PERSONALITA DI FOSCOLO

PERSONALITA DI FOSCOLO

Ad influenzare la formazione di Foscolo sono soprattutto la cultura illuministica e le tendenze neoclassiche che dominavano in quel tempo. La cultura illuministica aveva i suoi principali esponenti in Pietro e Alessandro Verri, fondatori dell’“Accademia dei Pugni” e della rivista “IL CAFFÈ“, Melchiorre Cesarotti e Giuseppe Parini, che sono tra l’altro vivi quando Foscolo è giovane, il critico Giuseppe Baretti; comunque tutta l’atmosfera ancora fortemente influenzata dalla “novità” dell’Enciclopedia incide sulla formazione del giovane poeta veneziano.

Il Neoclassicismo, proveniente dall’intera stagione dell’Arcadia e dalle derivazioni Metastasiane che sono lontane solo pochi decenni dal loro fiorire, farà breccia immediatamente nel cuore di Foscolo. Egli non riisciràneppure ad avvertire il contrasto e le contraddizioni che potevano scaturire da un accostamento tra Illuminismo e Neoclassicismo.

Tuttavia il neoclassicismo che conosce Foscolo, nonostante si basi ancora sull’esaltazione della bellezza esteriore, è comunque diverso dalle esagerazioni, anche di cattivo gusto, barocche, o dalle deformazioni appositamente create dall’Arcadia per chiudere i poeti in un loro mondo dorato. Inoltre il neoclassicismo va oltre ed influenza tutti i campi artistici, compresa l’architettura che in questo tempo fiorisce secondo questo stile, caldeggiata dallo stesso Napoleone prima e dagli Austriaci poi perché in entrambi i casi lo stile ed il gusto neoclassico preludono ad un ritorno all’ordine dato da un’autorità di potere molto forte, che si contrapponga quindi ai tentativi democratici iniziati con la Rivoluzione Francese.

Del Neoclassicismo fa parte Antonio Canova, autore del ritratto marmoreo di Paolina Borghese, del monumento funebre a Vittorio Alfieri in Santa Croce e di altre importanti opere di questo periodo. A proposito del monumento funebre di Alfieri, va ricordato che fu voluto dalla donna di Alfieri, la contessa d’Albany, con la quale Foscolo entrerà in contatto e di cui diverrà buon amico.

Neoclassico è anche Vincenzo Monti che riesce ad essere antifrancese fino al 1797, quando è a Roma, segretario di un nipote del papa Pio VI, poi filofrancese tra il 1797 ed il 1814 quando è a Milano e tutto il Nord Italia Veneto escluso è nelle mani dei francesi e, alla caduta di Napoleone e con l’inizio della Restaurazione, diventa restauratore e seguace degli austriaci. In questo modo gli risulta facile ottenere sempre importanti incarichi culturali da tutti i regimi, rimanendo però fieramente ancorato al suo stile neoclassico che, appunto, si adattava a tutti i cambiamenti perché piaceva a tutti i poteri, essendo uno stile che non prevedeva l’uso di idee e che quindi non dava fastidio a nessuno.

Però il neoclassicismo che apprezza e pratica Foscolo, se da un lato riconduceva gli animi alla retorica classicista, allontanandoli in un mondo di pura e astratta bellezza e di pura erudizione dalle vicende politiche e della realtà della vita, dall’altra, nei migliori spiriti di quel tempo, favorì una prima presa di coscienza della nostra individualità nazionale che per allora si riconosceva nella classicità, sentita come patrimonio eminentemente italiano. Allora non dobbiamo cercare di mettere al bando il neoclassicismo perché a tale gusto si sono rifatti anche autori del calibro di Parini, che tutto aveva all’infuori del desiderio di sfuggire alla realtà.  Lo stesso Foscolo si serve del gusto neoclassico per completare l’importanza del proprio cammino di poeta, di artista in generale, di letterato e di patriota.

Foscolo a 18 anni, quando aspettava l’arrivo dei francesi, era un democratico repubblicano, giacobino. Il tema dello Stato ha sempre avuto una posizione centrale nel suo pensiero, tanto da indurlo al suo “pessimismo”. Egli è cosciente della sconfitta dell’illuminismo, benché lo possieda come elemento fondante la sua formazione. E’ un pessimista che per sopravvivere si crea illusioni (la bellezza, l’amore, la poesia, la patria), ed è fondamentalmente  un ateo materialista.