PROMESSI SPOSI CAPITOLO 1 ANALISI

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PROMESSI SPOSI CAPITOLO 1 ANALISI


Il primo capitolo de “i promessi sposi” si presenta con una struttura complessa ed articolata, ed è ricco di sequenze riflessive e dialogate. La prima sequenza è molto lunga e lenta, e si presenta il luogo e la situazione in cui si svolge la vicenda: la zona del lago di Como. La descrizione è lunga ed approfondita, con la tecnica della visione a triangolo rovesciato, dall’alto al basso. Ad un certo punto il luogo cambia e così anche il metodo di narrazione. La sequenza diventa narrativa, il ritmo aumenta e si incontra il primo personaggio: Don Abbondio. L’autore ne fa una rapida descrizione in cui, attraverso nome, stato sociale, movimenti, gesti ed atteggiamenti, ne delinea la figura, ed emerge subito la codardia del povero curato, quando, durante un momento di preghiera, incontra i Bravi. Qui Manzoni fa una digressione accurata e dettagliata. La terza sequenza si incentra proprio su questi personaggi, Manzoni fa una lunga digressione storica sulle “grida”, leggi “gridate” agli angoli delle strade per essere comprese da tutti, contro i Bravi. Questa sequenza presenta una prolessi rispetto alla data d’ambientazione della vicenda, per far capire che a quel tempo i bravi esistevano ancora. La quarta sequenza è invece narrativa e segna un decisivo balzo in avanti nella storia: qua si narra il fatto che determinerà la storia e darà via alle peripezie dei personaggi.
Si tratta del primo dialogo tra Don Abbondio e i bravi, che con arroganza lo convincono a non celebrare le nozze tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, rivolgendo al curato la celebra frase: <Questo matrimonio non s’ha da fare>. Terminato il dialogo troviamo una nuova piccola digressione sui pensieri di Don Abbondio a proposito del fatidico incontro. L’ultima sequenza è nuovamente dialogata, questa volta il povero curato non parla più con i bravi, ma con la persona di cui si fida di più: Perpetua, la sua domestica, che al contrario del padrone ha un carattere molto forte.
Manzoni racconta i fatti in terza persona, non partecipa alla vicenda ed è onnisciente, conosce cioè tutto dei personaggi, compresi i pensieri. Il personaggio principale di questo capitolo è senza dubbio Don Abbondio. Egli è incline alla paura e alla cedevolezza, e questa tranquillità si può definire la sua filosofia di vita, mentre il suo “sistema di vita” consiste in una NEUTRALITA’ DISARMATA: lui sta sempre con il più forte, pur cercando di non mettersi contro l’altro, giustificandosi dicendo che la colpa è sua perché non è abbastanza forte per essere difeso. 
I temi di questo capitolo sono l’ingiustizia e l’indegnità morale. La prima è rivolta in primis ai Bravi e a Don Rodrigo, che con la forza riescono ad avere la ragione del povero ed umile curato, ma anche ai soldati Spagnoli che “insegnavano la modestia” alle fanciulle e alle donne, che “accarezzavano le spalle” ai mariti e ai padri, e che “alleggerivano il lavoro” nelle vigne ai contadini, sfruttando ingiustamente il loro potere di colonizzatori.
L’indegnità morale è chiaramente rivolta a Don Abbondio, personaggio statico che non evolverà il suo carattere durante il corso del romanzo.

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