I LIMONI

I LIMONI

DI EUGENIO MONTALE

PARAFRASI E ANALISI


INTRODUZIONE ALLA POESIA I LIMONI

La poesia “I Limoni” fu scritta tra il 1921 e il 922 da Montale.
“I limoni” è una poesia simbolica, o meglio è una poesia polisimbolica perché i Limoni hanno più significati.
I Limoni simboleggiano innanzitutto la possibilità che ha l’uomo di potersi raccogliere in meditazione per iniziare il viaggio verso il soprannaturale.
Ecco come Elio Gioanola esprime questo significato:<<i Limoni, nella loro struggente umiltà, sanno regalare una ricchezza più autentica e radicale, quella d’apertura verso una dimensione che sta al di là della rete stringente della contingenza reale…..gli umili limoni, con il loro profumo edificano, alludono alla trascendenza, in una direzione che va dal naturale e dall’umano al divino>>. Secondo Romano Luperini “I Limoni” rappresentano <<l’aspirazione all’armonia, alla pienezza, alla integrità psichica, e dunque a un inno che viene riconosciuto ormai impossibile, ma cui si continua a pensare con nostalgia>>.
Gli altri significati dei Limoni sono la ricerca di scoprire la verità sull’universo e il significato della vita attraverso momenti solitari a contatto con la natura.
Ma questa resta muta e non comunica all’uomo i suoi segreti per cui il tentativo della scoperta ricomincia di nuovo in un nuovo tentativo più conscio e più aperto. Ecco come Maurizio Dardano spiega questo significato:<< I Limoni attraggono l’attenzione del poeta perché, al di là del loro aspetto esteriore, essi sembrano nascondere un significato più profondo, che il poeta si sforza di decifrare.
I versi di Montale nascono dal desiderio di comprendere il mondo che lo circonda, piuttosto che da un atteggiamento contemplativo o sentimentale: ma questo desiderio di conoscenza è destinato a rimanere inappagato, e le cose restano chiuse nel loro segreto, senza che l’uomo riesca a scoprirne il senso>>.
L’altra grande novità della poesia riguarda il linguaggio poetico.
Esso è aspro ed irto si suoni duri e molto vicino al linguaggio parlato, ma solo apparentemente, perché in effetti il linguaggio della poesia è altamente poetico ed aulico, benché pieno di espressioni linguistiche vicine al parlato comune.
La poesia esprime tutto il pessimismo razionale del poeta e si ricollega al celebre Canto di G. Leopardi “Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia”.
In questo Canto il Leopardi chiede alla luna di dire al poeta il significato della vita, ma la luna rimane silenziosa e muta.
Allo stesso modo Montale chiede alla Natura di svelare i suoi segreti, ma essa resta muta e silenziosa, lasciando l’umanità priva di senso.
Ma gli uomini hanno la possibilità di ritentare di carpire i segreti in un continuo ed estenuante tentativo di ricerca, che forse un domani non sarà vano ma utile.
I limoni rappresentano la forza e il coraggio per gli uomini andare avanti in questa ricerca del significato della vita.
I limoni rappresentano anche un momento religioso incluso dal poeta nei versi 34 –36:<<sono i silenzi in cui si vede/ in ogni ombra umana che si allontana/ qualche disturbata Divinità>>.
I limoni sono il simbolo della razionalità dell’uomo che pur costretto a vivere in una natura ostile ha a disposizione la mente che << indaga accorda disunisce/ nel profumo che dilaga / quando il giorno più languisce>>.
E come scrive Dardano<< questa sequenza di verbi esprime la tensione conoscitiva dell’uomo, la sua appassionata ricerca intellettuale.
L’accento posto sulla parola mente ci fa capire come per Montale la poesia sia prima di tutto uno strumento razionale di conoscenza e di interpretazione della realtà>>.


