PETRARCA – LE OPERE

PETRARCA – LE OPERE

PETRARCA – LE OPERE


a) Le Epistole

Il Petrarca compose molte lettere in latino, alcune effettivamente inviate, altre rielaborate o scritte appositamente per le diverse raccolte del suo epistolario con il quale intendeva affidare ai posteri un’immagine ideale di sè, come intellettuale della nuova cultura umanistica. Comunque tali opere sono servite attraverso i secoli anche per ricostruire piuttosto esattamente la vicenda autobiografica del poeta.

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Il Petrarca ordinò in alcune raccolte le “epistole”, lavorando a lungo a questo progetto: le Familiares, in 24 libri sono le epistole scritte fino al 1361 ad amici e conoscenti; le Seniles, scritte tra il 1361 ed il 1371, in 17 libri, raccolgono le lettere degli anni più tardi della sua vita; le Sine Nomine, in tutto 19, scritte tra il 1342 e il 1358, prive di indirizzo del destinatario perché di argomento violentemente polemico e politico, soprattutto contro la curia avignonese; leMetricae raccolgono le lettere scritte in versi.

Amici ed estimatori ne misero insieme 65 postume in una raccolta intitolata Variae.

In queste lettere troviamo il chiaro indirizzo della sua cultura che mirava ad una conoscenza veramente storica della civiltà antica; la stessa idea di raccogliere le lettere venne al Petrarca probabilmente dopo la scoperta dell’epistolario di Cicerone.

b) L’Africa

Quest’opera è un poema in esametri composto di 9 libri; vi si narra la seconda guerra punica seguendo molto da vicino la storia di Tito Livio e si celebra la figura di Scipione l’Africano e la grandezza di Roma in uno dei periodi più difficili. La scelta della storia antica è testimonianza, da parte di Petrarca, del nuovo atteggiamento assunto dall’intellettuale umanista.

Su questo poema il Petrarca aveva fondato grandi speranze per la sua immortalità e fu spinto all’impresa dal senso di patriottismo romano-nazionale che lo portò a celebrare in Scipione un eroe italico.

Nonostante la sonorità dell’esametro e gli sforzi di eleganza per abbellire la monotonia del verso epico, l’opera appare fredda, tranne negli episodi di Sofonisba e di Magone che compie un viaggio funereo da Genova a Roma e lamenta la vanità delle cose terrene.

c) il De viris illustribus

È una serie di biografie di personaggi romani illustri, da Romolo a Cesare, composta tra il 1338 ed il 1369, soggetta a numerose rielaborazioni, che impegnò molto il poeta così appassionato del mondo classico e delle narrazioni dei poemi epico-storici. Petrarca scrisse anche biografie di personaggi dell’Antico Testamento ma non riuscì a raccoglierle in una redazione definitiva e completa.

d) I Rerum memorandarum libri

 

È una raccolta, incompiuta, di aneddoti antichi riguardanti la prudenza; iniziata nel 1343 e portata avanti per soli due anni, è composta di soli 4 libri e di un frammento del quinto. L’opera era stata concepita per illustrare le quattro virtù cardinali tramite esempi di personaggi e di eventi storici.

e) il Secretum

È un’opera importante per la conoscenza della vita interiore del Petrarca, perenemente combattuto fra l’amore per i beni mondani e l’aspirazione ad un distacco definitivo da essi in una scelta più spirituale.

Scritto tra il 1342 ed il 1343 è un dialogo in 3 libri tra il poeta e S. Agostino; il santo, nel dialogo, spinge Petrarca a riconoscere la natura peccaminosa delle sue aspirazioni, non certo ultima quella della follia di un amore sensuale che per lungo tempo lo ha allontanato dall’unico vero bene spirituale della fede. Petrarca è in crisi e prende coscienza di tale crisi grazie alla presenza, durante il dialogo, di un’allegorica donna luminosa: la Verità. Il poeta si difende dalle accuse fondate del santo in maniera sempre più debole e alla fine non appare rinnovato, poiché rimanda la sua completa redenzione al tempo in cui i propri sentimenti, divenuti meno impetuosi, gli daranno finalmente tregua e gli permetteranno di operare la scelta più giusta.

