Popolazioni pre-Romane

Popolazioni pre-Romane

I più antichi abitatori della nostra terra furono i Liguri, un’antica popolazione attestata intorno al 2000 a.C. nel nord Italia e nella Francia meridionale. I Liguri vengono descritti come di costituzione robusta, rudi, amanti della guerra, abituati ad una vita difficile per procurarsi i mezzi di sostentamento e dedicati anche al commercio e alla navigazione.
Con L’avanzare dei Celti nel Nord Italia durante il VI-V secolo a.C., i Liguri furono respinti a sud del Po, ovvero vi fu una mescolanza tra le due popolazioni. In quel periodo la tribù celtica dei Salassi occupò i Canavese e la Valle d’Aosta, mentre la piana Vercellese fu dominio della tribù dei Libici. Di questa tribù parla il Guala in Vercelli romana2. I Libici detti anche Libui e Debekioi, Secondo Livio (V, 32, 2 – XXI, 38,7 – XXXIII,37,5) e Polibio (II,17,3) sono Celti che, emigrati tra il 650 e il 400 in Italia, occuparano la maggior parte della regione tra il Po e le Alpi. Ma Plinio (III,17,24) affermando Vercellae Libicorum ex Salyis hortae collega i Libici con i Salii o Salluvii transalpini, estesi largamente tra il corso inferiore del Rodano e le Alpi Marittime. Anche Livio, sembra collocare i Libici coi Salluvii (V, 35, 2): Libui considunt post hos (Cenomanos et Insubres) Salluvii prope antiquam gentem Laevos Ligures incolantes circa Ticinum amnem. Poiché i Salluvii sono detti talvolta Liguri (Plinio Nat. Hist. III,47) ciò vuol dire, come ha opinato il De-Sanctis, (Storia dei Romani, vol. II, pag. 160), che si mescolarono coi Liguri che avevano trovato nelle loro sedi dell’età storica; già in Strabone i Salii (IV,6,3) sono detti KeltoligueV. Le vicende dei Libici che avevano per centro principale Vercelli sono confuse, nei secoli seguenti, con quelle degli Insubri, popolazione celtica con sede principale a Mediolanum, la quale doveva avere esteso la sua supremazia sulle popolazioni vicine se al principio della seconda guerra punica, vediamo gli Insubri lottare direttamente con i Taurini1.

Successivamente altre tribù galliche quali quelle dei Boi, dei Lingoni e dei Senoni valicarono le Alpi, per il passo del Gran San Bernardo. Attraversarono la Valle d’Aosta e si spinsero molto a sud, fin nelle odierne regioni dell’Emilia e delle Marche, dove si stabilirono. I Salassi vengono nominati per la prima volta dagli storici latini in occasione della discesa di Annibale, anche se essi non si allearono, come avevano fatto altre tribù galliche, con il condottiero Cartaginese per combattere contro Roma.
Tra le tribù dei Salassi e dei Libui, verosimilmente tra Santhià e la Serra, vi era il dominio dei Vittimuli, padroni dell ricchissime miniere d’oro della Bessa. Ma chi erano questi Vittimuli, quale il loro territorio e dove si trovava la città di Vittimula, citata dal diploma di Ottone III del 7 maggio 999?
L’etimologia del nome Vittimulo è controversa e sono state date varie intrepretazioni, di cui citiamo solo le due più verosimili. Secondo il Rusconi Victimulus si compone di vic e mul. Vic viene dal celtico ik o vic, che significa punta acuta o scalpello; mul o mol significa monte. Vittimulo significherebbe allora spezzatore di monti o minatore. Secondo lo Zennari invece deriverebbe da vicus e tumulus, quindi i Vittimuli sarebbero villaggi collocati su rialzi del terreno o tumuli.
I Vittimuli sono sempre legati all’esistenza di Vercellae, termine celtico che indica terreno di origine alluvionale, che come abbiamo visto nella nostra breve storia geologica non manca mai nel nostro territorio. Questi depositi alluvionali opera del grande minatore, il ghiacciaio Balteo, e ricchi di residui metallici si prestavano all’attività estrattiva con relativa facilità e grande profitto. Le Vercellae erano particolarmente abbondanti e ricche di metallo lungo i corsi dei fiumi, e si trovavano in un gran numero di località della pianura Padana: Aquileia, Piacenza, Bologna, ma anche nella bassa Italia, in Gallia e Iberia. Il nome passò poi a distinguere qualche villaggio o città attigua e Vercellesi erano chiamati gli abitanti di questi territori. Certamente tra le attività dei Vittimuli vi era l’estrazione dell’oro non solo dalla Bessa, ma anche dai depositi alluvionali dell’alveo dell’Elvo, della Dora e del Sesia.
Il termine Vittimulo o Ictimulo non indicherebbe quindi un popolo o una tribù, ma il mestiere dell’estrazione dei metalli e in particolare dell’oro. Difficile dire se fossero Salassi, Salii, Levi o Libui, data la compenetrazione tra questi popoli nella nostra regione. Le aurifodine della Bessa si trovano proprio all’incrocio dei territori occupati da tutte queste popolazioni, ed è logico quindi non dubitare delle continue guerre tra Salassi e Libui per lo sfruttamento delle aurifodine raccontate da Plinio, Strabone e Dione Cassio. Proprio in seguito ad una controversia tra Libui e Salassi sulle miniere d’oro del vercellese, nel 143 a.C. il Console Appio Claudio Pulcro, guidò un esercito contro i Salassi in favore dei Libui alleati. Da cui si vede l’abilità di Roma nello sfruttare a proprio vantaggio le controversie locali: divide et impera!
Tagliamo corto (per ora) sull’ubicazione di Vittimula, dicendo solo che si trovava nella piana di San Secondo di Salussola e che certamente dovevano essere fitti i collegamenti tra Vittimula e Santhià tramite il Brianco, perché proprio da Santhià l’oro estratto doveva transitare per arrivare sulle vie di grande comunicazione. Allora come oggi il nostro paese doveva essere un posto di grande transito. L’attività fu frenetica in epoca romana e dovette continuare per tutto l’alto medioevo, ragion per cui avremo modo di parlarne ancora. Anche l’istituzione dell’importante mercato o fiera del Brianco dovette in qualche modo essere legata a questa via di comunicazione tra Vittimula e Santhià.
Le origini romane di Santhià sono ampiamente documentate da numerose iscrizioni, fra cui un’ara di granito dedicata a Giove, e da altri reperti archeologici. Un sepolcreto è infine attestato presso le cascine di Pragilardo. Sull’epoca pre romana i documenti sono scarsi, ma non mancano i reperti archeologici. In un’iscrizione riportata dal Durandi, di cui tuttavia abbiamo ragione di dubitare, vi è la dedica degli abitanti di un pago degli Ittumuli (Vittimuli). Su questa ed altre iscrizioni avremo modo di ritornare, quando il tempo libero dell’autore lo consentira