PARAFRASI ORLANDO FURIOSO 146-155

PARAFRASI ORLANDO FURIOSO 146-155

146
Mentre Fortuna in mar questi travaglia,
non lascia anco posar quegli altri in terra,
che sono in Francia, ove s’uccide e taglia
coi Saracini il popul d’Inghilterra.
Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia
le schiere avverse, e le bandiere atterra.
Dissi di lui, che ‘l suo destrier Baiardo
mosso avea contra a Dardinel gagliardo.
147
Vide Rinaldo il segno del quartiero,
di che superbo era il figliuol d’Almonte;
e lo stimò gagliardo e buon guerriero,
che concorrer d’insegna ardia col conte.
Venne più appresso, e gli parea più vero;
ch’avea d’intorno uomini uccisi a monte.
– Meglio è (gridò) che prima io svella e spenga
questo mal germe, che maggior divenga. –
148
Dovunque il viso drizza il paladino,
levasi ognuno, e gli dà larga strada;
né men sgombra il fedel, che ’l Saracino,
sì reverita è la famosa spada.
Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,
non vede alcuno, e lui seguir non bada.
Grida: – Fanciullo, gran briga ti diede
chi ti lasciò di questo scudo erede.
149
Vengo a te per provar, se tu m’attendi,
come ben guardi il quartier rosso e bianco;
che s’ora contra me non lo difendi,
difender contra Orlando il potrai manco. –
Rispose Dardinello: – Or chiaro apprendi
che s’io lo porto, il so difender anco;
e guadagnar più onor, che briga, posso
del paterno quartier candido e rosso.
150
Perché fanciullo io sia, non creder farme
però fuggire, o che ‘l quartier ti dia:
la vita mi torrai, se mi toi l’arme;
ma spero in Dio ch’anzi il contrario fia.
Sia quel che vuol, non potrà alcun biasmarme
che mai traligni alla progenie mia. –
Così dicendo, con la spada in mano
assalse il cavallier da Montalbano.
151
Un timor freddo tutto ‘l sangue oppresse,
che gli Africani aveano intorno al core,
come vider Rinaldo che si messe
con tanta rabbia incontra a quel signore,
con quanta andria un leon ch’al prato avesse
visto un torel ch’ancor non senta amore.
Il primo che ferì, fu ‘l Saracino;
ma picchiò invan su l’elmo di Mambrino.
152
Rise Rinaldo, e disse: – Io vo’ tu senta,
s’io so meglio di te trovar la vena. –
Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,
e d’una punta con tal forza mena,
d’una punta ch’al petto gli appresenta,
che gli la fa apparir dietro alla schena.
Quella trasse, al tornar, l’alma col sangue:
di sella il corpo uscì freddo et esangue.
153
Come purpureo fior languendo muore,
che ‘l vomere al passar tagliato lassa;
o come carco di superchio umore
il papaver ne l’orto il capo abbassa:
così, giù de la faccia ogni colore
cadendo, Dardinel di vita passa;
passa di vita, e fa passar con lui
l’ardire e la virtù de tutti i sui.
154
Qual soglion l’acque per umano ingegno
stare ingorgate alcuna volta e chiuse,
che quando lor vien poi rotto il sostegno,
cascano, e van con gran rumor difuse;
tal gli African, ch’avean qualche ritegno
mentre virtù lor Dardinello infuse,
ne vanno or sparti in questa parte e in quella,
che l’han veduto uscir morto di sella.
155
Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,
et attende a cacciar chi vuol star saldo.
Si cade ovunque Ariodante passa,
che molto va quel dì presso a Rinaldo.
Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,
a gara ognuno a far gran prove caldo.
Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,
Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.

GLOSSARIO DEI CANTI 151,152,153,154 e 155
151
1 freddo: l’aggettivo propone il concetto dell’espressione corrente: ‘gelare di paura’.
oppresse: spinse il sangue nel cuore, lasciando gelate le membra. – 3 come: non appena – si
messe: si accinse ad assalire. – 4 rabbia: violenza. – quel signore: Dardinello. – 5 andria:
andrebbe. – 8 l’elmo di Mambrino: indossato da Rinaldo, che l’aveva preso al re pagano
Mambrino da lui ucciso in duello (secondo l’Innamoramento di Rinaldo).
152
2 trovar la vena: quasi volesse fare un salasso a Dardinello (ironico). – 3 a un tempo:
contemporaneamente. – destrier: è il cavallo da battaglia. – 4 punta: «un colpo dato di punta»
(Bigi). – mena: vibra il colpo. – 5 appresenta: dirige. – 7 Quella: il colpo (punta) vibrato. – al
tornar: nell’uscire dalla ferita. – l’alma: la vita; propriamente, l’anima. – 8 uscì: cadde.
153
2 lassa: lascia. – 3 superchio: eccessivo. – umore: acqua (della pioggia o della rugiada). –
8 virtù: coraggio. – sui: suoi soldati.
154
1 ingegno: congegno per trattenere l’acqua. – 2 ingorgate: impedite di scorrere. –
-5-
3 sostegno: il riparo artificiale, la paratia che le tratteneva. – 4 cascano: si precipitano. –
diffuse: sparse in ogni direzione. – 6 mentre: finché. – virtù: ardire, valore militare
(complemento oggetto). – 7 or: da unire con che del v. seguente. – sparti: sparsi, in fuga
disordinata. – 8 uscir: cadere.
155
2 attende: si dedica a. – star saldo: resistere. – 3 Ariodante: cavaliere cristiano, come gli
altri nominati più avanti. – 4 va … presso: si comporta valorosamente come Rinaldo. – 5 Altri:
altri pagani (complemento oggetto). – 6 prove: atti valorosi. – caldo: desideroso.

