro situazione iniziale. Se all’inizio infatti, l’ignara Sidora poteva sembrare la vittima del marito, alla fine il ruolo di vittima passa al povero Batà.

Nei limiti della tipologia del genere verista si apre, come vediamo, una problematica più ampia, di natura esistenziale, quella che ritroviamo anche in altre opere di Pirandello. Chi è il mostro e chi la vittima? E’ un mostro Batà che appare con la faccia sbiancata, torbida, terrea; gli occchi foschi e velati in cui dietro la follia si scorgeva una paura quasi infantile, ancora cosciente, infinita, oppure Sidora che si presenta a Saro sdegnato come una pazza che ride e si dimena, aizzosa e fremente? In realtà, il narratore nel corso della novella ci fa apparire l’uno (il mostro, l’abnorme), sempre più raziocinante, nella previdente difesa contro la sua orrenda disgrazia, l’altra sempre più presa dal suo folle progetto. C’è metamorfosi anche nel contrasto tra i due personaggi minori: la madre di Sidora, prudente e accorta all’inizio, mentre Saro è un giovanotto scapestrato e incapace di rinsavire, ma squallida intrigante in seguito, mentre Saro si dimostra capace di un comportamento moralmente superiore.

La novella si conclude con una risata di scherno attribuita alla luna, figura spaventosamente presente nei momenti culminanti dell’azione narrativa e che alla fine pareva ridesse beata e dispettosa della mancata vendetta della moglie.

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