QUATERNARIO

QUATERNARIO

Da 2 milioni di anni fa ad oggi


L’inizio della nuova Era (Era Quaternaria, o Quaternario) presenta già i sintomi di quello che sarà il fenomeno più vistoso e drammatico degli ultimi 2 milioni di anni, la glaciazione.Sul perché di questa glaciazione gli studiosi si sono a lungo interrogati e a lungo hanno interrogato la Terra per averne indizi o testimonianze. Molte ipotesi sono state formulate quando ancora non si sapeva che il fenomeno delle glaciazioni è un po’ un “motivo ricorrente” della storia del pianeta. Si è a lungo pensato che questa glaciazione fosse la glaciazione.

Oggi sappiamo che ciò non corrisponde alla realtà.Ritenendo il fenomeno eccezionale, unico, gli studiosi in passato proposero spiegazioni che richiedevano eventi eccezionali. Si è detto (e scritto) che il fenomeno era dovuto a profonde alterazioni nel modo di ruotare del pianeta (uno spostamento angolare dell’asse di rotazione). Si è attribuito il grande abbassamento della temperatura a una sequenza di “oscillazioni” nel flusso di energia fornito dal Sole.In realtà oggi nessuno nega che anche fenomeni di tipo astronomico abbiano avuto un certo peso nel quadro generale: perfino piogge di meteoriti o caduta di asteroidi (gli stessi eventi chiamati in causa per “spiegare” l’estinzione dei dinosauri) possono essersi verificati. Si dà però un maggior peso all’interpretazione delle glaciazioni precedenti. Nella maggioranza dei casi le glaciazioni si sono verificate quando, in corrispondenza delle regioni polari, si concentravano grosse masse continentali. La coincidenza non sembra casuale. Su queste masse si formavano grandi accumuli di neve e ghiaccio dando origine a depositi “freddi” di dimensioni imponenti.

Ricordiamo che oggi il 99% dei ghiacci esistenti sulla Terra è concentrato sull’Antartide e sulla Groenlandia, le due più grandi aree di terraferma prossime alle regioni polari.Se le regioni polari corrispondono ad aree prive di terre emerse, i ghiacci delle calotte formano strati meno spessi, dunque meno voluminosi: un maggior riciclo dell’acqua è possibile, i disgeli possono essere più frequenti, i blocchi di ghiaccio si frantumano e l’acqua ridiventa liquida (è ciò che accade oggi nel pack del Polo Nord). Forse fenomeni astronomici o altri elementi non ancora ben chiari possono in pane spiegare una serie di eventi “accessori” della glaciazione.Si tratta dei ricorrenti periodi di disgelo che permettono di distinguere nel corso della glaciazione fasi fredde (glaciali) e fasi a clima più mite (interglaciali). Sul periodico ritiro dei ghiacci nelle glaciazioni del passato le testimonianze non mancano, ma non~empre sono di facile interpretazione. E probabile che l’alternanza di glaciali e interglaciali si sia avuta anche nelle glaciazioni più antiche. A questo punto, per non perderci nel mare delle numerose ipotesi, conviene limitarci alla cronaca. Si tratta di una cronaca che possiamo redigere abbastanza bene perché i “fatti” sono, tutto sommato, molto recenti (in termini geologici). Pleistocene: glaciali e interglaciali Durante i glaciali, lo spessore delle calotte di ghiaccio può essere stato in alcuni punti di oltre 3 km. La massa delle acque gelate era enorme: il livello dei mari dunque si abbassò e parecchie zone emersero. Tra queste: il collegamento tra Asia orientale e America settentrionale, l’istmo di Panama, molti “ponti di terra” tra le isole dell’Indonesia. Le migrazioni animali, di nuovo possibili, furono molte, come risposta ai mutamenti ambientali. Ovviamente le conifere, “spinte” dalle calotte glaciali in avanzata, si spostarono verso Sud, togliendo spazio ad altri vegetali, dunque alterando l’ecologia di vaste aree. Il clima era probabilmente freddo e piuttosto secco nelle fasce temperate. L’umidità si concentrava nella zona equatoriale e in parte nelle adiacenti zone tropicali dove le precipitazioni furono abbondanti (periodi pluviali, soprattutto in Africa).Circa 1 milione di anni fa si hanno le prime ondate di freddo. In più fasi si ha il primo glaciale Donan. Segue un primo interglaciale. Nuovo glaciale: Gùnz (i nomi dei glaciali, per la regione alpina ed europea in genere, sono presi da quelli del Danubio, Donau, e di alcuni suoi affluenti, nelle cui vallate si rinvennero tracce dell’attività dei ghiacciai. Interglaciale Gùnz-Mindel. Glaciale Mindet Interglaciale Mindel-Riss. Glaciale Riss. Interglaciale Riss-Wùrm. Glaciale Wùrm. Questo glaciale (l’ultimo, per ora) durò da circa 80.000-70.000 anni fa a circa 12.000-10.000 anni fa. Tutto il periodo tra l’inizio del Quaternario e la fine del Wùrm è detto Pleistocene. Segue, con l’ultimo interglaciale, il periodo Olocene, in cui stiamo vivendo. Quali furono gli adattamenti “vincenti”?

In alcuni casi la riduzione delle dimensioni (per molti roditori, come i topi e le forme affini, la salvezza era data dal potersi accontentare di poco cibo): ma in altri casi la soluzione fu data dalla tendenza opposta. Animali più grandi potevano far meglio fronte alle avverse condizioni climatiche, potevano mangiare molto, accumulare grasso o altre sostanze di riserva e poi affrontare anche i periodi difficili. 

Si ebbero così forme gigantesche in molti ordini: proboscidati (mastodonti, mammut), artiodattili (cervi, bovini), roditori (castori giganti), perissodattili (rinoceronte Elasrnotherium, con un “corno” lungo 2 m, un cranio di 1 m e un corpo complessivamente lungo più di 6 m). Anche tra i primati si ebbe un gigante: il pongide Gigantopithectis, alto 3 m. Tutti i mammiferi svilupparono folte pellicce. Non dimentichiamo che, nel Pleistocene, per quanto freddo fosse il clima, un’alternanza delle stagioni c’è sempre stata: si sono comunque avute estati con un certo rigoglio della vegetazione, sia pur in aree molto limitate.Durante i glaciali si ebbero intense migrazioni: gli animali delle zone temperate si spostarono più volte da Sud a Nord e viceversa, attraversando le regioni equatoriali.

Cosi ad esempio i megateri e i glittodonti raggiunsero l’America settentrionale. In alcuni ambienti isolati dalle caratteristiche particolari si svilupparono faune in cui esistevano forme di taglia media o piccola derivate da altre, presenti altrove, di taglia grande o gigantesca. I ruoli ecologici di questi animali ”nani erano all’incirca gli stessi delle specie grandi. In Sicilia ad esempio, durante gli interglaciali, si svilupparono cervi minuscoli, un megaterio grande come un gatto e i famosi elefanti nani (Palaeoloxodon falconeri) alti alla spalla soltanto 90 cm. Anche nelle isole al largo della costa dell’Indonesia e nel gruppo di Celebes si ebbero elefanti nani, mentre a Santa Barbara, in California, vissero dei piccoli mammut lanosi. Mentre mammiferi di grandi dimensioni davano forme sempre più piccole, alcuni di taglia modesta, grazie all’isolamento, producevano invece forme giganti. Ghiri e ratti di taglia notevole si ebbero, ad esempio, in varie isole del Mediterraneo: un’ovvia “risposta” all’abbondanza del cibo e alla mancanza dì predatori.

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