Passa la nave mia colma d’oblio

Passa la nave mia colma d’oblio

PETRARCA


Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla et Caribdi; et al governo
siede ’l signore, anzi ’l nimico mio. 4

A ciascun remo un penser pronto et rio
che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento humido eterno
di sospir’, di speranze et di desio. 8

Pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna et rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignorantia attorto. 11

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion et l’arte,
tal ch’incomincio a desperar del porto. 14

PARAFRASI

La mia vita trascorre dimentica dei propri doveri, come una nave che naviga in un mare tempestoso, in piena notte, d’inverno, fra pericoli da ogni parte; e a dirigerla, come un timoniere una nave, è l’amore che è il mio padrone, anzi il mio nemico.
Come fossero rematori ai remi di una nave, muovono la mia vita pensieri temerari e perversi, che sembrano non tener conto dei pericoli di dannazione; i miei sospiri d’amore, le mie speranze, i miei desideri sono come un vento temporalesco incessante che strapazza la vela.
Le mie lagrime d’amore sono come una pioggia, le ripulse come una nebbia, che bagnano e indeboliscono le sartie già logore, cioè la mia volontà nella quale s’intrecciano errore ed ignoranza del vero bene.
Si nascondono i cari occhi di Laura, i quali erano come le due stelle che abitualmente m’indirizzavano al bene; la ragione e le buone abitudini son venute meno in mezzo ai pericoli, così che io incomincio a disperare di giungere alla salvezza.