PIANTO ANTICO COMMENTO

PIANTO ANTICO COMMENTO

di Giosuè Carducci

Questa famosa poesia di Carducci è stata composta per la morte del figlio.


L’albero a cui tendevi

La pargoletta mano,

il verde melograno

Da’ bei vermigli fior,

 

Nel muto orto solingo

Rinverdì tutto or ora

E giugno lo ristora

Di luce e di calor.

 

Tu fior de la mia pianta

Percossa e inaridita,

Tu de l’inutil vita

Estremo unico fior,

 

Sei ne la terra fredda,

Sei ne la terra negra;

Né il sol più ti rallegra

Né ti risveglia amor

Commento

La poesia si intitola Pianto Antico perché è un pianto “eterno”: fin dall’antichità quando un figlio moriva si sentiva quell’ immenso dolore nel cuore; la poesia è stata scritta da Giosuè Carducci, poeta nato nel 1835 e morto nel 1907.

La poesia mostra 4 strofe composte ognuna da 4 versi di settenari. Il primo verso di ogni strofa è libero, i due nel mezzo sono a rima baciata (mano-melograno/ora-ristora/inaridita-vita/nera-rallegra). Rimano tra loro anche le ultime parole degli ultimi versi di ciascuna strofa (fior, calor, fior, amor). Ci sono 3 forti enjambement ai versi 1-2, 7-8, 9-10, l’ultimo viene messo dal poeta per evidenziare lo stato della pianta: percossa e inaridita.

Nelle ultime 2 strofe ci sono parole ripetute(tu, fior, sei, ti, nè). Il poeta ripete 3 volte la parola fior, per evidenziare una metafora: suo figlio è il fior della sua pianta. Le parole tu, sei, ti, sono state messe per far riconoscere che suo figlio è l’argomento principale della poesia. Un’altra parola ripetuta 2 volte al 15° e 16° verso è “nè”, che dà il senso della negatività.

C’è una frase ripetuta che è “sei ne la terra” messa secondo noi non solo per indicare la tomba, ma anche perché quando su una pianta un fiore appassisce, cade per terra morente. Lui vuole trasmettere attraverso queste parole il suo dolore per la morte del figlio che ormai non potrà più risvegliarsi.

C’è un’ allitterazione della “R” perché dà un senso di paura e dolore (albero, pargoletta, verde, melograno, vermigli, fior, orto, rinverdì, or, ora, ristora, calor, percossa, inaridita, estremo, fredda, terra, negra, allegra, risveglia, amor) e un’allitterazione della “O” che dà un senso di tristezza e solitudine che ritorna in due parole importanti, che sono muto e solingo (infatti l’orto è una personificazione e si sente solo perché non sente più la voce del bambino). Ci sono altre due evidenti metafore :la pianta rappresenta la vita del poeta il fiore il figlio.

Dalla poesia si nota che il poeta è pessimista e molto addolorato per la  morte del figlio, che sembra aver pochi anni. Il poeta si ricorda di quando il bambino giocava nell’orto dove pare ci fosse un melograno. Il poeta dice che anche se la primavera è tornata e tutto l’orto rifiorisce la sua vita resta com’è  a causa del dolore e della sua solitudine. Il fiore della sua vita è il figlio che è morto e lui lo descrive appassito,  e la sua pianta la descrive “percossa e inaridita”:percossa perché colpita dal dolore e inaridita perché non più capace di rigermogliare e riprendersi a causa di tutte le cose che gli sono successe.

Il poeta sottolinea più volte che anche se è tornata la bella stagione e tutte le piante ricominciano a germogliare, suo figlio non potrà più risvegliarsi.

FONTE:https://blog.libero.it/AngoloPoesia/8240926.html

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