PARAFRASI

1-3.laureati: incoronati di foglie di alloro, e cioè onorati pubblicamente. Si muovono: una delle tante forme stilizzatamente prosastiche della lirica, che già segna un contrasto ironico con i laureati. Dai…. Usati: la polemica non è formale, ma di atteggiamento etico – conoscitivo; i nomi poco usati indicano una poesia intesa ad abbellire arbitrariamente la realtà.
4-10. per me:quanto a me. Evidente la sottolineata cadenza prosastico – discorsiva, di poeta non laureato. Riescono: sboccano. Agguantano…. Anguilla: a parte la prosaicità di quell’agguantare, tutta la scena si svolge su di un registro dimesso: le pozzanghere sono, per giunta, quasi secche, le anguille sono sparute. Più oltre si parla di viuzze e ciglioni, con coerenza stilistica e figurativa. Mettono: immettono.
11-21. nella seconda strofa, e ancor più nella terza, linguaggio e stile si elevano progressivamente; l’andamento prosaico domina dunque soprattutto nella prima, con intento parodistico, anche se non è ancora qui del tutto assente. Permane tuttavia li tono discorsivo nel ritmo, dove a volte si hanno dissonanze più evidenti, come ai vv 14-20, fuori d’ogni misura consueta, ma sempre un andamento inteso a simulare un tono non elevato di discorso.
13-17. d’improvviso il paesaggio si innalza a un movimento di intensità contemplativa, che tramuta il quotidiano in presentimento e prefigurazione d’un significato ignoto; d’una presenza che per un attimo rompe la monotonia del mondo, degli atti e gesti consunti. D’altra parte si ha qui una sorta di ossimoro esistenziale: il profumo non sa elevarsi da terra, come la presenza – promessa cui si alludeva, e la dolcezza che i rami, pur amici, producono è inquieta. Divertite: rivolte in direzione opposte non coerenti né conciliabili, e che quindi sviano da ogni meta.
24. il segreto: e’un ipotesi probabilistica, per il Montale più maturo, anche questo segreto ultimo delle cose. L’ipotesi che debba esistere una loro necessità di là dalla contingenza.
25-29. talora…. Verità: La vita dell’uomo appare dominata da una ferrea necessità; una catena che vincola strettamente la libertà, un filo imbrogliato che non ci consente di uscire dal labirinto dell’esistenza. Il sogno è quello d’un “punto morto”, non necessitante, d’un varco, come lo chiamerà altrove il Montale, che ci consenta di attingere immediatamente qualche verità, di fonderci con essa. Come si vede questa verità non è un fatto razionale, ma una rivelazione improvvisa, un’illuminazione.
30-36. nasce così il sogno d’un conoscere che sia anche una più autentica forma di essere. E allora il profumo diventa presentimento d’un di là dalla contingenza instabile, suscita un nuovo slancio della mente che indaga, accorda, distingue. In questi silenzi, in questa suprema tensione, sembra quasi di ritrovare un’impronta divina nell’uomo; di riscoprirne il carattere di necessità, assicurato dalla stessa volontà indagatrice della mente, dalla sua capacità di attingere il vero. Ma si tratta di un illusione.
39. cimase: cornicioni delle case.
40-42. e’ il ritorno al tedio di sempre, di una vita di cui si ignorano ragione e scopo. Si veda la pioggia che stanca la terra, il tedio del vivere che diviene presenza folta, corposa, la luce che manca, l’amarezza che pervade l’anima: tutti segni di delusione totale.
49. le…. Solarità: analogicamente l’esplodere improvviso del giallo dei limoni si tramuta in dorato squillo della gioia solare.


