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RIASSUNTO GATTOPARDO DI GIUSEPPE TOMMASI DI LAMPEDUSA

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RIASSUNTO GATTOPARDO DI GIUSEPPE TOMMASI DI LAMPEDUSA

RIASSUNTO GATTOPARDO DI GIUSEPPE TOMMASI DI LAMPEDUSA


I cap.
Presentazione del principe Fabrizio di Salina, alle dipendenze del re Ferdinando delle due Sicilie, monarchia ormai in declino. Era una figura possente e decisa, capo della sua famiglia e della sua terra, con tutti i servitori. Va a Palermo e poi torna. La situazione politica è grave: i fermenti di rivolta sono diffusi, e presto scoppieranno. Anche il suo pupillo scapestrato, Tancredi, vi partecipa: è meglio che tutto cambi affinché tutto resti com’è: per il bene dei Signori attuali è meglio alimentare queste rivolte. Lui pensa, e forse è vero così.: alla fine tutto si risolverà con un cambiamento delle classi al potere. Passa la giornata successiva con la sua più grande passione: l’astronomia. Poi viene a sapere che Garibaldi era sbarcato: altri nobili stavano scappando, ma lui era tranquillo.


II cap.
Dopo tre giorni di penoso viaggio con il permesso dei garibaldini andò per passare le vacanze a Donnafugata. Fortunatamente tutto sembrava come prima, ma la sua innaturale cordialità fu indice del decadimento del suo prestigio. Fece un giro con l’amministratore e seppe che un uomo stava diventando ricco quanto lui. Seppe intanto che la figlia Concetta pensava che Tancredi si fosse innamorato di lei, ma ancora non aveva detto niente. Poi ci fu la cena offerta dal Principe, ma l’attenzione di tutti fu concentrata sulla figlia di don Calogero (l’uomo che si stava arricchendo), Angelica, dalla bellezza indescrivibile. Si ferma a guardare le stelle, uniche perché senza problemi, ma che presagivano qualcosa di male. Il giorno dopo andò in un convento di clausura fondato da un’antenata in cui solo lui, maschio, poteva entrare. Poi vide Tancredi che entrava in casa di Don Calogero.


III cap.
Il principe trascorre le sue serate a caccia, un rituale che non lo soddisfa per i risultati della caccia stessa, ma per quelle piccole azioni che deve compiere. Il suo soggiorno li a Donnafugata era pieno di problemi. Intanto Tancredi era a Caserta, da dove il re era stato cacciato, mandava molte lettere allo zio. In una si diceva innamorato di Angelica, e chiedeva allo zio di chiederla in sposa in nome suo. Ne parlò alla moglie che contrariata si infuriò, ma avrebbe comunque deciso lui. Andò poi a caccia con Don Ciccio, organista. Era nervoso perché avrebbe parlato con Don Calogero, suo avversario, tra poco: identificava gli animali uccisi con lui, e poi chiese a Ciccio informazioni: egli raccontò del giorno del Plebiscito sulla rivoluzione, in cui nonostante lui avesse votato no, poi Don Calogero, sindaco, aveva detto che tutti avevano votato si. Poi raccontò della moglie, bella ma ignorante, del suocero, detto Peppe Merda, e di Angelica, la cui bellezza era indescrivibile. Ne parlò, e quello accettò: il Principe presentò Tancredi e la sua situazione familiare, Don Calogero parlò della dote che avrebbe dato ad Angelica. Il Principe fece un sospiro di sollievo: tutto si era concluso per il meglio.


IV cap.
Dell’incontro tra i Sedora e i Falconari entrambi cambiano: i primi diventano più nobili, raffinati; il principe acquista quelle caratteristiche di economicità, che poi però lo danneggeranno tra il popolo. Uno degli ultimi giorni, mentre il principe, rasserenato ormai, leggeva alla famiglia dei libri (non belli a causa delle tante censure), torna Tancredi; i Garibaldini si erano sciolti e lui era nell’esercito del re di Savoia. Subito arrivò Angelica e le regalò un bell’anello. I giorni in cui Tancredi e Angelica, insieme girano tutte le stanze del palazzo, anche quelle più sconosciute (anche dal principe), e con loro era sempre l’Eros. Arrivò poi un uomo mormorando del prefetto. Era un piemontese, e aveva paura per ogni cosa che vedeva in Sicilia. Poi l’accoglienza ricevuta a Donnafugata lo rasserenò. Era venuto per chiedere al principe di partecipare al nuovo Senato del Regno di Italia. Lui non accettò. Le tante invasioni subite, avevano spento nei siciliani quella voglia di cambiare ora necessaria: prima era stato tutto loro imposto. E non volevano neanche cambiare perché credevano di essere i migliori, perfetti. Inoltre aveva tanti legami con la vecchia monarchia che per decenza non poteva far parte ora della nuova. Propose Sedara, che aveva ancora quella voglia di cambiamento necessaria ad un senatore. Il giorno dopo lo accompagnò alla partenza.


