Plinio L’eruzione del Vesuvio

Plinio L’eruzione del Vesuvio

C. PLINIUS Secundus (61/62-113/114)

Epistularum liber VI, 16

PLINIUS CORNELIO TACITO SUO S.
C. Plinio (dice) salute al suo Cornelio Tacito.
Petis ut tibi avunculi mei exitum scribam, quo verius tradere posteris possis: gratias ago. Nam video morti eius, si celebretur a te, immortalem gloriam esse propositam. Quamvis enim pulcherrimarum clade terrarum, ut populi, ut urbes, memorabili casu, quasi semper victurus occiderit; quamvis ipse plurima opera et mansura condiderit, multum tamen perpetuitati eius scriptorum tuorum aeternitas addet. Equidem beatos puto, quibus deorum munere datum est aut facere scribenda, aut scribere legenda; beatissimos vero quibus utrumque
Mi chiedi di scriverti la fine di mio zio materno, per poterla tramandare ai posteri più fedelmente: (te ne) rendo grazie. Infatti mi rendo conto che per la sua morte, se è celebrata da te, si prospetta una gloria immortale. Benché infatti sia morto nella distruzione di bellissime terre per un evento memorabile, quasi destinato a vivere per sempre come i popoli, come le città; benché egli stesso abbia prodotto opere numerosissime e destinate a rimanere, molto tuttavia alla sua perennità aggiungerà l’eternità dei tuoi scritti. In verità ritengo felici coloro ai quali è stato dato per dono degli dei o di fare cose degne di essere scritte o di scrivere cose degne di essere lette; felicissimi poi coloro ai quali (è stato dato) sia questo che quello. Nel novero di costoro sarà il mio zio materno, grazie ai suoi libri e ai tuoi.


. Horum in numero avunculus meus suis libris et tuis erit. Quo libentius suscipio, deposco etiam quod iniungis. Erat Miseni, classemque imperio praesens regebat. Nonum Kal. Sept., hora fere septima, mater indicat ei apparere nubem inusitata et magnitudine et specie.
Motivo per cui più volentieri accetto, anzi chiedo ciò che solleciti. Si trovava a Miseno e comandava la flotta personalmente. Il nono giorno (prima delle) Calende di Settembre, circa all’ora settima, mia madre gli fa notare che sta apparendo una nube sia di grandezza che di aspetto insoliti.


Usus ille sole, mox frigida, gustaverat iacens studebatque: poscit soleas, ascendit locum ex quo maxime miraculum illud conspici poterat. Nubes (incertum procul intuentibus ex quo monte; Vesuvium fuisse postea cognitum est) oriebatur, cuius similitudinem et formam non alia magis arbor quam pinus expresserit.
Egli, che aveva preso sole e poi un bagno freddo, aveva pranzato stando sdraiato e studiava; chiede i sandali, sale su un luogo dal quale quel fatto straordinario poteva essere osservato al meglio. Una nube (era incerto, per coloro che guardavano da lontano, da quale monte; dopo si seppe che era stato il Vesuvio), si alzava la cui figura e forma nessun altro albero più del pino potrebbe rappresentare.


Nam longissimo velut trunco elata in altum, quibusdam ramis diffundebatur: credo, quia recenti spiritu evecta, deinde senescente eo destituta, aut etiam pondere suo victa, in latitudinem evanescebat: candida interdum, interdum sordida et maculosa, prout terram cineremve sustulerat. Magnum propiusque noscendum, ut eruditissimo viro, visum. Iubet Liburnicam aptari: mihi, si venire unā vellem, facit copiam.
Infatti sollevata verso l’alto come da un lunghissimo tronco si diffondeva in alcuni rami; credo perché, innalzata dal soffio vicino, poi indebolendosi quello, abbandonata, o anche vinta dal suo peso, si dissolveva in larghezza; talvolta candida, talvolta sporca e macchiata, a seconda che aveva sollevato terra o cenere. Come ad un uomo molto erudito, a lui sembrò una cosa importante e da conoscere più da vicino. Ordina che sia preparata una Liburnica; a me, se volevo andare insieme, offre la possibilità.


