PROEMIO L’IRA DI GIUNONE 1-33

PROEMIO L’IRA DI GIUNONE 1-33

PROEMIO L’IRA DI GIUNONE 1-33



Il proemio e l’ira di Giunone [vv. 1-33]

Come l’Iliade e l’Odissea, l’Eneide si apre con l’esposizione dell’argomento del poema e l’invocazione alla Musa: il poeta si appresta a narrare le dolorose vicende e i pericoli affrontati da Enea prima di stabilirsi nel Lazio dopo la fuga da Troia, e chiede alla Musa che gli ricordi il motivo dell’ira implacabile che spinge Giunone a tenere lontani Enea e i suoi compagni dal lido italico. La dea predilige la città di Cartagine e agli antichi motivi del suo odio verso i Troiani se ne aggiunge un altro ben più grave: se Enea si insedierà nel Lazio, da lui discenderà una stirpe che dominerà su tutti i popoli del Mediterraneo e porterà rovina alla città che le è cara.

[vv.34-80]

La flotta troiana, continuando il suo viaggio, salpa dalla Sicilia diretta verso il Lazio. Giunone, risentita, si propone di ostacolare con ogni mezzo il viaggio di Enea. La dea è consapevole del fatto che il destino dell’eroe è quello di raggiungere l’Italia, ma non desiste dall’intento perché, se lo facesse, perderebbe il prestigio proprio della regina degli dèi. Si reca perciò presso la sede del re dei venti, Eolo, e lo convince a scatenare una furiosa tempesta contro la flotta di Enea. Come compenso, giunone promette in sposa a Eolo la più bella delle sue sette Ninfe.