PASCOLI ITALY

PASCOLI ITALY


(PRIMI POEMETTI)

Narra di una ragazzina Maria-Molly emigrata in America, dove vi erano grandi telai e grandi
fabbriche (Ohio), che ritorna in Italia per sconfiggere la tisi e respirare aria migliore. Qui scopre un

mondo nuovo, diverso da quello americano, di cui parla alla nonna.
Risulta però difficile la comunicazione tra Molly e la nonna: Molly comunica attraverso un italiano
curiosissimo, anglicizzato, ed un inglese che non era mai stato lingua canonica. L’inglese, che ha
suoni evocativi, si mescola all’italiano senza soluzione di continuità. Nasce quindi la lingua speciale
dell’emigrato, un’inglese che diventa una sorta di lingua franca, di chi non è né più garfagnino né
americano, di chi è fuori dalla storia. → pai con fleva = pie with flavour – attraverso questa lingua
si esprime la perdita d’identità dell’immigrato.
In Garfagnana incontra però un mondo ancorato al tempo delle fate, un mondo fuori dalla storia
(“son usi d’una volta, del tempo delle fate”).
Italy ha però anche un sottotitolo, che è “Sacro all’Italia Raminga”, un’Italia costretta a vagare.
Nella seconda parte infatti prende parola lo stesso poeta che accosta la figura di una madre che
rivuole tutti i suoi figli nel nido all’immagine della patria (“antica madre”) che deve richiamare i
figli dalle terre lontane, dove lavorano in schiavitù, dalle miniere, dai ponti delle navi, “in una
sfolgorante alba che viene”.
Al socialismo radicale (riferito a questa frase) della gioventù si sostituisce qui una sorta di iniziale
socialismo patriottico, tant’è che Pascoli dichiara di sentirsi sì socialista, ma non di una classe, bensì
dell’intera umanità, perciò vicino al popolo, ma profondamente contrario alla lotta di classe.
Tutto ciò non nasce da Pascoli, ma fa parte del dibattito politico dell’epoca, di cui Pascoli si fa

cantore.

Il tema dell’emigrazione e questo socialismo patriottico sono presenti anche in “La grande proletaria
si è mossa” (Nov. 1911). L’Italia si presenta in effetti come una nazione povera, proletaria e gli
italiani sono costretti ad andare via dalla loro patria. La nazione ha però diritto di essere emancipata
e gli italiani meritano un riscatto (prospettiva nazionalista)

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