V cap.
Padre Pirrone va a san Cono, paese nativo per i 15 anni dalla morte del padre. Parla con gli amici e ne dice male della rivoluzione poi con l’erbuario cerca di spiegare la posizione dei Salina ma si dilunga in astrazioni sulla classe dominante. Il giorno dopo deve risolvere un’altra disputa in famiglia : una sua nipote si era fidanzata ed era in cinta con un cugino, ma tra I due rami della famiglia per ragioni antiche (di eredità) non vi era alcun rapporto. Lui riesce a risolvere la situazione e a portare la pace nella famiglia.


VI cap.
Uno dei momenti più attesi dall’aristocrazia palermitana erano i balli: l’Italia era unita, e festeggiavano di trovarsi ancora lì. Questa volta il principe aveva insistito che ci fossero i Sedara, per presentare Tancredi ed Angelica. Arrivarono presto, e furono accolti degnamente. Quando arrivò Angelica catturò l’attenzione di tutti. La festa cominciò ma il principe si annoiava: tutto era come sempre, e gli altri non avevano i suoi interessi (astronomia, matematica). Cominciò a vagare per i saloni: era di umore nero. Si rifugia in una piccola biblioteca, dove, attirato da un quadro, compie una riflessione sulla morte per lui sempre più vicina. Poi arrivano Tancredi e Angelica, che gli chiede di ballare con lei. Il principe accettò: ringiovanisce come quando aveva 20 anni. Poi si va al bauffet, e si siede accanto al generale che aveva ferito Garibaldi nella battaglia di Aspromonte, e che ora raccontava quella battaglia, e la situazione politica contemporanea. Poi il ballo si affievolisce. Alle sei tutti vanno via: il principe preferisce andare a piedi per guardare le stelle, e come ogni mattina vede il carro di Venere, e chiede ad esso di portarli via con sé lontano dalla bruttezza della vita terrena.


VII cap.
Già da tempo aveva capito che la vita stava passando e la morte si avvicinava ma mai come ora. Era stato a Napoli per un consulto. Al ritorno lo portarono in un albergo. Era solo attorniato da Tancredi, Paolo, Angelica, il nipote Fabrizietto, ma in fin dei conti era contento: la sua vita era come dell’acqua, che pian piano evaporava formando nuvole nel cielo. Chiamarono un prete. Pensò che della sua vita aveva all’attivo solo due o tre anni. Lo caricarono. A un certo punto entrò una bella donna giovane (la morte), dopo un tale corteggiamento da parte sua, ora lei aveva accettato. Lo scorrere dell’acqua della vita, ormai con la forza di un oceano, si interruppe per sempre. Aveva capito. Che con lui era finita la stirpe nobile dei Salina.


VIII cap.
Parecchi anni dopo la villa era diventata ormai proprietà delle tre sorelle Concetta, Caterina, Carolina (che erano le figlie di Don Fabrizio). Il prestigio di casa Salina era sempre meno evidente; rimanevano solo ottimi rapporti con l’arcivescovado. Avevano anche costruito nella villa una cappella e avevano raccolto delle reliquie e un quadro considerato sacro. Ma ora l’arcivescovo voleva riportare tutto a una sacralità più pura, e vi avrebbe fatto visita. Concetta aveva un potere maggiore delle altre, ma aveva voluto rinnegare tutto il suo passato: Bendicò (il cane) era imbalsamato e tutti i suoi ricordi chiusi in delle casse. Intanto aveva ottimi rapporti con Angelica (Tancredi era morto), che ora faceva parte del comitati per i 50 anni da Garibaldi, e l’aveva invitata in tribuna d’onore. L’arcivescovo venne, cordiale ma freddo, fece togliere il quadro e fece conservare solo cinque reliquie le altre potevano anche essere buttate. Concetta (che una volta avrebbe reagito con fermezza dei nobili) era fredda, non reagiva, si ritirò in camera, fece buttare via Bendicò: non rimanè più niente del suo passato.


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