ANALISI DEL TESTO

Tono discorsivo e colloquiale: Rivolgendosi direttamente al lettore, in forma pacata e quasi confidenziale («Ascoltami»), il poeta introduce un tono discorsivo e sommesso, che corrisponde ai contenuti e alle caratteristiche della sua poesia; una poesia che tende alla colloquialità (ancora «Vedi», con cui si apre simmetricamente la terza strofa), senza rinunciare alle spezzature e sprezzature del parlato, come al v. 4: «Io, per me, amo le strade» (anche se il discorso può poi impennarsi nell’uso raro e ricercato di un termine, come la particolare accezione di « riescono agli », sostituito alla precedente stesura «portano nei fossi / erbosi», con l’ulteriore ricorso alla figura retorica dell’anastrofe). Rifiuto della poesia aulica: Il significato programmatico del testo consiste nel rifiuto di una versificazione aulica e sublime, qual è quella, ufficiale e tradizionale, propria dei «poeti laureati», fatta di nobili presenze e di termini selezionati. Ad essa Montale contrappone una realtà comune, costituita da un paesaggio povero e scabro, che vive di presenze consuete e concrete: «erbosi / fossi », « pozzanghere / mezzo seccate » (con « qualche sparuta anguilla »), « viuzze », « ciglioni », « ciuffi delle canne », « orti ». La parola concreta e oggettiva: E’ questo il percorso della poesia indicato da Montale, che (sulla linea proposta dal Pascoli) rifiuta l’uso generico e indeterminato della parola, ma se ne serve per indicare con precisione cose e oggetti dalla fisionomia specifica, nettamente individuale e determinata. Al culmine si pone qui l’immagine risolutiva e simbolica dei «limoni», emblema di una realtà nuda e aspra, ma intensamente viva e colorata. La natura: La natura descritta in questi versi è una realtà tangibile e animata, seppure nell’immobilità quasi stagnante di un’atmosfera che resta strettamente legata alla sua dimensione terrena, quasi per il timore di smarrirsi in orizzonti troppo vasti e indefiniti. Lontano resta l’«azzurro», in cui le <<gazzarre degli uccelli /si spengono», mentre permangono, tenaci, «i sensi di quest’odore / che non sa staccarsi da terra» (vv. 15-16). Realtà elementare e aspra: Solo in questa realtà, così elementare e brulla, è possibile strappare («a noi poveri») un po’ di pace e di felicità («la nostra parte di ricchezza»), che consiste appunto, emblematicamente, nell’«odore dei limoni»; un «odore» (con evidente ripresa del termine dal v. 15) e una «ricchezza» che sono ugualmente lontani dalla profondità del cielo (l’astrazione di una poesia in cui il soggetto si pone in immediato contatto con l’assoluto) e dal clamore del mondo, dalle «passioni» e dalla «guerra» della storia, con una significativa reminiscenza gozzaniana (dai vv. 181-198 della Signorina Felicita, T67, e in particolare dal v. 197: «Meglio fuggire dalla guerra atroce »). Significato esistenziale: Nel denso e gravido silenzio della natura, le «cose» sembrano abbandonarsi, come se fossero sul punto di rivelare il «segreto » della loro elementare presenza, lasciando intravedere « il punto » o « il filo » da cui sdipanare il misterioso e incomprensibile disegno dell’esistenza. Come ha scritto Guglielminetti, « la tematica povera di Montale si rivela capace d’insospettabili aperture metafisíche. La scelta di argomenti minori, in altri termini, è in funzione della loro allusività al significato ultimo dell’esistenza: la ricerca d’una verità che sia in grado di rendere ragione delle pause e degli intervalli in cui si libera talora la vita autentica della Natura». Difficoltà e limiti della conoscenza: Solo di qui, da questa riduzione al “grado zero” di una nuda ed essenziale realtà, quasi vicina alle ragioni di una identità originaria e immutabile, sembra potersi aprire un varco alla conoscenza: quella, difficile e faticosa, cui allude in particolare il v. 31 (<<la mente indaga accorda disunisce>>), in cui l’assenza di punteggiatura sottolinea il carattere affannoso dell’operazione, mentre l’ultimo verbo ne vanifica lo sforzo. Anche gli spiragli che parevano aprirsi non lasciano scorgere, in fondo, la chiarezza di alcuna luce: l’immagine del divino che in queste “epifanie” sembra di scorgere nella natura è ingannevole. L’esaurirsi delle speranze: L’avversativa del v. 37 segna infatti il chiudersi di ogni prospettiva di speranza («Ma l’illusione manca…»), che non a caso coincide con il mutare del paesaggio: alla campagna immersa nella calura estiva si sovrappone (e si sostituisce) «il tempo/nelle città» («rumorose», e quindi tali da impedire ogni capacità di attenzione e di concentrazione), dove la natura è scomparsa e anche il cielo, l’ azzurro si mostra/ soltanto a pezzi»; la pioggia autunnale e «il tedio dell’inverno sulle case» soffocano la vita, togliendo la luce alle cose e portando la morte nell’«anima» (si noti il bisticcio « avara » / « amara »). Ma nell’alterna vicenda delle stagioni, e nel loro significato esistenziale, la scoperta dei «gialli dei limoni», che si intravedono all’interno di un cortile, riporta il calore della vita e la felicità di una rinata illusione. Il rinascere dell’illusione: E’ una delle poche poesie dì Montale cui si possa attribuire, alla fine, un significato e un messaggio posìtivi, in quanto lasciano aperta una prospettiva di speranza; ma la speranza consiste unicamente, in Montale, nell’estrema riduzione dell’oggetto del desiderio, in un elemento povero e comune, su cui concentrare, simbolicamente, le certezze limitate di un’effimera gioia, senza ulteriori attese di palingenesi e di rinnovamenti.