PIOVE ANALISI EUGENIO MONTALE

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PIOVE ANALISI EUGENIO MONTALE

PIOVE da Satura 1971


Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli1
di bambini.

Piove                                      
da un cielo che non ha
nuvole2.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema3.                                 
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra4.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale5.          

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte6.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato7.

Piove sui nuovi epistèmi8
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato9, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati10,
piove sul progresso11
della contestazione,
piove sui works in regress12,
piove
sui cipressi malati13
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione14.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei è solo la mancanza
e può affogare15.

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ANALISI

 

Metrica: otto strofe diseguali di versi, con la presenza di rime sparse. La parola «piove» apre ogni strofa e compare in maniera ossessiva per ben quindici volte, sempre a inizio di verso.
Il verbo è chiara allusione a «La pioggia del pineto». D’Annunzio alterna il verbo a imperativi che invitano a fare silenzio per ascoltare le «parole più nuove/ che parlano gocciole e foglie/ lontane» e parla di una pioggia reale che genera nell’uomo e nella donna una sensazione di coinvolgimento con la natura e un’esperienza dei sensi. Montale, invece, moltiplica la presenza numerica dell’espressione «piove» ed elimina i verbi che invitano ad ascoltare, proprio come se non ci fosse nulla di positivo da udire e da apprezzare. La moltiplicazione più o meno frequente del verbo nelle strofe trasmette l’impressione di una pioggia più o meno rada. Obiettivo di Montale non è ricreare una situazione fisica o un’esperienza sensoriale ma comunicare con un linguaggio metaforico. 

 
Significato:

I toni dominanti sono quello sarcastico e quello di un lamento doloroso. Il riferimento polemico di Montale è ovviamente D’Annunzio che aveva pensato di poter rendere la propria vita un’opera d’arte, che aveva divulgato e banalizzato la teoria del superuomo di Nietzsche.
Dalla terza strofa comprendiamo che il poeta sta dialogando con la moglie scomparsa nel 1963; non accenna a lei come D’Annunzio fa con Ermione, ma  solo tramite il rapido riferimento  alla tomba di San Felice. Piove sulla tomba dell’amata, perché il tempo distacca dalle persone care che non rimangono nemmeno nel ricordo. Tutto è effimero e la natura sembra sempre uguale a sé, insensibile e impassibile.
La pioggia cade anche sul passato letterario del poeta (gli Ossi di seppia), come«cartella esattoriale» e sulla «greppia nazionale» (la mangiatoia della politica italiana). Nella strofa successiva il giudizio negativo coinvolge non solo il mondo politico («piove sul Parlamento»), ma anche l’esperienza lavorativa («Piove su via Solferino», sede del «Corriere della sera»). «Piove senza che il vento/ smuova le carte»: la pioggia non cambia nulla, le carte rimangono nella medesima posizione.
Nella penultima strofa Montale ironizza sulle vantate acquisizioni, scoperte e invenzioni scientifiche della propria epoca, sulla presunzione dell’uomo che ha eliminato il senso di dipendenza da Dio, sui partiti, sulla contestazione giovanile del ’68, sul modo di pensare comune («sgocciola/ sulla pubblica opinione»). Nessuno sforzo umano sembra poter cambiare la realtà e risolvere la crisi e lo scetticismo è ormai universale.


1. tonfi e strilli appartengono al quotidiano che il poeta detesta. Anche le lotte sindacali (v.10) hanno perso senso.
2. le nubi – simbolo di pensieri, idee, stati d’animo che passano -sono assenti: anche il cielo è vuoto.
3. nel cimitero di San Felice a Ema, presso Firenze, si trovava la tomba della moglie.
4. la pace del cimitero si è estesa a tutta la terra, segnata da un immobilismo sterile.
5. la “favola bella” appartiene al passato. La fama dello stesso Montale (gli Ossi di Seppia, del 1925, sono la sua raccolta più famosa) sta sullo stesso piano della cartella delle tasse e dei maneggi dei politici corrotti (greppia= mangiatoia)
6. Piove sui simboli dello stato (la Gazzetta Ufficiale che raccoglie le leggi, il Parlamento che le emana); in via Solferino c’è la sede del Corriere della Sera, dove il poeta lavorava in quegli anni.
7. Non ci sono più muse ispiratrici, il sogno estetizzante di D’Annunzio è svanito; il dominio della scienza (simboleggiato da Arcetri, collina presso Firenze dove ha sede l’Osservatorio astronomico nazionale) coincide con la scomparsa dell’immaginazione e con un ferreo controllo sulla natura.
8. epistèmi: saperi, teorie.
9. indiato: l’uomo che si sente Dio e il cielo che si è ominizzato si riferiscono alle recenti imprese spaziali (la discesa sulla luna è del 21 luglio1969).
10. i teologi in tuta e paludati. Montale qui allude alle due “chiese politiche” allora dominanti in Italia, quella comunista e quella cattolica.
11. Il mito del progresso viene ribaltato ironicamente nel progresso della contestazione giovanile con riferimento alle contestazioni del ‘68.
12. “work in progress”, usato per indicare opere incompiute, viene capovolto in “work in regress”.
13. i cipressi sono malati per l’inquinamento.
14. La pubblica opinione riceve passivamente lo sgocciolio della pioggia.
15. Il pensiero torna alla moglie morta: sono la solitudine e la mancanza di lei a far piovere sul mondo rischiando di farlo affogare. Ma è solo la mancanza ad affogare: dove è ora Mosca non ci sono né acqua né atmosfera.

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