PARAFRASI LAOCOONTE VV 40 AL 215 ENEIDE

PARAFRASI LAOCOONTE VV 40 AL 215 ENEIDE

dal verso 40 al 215


Per primo viene dalla rocca Lacoonte adirato, davanti agli altri e seguito da una grande folla; e disse: “Sciagurati cittadini, Cosa è questa così grande follia?
Credete che i nemici siano partiti? O pensate che esista qualche dono
dei Danai senza inganni? Pensate di conoscere così bene Ulisse?
O chiuso dentro questo cavallo di legno sono nascosti gli Achei,
o questa macchina è stata fabbricata per danneggiare le nostre mura,
per spiare le case e sorprendere la città dall’alto,
o cela ancora un’altra insidia: Troiani, non credere al cavallo.

Di qualsiasi cosa di tratti ho paura dei Danai
anche quando fanno dei regali. Disse, e con forza sbatté la grande asta
sul fianco del grande animale e al ventre dalle giunture incurvate.
Quella si scalfi vibrando e risuonarono le estremità e le caverne interne
emisero un eco. E se i fati degli dei, se la nostra mente non era funesta,
egli ci aveva incoraggiati a violare il nascondiglio dei nemici, con il ferro;
Oggi Troia si ergerebbe e tu alta rocca di Priamo esisteresti ancora.
Intanto dei pastori dardanidi portavano al re con grande
clamore un giovane,
con le mani legate sul dorso, che si era offerto a chi veniva,
per tramare proprio questo, aprire Iloia agli Achei,
io giovane era risoluto di animo e pronto ad entrambe le sorti:
ordire inganni o incorrere in una sicura morte.
Per desiderio di vedere, si raduna la gioventù troiana
ed accorre da tutte le parti, e tutti fanno a gara per schernire il prigioniero.

Dal 40 al 56 

Per primo giunge davanti a tutti, dall’alto
della montagna Laoconte arrabbiato, seguito da una grande folla
e da lontano (disse): “Disgraziati cittadini, Quale assurdità più grande di questa?
Credete che i nemici se ne siano andati? O ritenete che un dono dei Danai sia privo di qualche tranello (inganno)? Conoscete così Ulisse?
O nascosti dentro questo (cavallo di) legno ci sono gli Achei,
o questa macchina è stata fatta per abbattere le nostre mura,
per spiare le case, o per sorprenderci dall’altro della città,

Oh ha in sè un altro tranello: Troiani, non credete a questo cavallo.
Qualunque cosa sia, ho paura dei Danai (non mi fido dei Danai)
anche se ci portano dei doni” e scagliò con grande energia una lancia sul fianco dell’animale (il cavallo di legno) e fra le giunture. Quella si conficcò vibrando e dal ventre colpito la cavità echeggiò e le vuoto della concavità provocò un rimbombo

verso 200 al 227

Allora si verifica un altro fatto, più impressionante e molto più spaventoso davanti a noi, che siamo infelici, e ci turba i cuori.
Laocoonte, sacerdote consacrato per sorte a Nettuno, sacrificava spesso negli altari solenni grandi tori.
Ed ecco (inorridisco a narrarlo) da Tenedo che due serpenti gemelli con immense spire incombono sul mare e insieme si dirigono alla costa; i loro petti e le creste sanguigne si alzano ritte tra le onde, tutto il resto del corpo sfiora da dietro il mare e il dorso si gonfia in spire immense.
Il mare spumeggia fragoroso; ormai strisciavano a terra, iniettati di sangue e con gli occhi ardenti di fuoco, passavano vicini con la lingua vibrante e le fauci sibilanti.
Fuggiamo, attoniti, nel vederli. Quelli, dritti, sicuri, si dirigono su Laocoonte. E prima i serpenti si gettano sui piccoli corpi dei suoi due figli e divorano a morsi le povere membra; e poi avvinghiano lui stesso, che corre in aiuto dei suoi figlioli, lo serrano in immense spire ed ormai, avviluppandolo due volte alla vita, due volte al collo con il dorso squamoso, lo sovrastano col capo e con gli alti colli.
Egli tenta di strappare i nodi con le mani, madido (impregnato, cosparso) di orrendo sangue e di cupo veleno; terribili grida volge al cielo, simili ai muggiti de toro, quando ferito fugge e scuote dal capo la spada non ben conficcata.
Ma i due serpenti, strisciando insieme, fuggono sull’alto tempio e si dirigono alla rocca della crudele Tritonide (Atena) e si rifugiano sotto lo scudo rotondo ai piedi della dea.
Un nuovo terrore ci invade gli animi scossi di tutti noi, molti dicono che Laocoonte ha meritatamente pagato il suo gesto di colpire la statua di legno scagliandole la lancia nel dorso.
Tutti gridano di trascinare il cavallo all’interno di *****, supplicando Minerva.
Apriamo una breccia tra le mura che circondano la città.
Ognuno da una mano a mettere sotto al cavallo ruote scorrevoli, a legare attorno al collo lunghe funi. La macchina (dono) fatale ha oltrepassato le mura, contenente soldati armati, mentre intorno vergini e fanciulli cantano inni, felici anche solo di sfiorare per gioco le funi con le mani. La macchina avanza, scivola minacciosa in mezzo alla città.

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