Respondi studere me malle; et forte ipse quod scriberem dederat. Egrediebatur domo, accipit codicillos Rectinae Tasci imminenti periculo exterritae (nam villa eius subiacebat, nec ulla nisi navibus fuga): ut se tanto discrimini eriperet orabat. Vertit ille consilium, et quod studioso animo inchoaverat, obiit maximo.
Risposi che io preferivo studiare; e per caso egli stesso aveva assegnato qualcosa da scrivere. Usciva di casa, riceve un messaggio di Rettina (moglie di) Tasco atterrita dall’imminente pericolo (infatti la sua villa era sotto e non c’era alcuna (possibilità di) fuga se non con le navi): lo pregava di strapparla a un rischio così grave. Egli cambia decisione, e quello che aveva intrapreso con animo desideroso di conoscere affrontò con animo molto coraggioso.


Deducit quadriremes, ascendit ipse non Rectinae modo, sed multis (erat enim frequens amoenitas orae) laturus auxilium. Properat illuc unde alii fugiunt; rectumque cursum, recta gubernacula in periculum tenet, adeo solutus metu, ut omnes illius mali motus, omnes figuras, ut deprehenderat oculis, dictaret enotaretque.
Fa mettere in mare delle quadriremi, si imbarca lui stesso intenzionato a portare aiuto non solo a Rettina, ma a molti (infatti era popolosa la bellezza del litorale). Si affretta verso là donde gli altri fuggono; e tiene la rotta diretta, i timoni diretti verso il pericolo, a tal punto libero da paura, da dettare e commentare tutte le variazioni di quella sciagura, tutti i fenomeni come li aveva colti con lo sguardo.


Iam navibus cinis incidebat, quo propius accederent, calidior et densior; iam pumices etiam nigrique et ambusti et fracti igne lapides; iam vadum subitum ruinaque montis litora obstantia. Cunctatus paulum an retro flecteret, mox gubernatori ut ita faceret monenti: “Fortes” inquit, “fortuna iuvat; Pomponianum pete.” Stabiis erat diremptus sinu medio. Nam sensim circumactis curvatisque litoribus mare infunditur.
Già sulle navi cadeva cenere, più calda e più fitta quanto più vicino si accostavano; già anche pomici e pietre nere e bruciacchiate e spezzate dal fuoco; già una secca improvvisa e litorali che facevano da ostacolo per il crollo del monte. Avendo esitato un po’ (chiedendosi) se piegare all’indietro, subito al timoniere che lo ammoniva a fare così: “La sorte” disse, “aiuta i coraggiosi; dirigiti verso Pomponiano.” Costui era a Stabia appartato dal centro del golfo. Infatti il mare si insinua gradualmente in litorali arrotondati e ricurvi.


Ibi, quamquam nondum periculo appropinquante, conspicuo tamen, et, cum cresceret, proximo, sarcinas contulerat in naves, certus fugae, si contrarius ventus resedisset; quo tunc avunculus meus secundissimo invectus, complectitur trepidantem, consolatur, hortatur; utque timores eius sua securitate leniret, deferri se in balineum iubet, lotus accubat, coenat, atque hilaris, aut, quod aeque magnum, similis hilari.
Lì, benché il pericolo non si avvicinasse ancora, ma fosse tuttavia evidente, e, crescendo, fosse molto vicino, Pomponiano aveva caricato i bagagli sulle navi, deciso alla fuga, se il vento contrario si fosse calmato; allora mio zio, spinto da un vento molto favorevole, abbraccia lui trepidante, lo consola, lo esorta; e per alleviare con la propria tranquillità i suoi timori, chiede di essere portato nel bagno, una volta lavato si sdraia, cena e lieto, o, cosa che è altrettanto straordinaria, simile a uno lieto.


Interim a Vesuvio monte pluribus locis latissimae flammae, altaque incendia relucebant, quorum fulgor et claritas tenebris noctis excitabatur. Ille agrestium trepidatione ignes relictos desertasque villas per solitudinem ardere, in remedium formidinis dictitabat: tum se quieti dedit et quievit verissimo quidem somno.
Frattanto dal monte Vesuvio in più luoghi risplendevano vastissime fiamme e alti incendi, il cui bagliore e splendore era messo in evidenza dalle tenebre della notte. Egli andava dicendo, a rimedio della paura, che ardevano dei fuochi lasciati accesi per lo spavento dei campagnoli e delle ville abbandonate in luoghi disabitati; poi si diede al riposo e riposò con un sonno in verità molto profondo.