PARAFRASI

146
Mentre la sorte fa soffrire costoro per mare,
non lascia però nemmeno ancora riposare in terra quegli altri,
che si trovano in Francia, dove il popolo d’Inghilterra ha intrapreso
una guerra sanguinosa con i saraceni.
Lì Rinaldo assale, divide e disperde
le schiere avversarie, ed i loro stendardi fa quindi abbandonare a terra.
Raccontai di lui, che il proprio destriero Baiardo
aveva lanciato contro il vigoroso Dardinello.

147
Rinaldo vide l’insegna, divisa in riquadri bianchi e rossi,
appartenente a Dardinello, superbo figlio di Almonte;
lo giudicò quindi essere un guerriero valoroso e capace,
dato che osava gareggiare con Orlando per il possesso della insegna.
Andò più vicino e gli sembrò quindi confermata la sua prima impressione;
poichè Dardinello aveva intorno a sé un cumulo di uomini uccisi.
Gridò quindi: “Meglio è che io strappi e metta fine
a questo germe cattivo prima che cresca ulteriormente.”

148
Dovunque il paladino volga il proprio sguardo,
ogniuno subito si fa da parte, concedendogli pieno passaggio;
il cristiano non sgombra la strada meno del saraceno,
tanto rispettata è la sua famsa spada.
Rinaldo, ad eccezione del misero Dardinello,
non ha occhi per nessun altro, e non si attarda quindi nel seguirlo.
Grida: “Ragazzino, gravi preoccupazioni ti diede
colui ti lasciò in eredità questo scudo, l’insegna che esso porta.

149
Vengo da te per verficare, se mi stai ad aspettare,
come custodisci bene l’insegna a riquadri bianchi e rossi;
perchè se non sei in grado di difenderla adesso contro di me,
non potrai nemmeno pensare di poterla difendere contro Orlando.”
Rispose Dardinello: “Mettiti bene in testa
che se io porto questo scudo, lo so quindi anche difendere bene;
e non posso che ottenere più onore e non preoccupazioni
dall’insegna ereditata da mio padre.

150
Benché io sia un ragazzo, non credere di potermi fare
però fuggire o che lo scudo ti consegni di mia volontà:
se mi togli le armi è perché mi hai tolto la vita;
ma ho fiducia in Dio che avverrà invece il contrario.
Accada ciò che lui vuole, non potrà però nessuno mai rimproverarmi
di aver perso le qualità della mia stirpe.”
Dopo essersi così pronunciato, impugnata la spada
assalì Rinaldo.

151
Una gelida paura oppresse tutto il sangue
che gli Africani avevano in petto,
non appena videro Rinaldo mettersi
contro quel signore con tanta rabbia,
quanta potrebbe provarne un leone che proceda in un prato
dopo aver visto un torello ancora giovane.
Il primo a vibrare un colpo fu il saraceno;
ma colpì senza alcun risultato l’elmo preso da Membrino.

152
Rinaldo rise e disse: “Voglio insegnarti
che io so colpire a sangue molto meglio di te.”
Sprona il proprio destriero ed allo stesso tempo allenta la briglia,
e sferra con tanta forza un colpo con la punta della spada,
rivolta verso il petto dell’avversario,
da farla poi ricomparire dietro la schiena dell’avversario.
L’arma estrasse, tornando indietro, l’anima ed il sangue di Dardinello:
il corpo cadde dalla sella freddo e dissanguato.

153
Come un rosso fiore muore, privo di forze,
dopo essere rimasto aterra tranciato dal passaggio dell’aratro;
o come, carico di eccessiva pioggia,
il papavero abbassa nell’orto il proprio capo:
così, perdendo il colorito in viso
mentre cade da cavallo, muore Dardinello;
muore e fa venire meno al mondo insieme a sé,
anche la virtù ed il coraggio di tutti i suoi predecessori.

154
Come l’acqua, grazie all’ingegno umano,
può a volte rimanere ostruita e rinchiusa,
e quando gli viene tolto l’impedimento, argine o diga,
precipita a cascata e si riprende la libertà con grande rumore;
allo stesso modo gli Africani, che avevano trattenuto i propri impulsi
fintanto che Dardinello aveva infuso in loro del valore,
ora si disperdono in ogni direzione,
avendolo visto cadere morto dalla sella.

155
Rinaldo lascia fuggire coloro che vogliono farlo,
dedicandosi invece a mettere in fuga coloro che intendono resistere.
Cade gente morta ovunque passi Ariodante,
che quel giorno riuscì quasi ad eguagliare, per valore, Rinaldo.
Altri vennero uccisi da Leonetto, altri vennero fatti a pezzi da Zerbino,
ogniuno ardentemente desideroso di dare prova del proprio valore.
Re Carlo fa il proprio dovere, fa lo stesso Oliviero,
Turpino e Guido e Salomone e Ugiero.