Il Secretum, il cui titolo completo è De secreto conflictu curarum mearum, è molto utile per comprendere a fondo il senso del Canzoniere. Proprio S. Agostino, già acuto scrutatore di se stesso e anche lui dissoluto e miscredente in gioventù, oscillante tra gli impulsi dei beni terreni e l’aspirazione al cielo, come il poeta stesso, sta a a colloquio con il Petrarca che invano tenta di giustificare l’amore per Laura ricoprendolo di una vernice di religiosità, dicendo che tale amore lo innalza verso Dio. Anche in alcune liriche del Canzoniere ritroveremo questo dissidio interiore e questo tentativo di fare apparire a se stesso la passione, tutta terrena, per Laura un amore spirituale come quello di Dante per Beatrice. S. Agostino condanna Petrarca in questo suo amore terreno e non conciliabile con l’ascetismo.

Nel Secretum è così implicita una condanna della teorica d’amore del Dolcestilnovo e in esso la severa maestà della religione è vista e temuta nella sua potenza. Ma il poeta, con tutta la sua debolezza carnale, tenta sempre di resistere e in questo dissidio è il suo tormento.

Petrarca fu spinto a tale indagine intima dalla lettura delle Confessioni di S. Agostino, opera che lui amava particolarmente. Scrisse: “Quando leggo questo libro mi par di legger la mia vita”.  E quel dissidio tra realtà ed aspirazione, fra terra e cielo che èdiventato grande poesia nel Canzoniere, è qui nel Secretum allo stato di discussione teorica, di ragionamento e di indagine di una crisi interiore molto forte.

f) il De vita solitariae il De otio religioso

Scritto tra il 1346 ed il 1347 ma poi rielaborato lungamente in seguito, Il De vita solitaria è un trattato composto di 23 capitoli divisi in due parti in cui Petrarca fa un’appassionata difesa della vita solitaria, tranquilla e contemplativa dedita agli studi e lontana dalle passione mondane e terrene.

Il De otio religioso, scritto nel 1347 e pubblicato dopo dieci anni, è dedicato al fratello Gherardo, monaco a Montrieux, e vi si loda la pace contemplativa dei conventi alla quale, peraltro, il Petrarca non seppe mai ridursi.

g) il De remediis utriusque fortunae

È un’opera morale in cui l’autore cerca di mettere in guardia gli uomini contro le insidie della fortuna favorevole e di quella avversa. Scritto tra il 1356 ed il 1357 fu pubblicato nel 1366 ed è un trattato diviso in due parti composte da moltissimi dialoghi; in essi si raccontano varie situazioni in cui si può venire a trovare l’uomo, nella buona e nella cattiva sorte.

h) Le Invective

Sono tre scritti polemici, invettive appunto: quelle contro un medico, quella contro un uomo di alta condizione ma privo di cultura e di virtù e quella contro chi maledisse l’Italia.

Le prime, Invectivarum in medicum, sono 4 e furono pubblicate nel 1355; trattano della difesa della poesia e delle arti liberali contro le scienze fisiche e naturali. L’autore vuole porre in evidenza l’ignoranza di un medico francese a lui avverso e invita papa Clemente VI a liberarsi dai troppi dottori che inutilmente cercavano di curarlo. In realtà vedeva i medici come rappresentanti di una cultura ormai superata.

Nell’Invettiva contro un uomo di alta condizione (Invectiva contra quendam magni status hominem sed nullius scientiae aut virtutis), sempre del 1355, polemizza contro un cardinale che lo accusava di servilismo nei confronti dei Visconti e di scarsa cultura.

i) il De sui ipsius et multorum ignorantia

Si tratta sempre di un’opera polemica rivolta ad alcuni giovani filosofi aristotelico-averroisti di Venezia che lo avevano accusato di ignoranza e che egli, criticando le loro idee, vuole confondere per dimostrare la propria sapienza. E’ una prosa scritta nel 1367 che sancisce ufficialmente il passaggio dalla vecchia filosofia aristotelico-scolastica alla nuova filosofia dell’Umanesimo che mette al centro dei propri studi il problema dell’esistenza umana, della conoscenza del proprio intimo, del significato della propria vita.

l) il Bucolicum carmen

Comprende 12 egloghe allegoriche ricche di allusioni a persone ed a fatti contemporanei che spesso riguardano direttamente l’autore.  Il modello è naturalmente quello delle Bucoliche, o Egloghe, di Virgilio; Petrarca le compose tra il 1346 ed il 1348 per poi rielaborarle in seguito. Riprendendo lo scambio epistolare tra Dante e Giovanni del Virgilio (vedi Dante Alighieri: le opere), Petrarca, sotto la consueta veste pastorale, parla di personaggi reali, di casi privati della vita e di avvenimenti storici.


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