Nam meatus animae, qui illi propter amplitudinem corporis gravior et sonantior erat, ab iis qui limini obversabantur, audiebatur. Sed area ex qua diaeta adibatur, ita iam cinere mixtisque pumicibus oppleta surrexerat, ut, si longior in cubiculo mora, exitus negaretur. Excitatus procedit, seque Pomponiano ceterisque qui pervigilarant reddit. In commune consultant intra tecta subsistant an in aperto vagentur.
Infatti il respiro, che egli aveva piuttosto pesante e sonoro a causa della corpulenza del fisico, veniva sentito da coloro che si avvicinavano alla porta. Ma il cortile dal quale si accedeva al soggiorno, ricoperto di cenere e di pomici mescolate, si era innalzato già al punto che, se (fosse stato) più lungo l’indugio nella stanza da letto, sarebbe stata impossibile l’uscita. Risvegliato si fa avanti e si ricongiunge a Pomponiano e agli altri che erano rimasti svegli. Insieme discutono se restare dentro le abitazioni oppure vagare all’aperto.


Nam crebris vastisque tremoribus tecta nutabant, et quasi emota sedibus suis, nunc huc nunc illuc abire aut referri videbantur. Sub dio rursus, quamquam levium exesorumque pumicum casus metuebatur, quod tamen periculorum collatio elegit; et apud illum quidem ratio rationem, apud alios timorem timor vicit. Cervicalia capitibus imposita linteis constringunt.
Infatti le case ondeggiavano per le frequenti e violente scosse e, quasi smosse dalle loro fondamenta, sembravano andarsene o ritornare ora qua ora là. Al contrario all’aperto si temeva la caduta di pomici benché leggiere e corrose, cosa che tuttavia il confronto dei pericoli fece scegliere; e in lui in verità il ragionamento vinse il ragionamento, negli altri la paura vinse la paura. Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste.


Id munimentum adversus incidentia fuit. Iam dies alibi, illic nox omnibus noctibus nigrior densiorque; quam tamen faces multae variaque lumina solvebant. Placuit egredi in litus et e proximo aspicere ecquid iam mare admitteret, quod adhuc vastum et adversum permanebat.
Quella fu la protezione contro gli oggetti che cadevano. Altrove (era) già giorno, lì una notte più nera e più fitta di tutte le notti; (notte) che tuttavia molte fiaccole e varie luci rendevano meno fitta. Si decise di uscire sul lido e vedere da vicino se ormai il mare concedesse qualche possibilità, (mare) che rimaneva ancora violento e avverso.


Ibi super abiectum linteum recubans, semel atque iterum frigidam poposcit hausitque; deinde flammae flammarumque praenuntius odor sulfuris alios in fugam vertunt, excitant illum.
Lì, stando sdraiato su un lenzuolo gettato a terra, chiese una volta e una seconda volta dell’acqua fredda e la bevve; poi delle fiamme e un odore di zolfo annunciatore di fiamme volgono in fuga gli altri, risvegliano lui.


Innitens servulis duobus assurrexit et statim concidit, ut ego colligo, crassiore caligine spiritu obstructo, clausoque stomacho, qui illi naturā invalidus, angustus et frequenter interaestuans erat.
Sorreggendosi su due schiavi si alzò e subito cadde, come io immagino, essendosi per la caligine troppo pesante bloccato il respiro e chiusa la gola, che egli aveva per natura debole, stretta e spesso infiammata.


Ubi dies redditus (is ab eo, quem novissime viderat, tertius) corpus inventum integrum, illaesum, opertumque, ut fuerat indutus: habitus corporis quiescenti quam defuncto similior.
Quando ritornò il giorno (questo era il terzo da quello che aveva visto per ultimo) il suo corpo (fu) ritrovato intatto, illeso e coperto come era stato vestito; la posizione del corpo era più simile a (quella di) uno che riposa che a (quella di) un morto.


Interim Miseni ego et mater… Sed nihil ad historiam, nec tu aliud quam de exitu eius scire voluisti. Finem ergo faciam: unum adiciam, omnia me, quibus interfueram, quaeque statim cum maxime vera memorantur, audiveram, vere persecutum: tu potissima excerpes. Aliud est enim epistulam, aliud historiam, aliud amico, aliud omnibus scribere.

Intanto a Miseno io e mia madre… Ma niente (a che fare) con la storia; né tu hai voluto sapere altro se non della sua morte. Quindi finirò; aggiungerò una sola cosa, (cioè) che io ho esposto fedelmente tutte le cose alle quali ero stato presente e che avevo sentito subito, quando particolarmente si ricordano le cose vere; tu sceglierai le cose più importanti. Altro è infatti scrivere una lettera, altro una storia, altro per un amico, altro per tutti.