PARAFRASI E COMMENTO POESIA ALLA SERA

PARAFRASI E COMMENTO POESIA ALLA SERA


PARAFRASI

Forse sei il simbolo della quiete, giungi a me sempre gradita, o sera. Sia d’estate, quando ti accompagnano liete le nubi estive e i venti leggerei e frizzanti. Sia quando dal cielo, che promette neve, porti ombre inquietanti e minacciose; sempre gradita giungi a me, e sai raggiungere dolcemente le più intime vie del mio cuore. Tu mi fai andare incessantemente col pensiero sulle tracce che portavo al nulla eternoe intanto scorre veloce il presente, colpevole di arrecare preoccupazioni ed angosce che hanno reso la vita tragica. E con lui, passano dalla coscienza la folla degli affanni nei quali con me il tempo della vita si consuma. E mentre raggiungo una tranquillità interiore Sento un animo ribelle che mi brucia dentro e si agita dentro di me. Pesantezza dell’essere


COMMENTO

Il tema è la sera, vista come immagine della morte, la “fatal quiete”, cioè la pace dell’anima. Per questo motivo è molto cara al poeta. Ma emerge dalla poesia anche un altro tema fondamentale: il sofferto rapporto tra il desiderio di pace del poeta e il senso angoscioso della vita che lo travaglia. La sera è descritta quindi dal Foscolo sia portatrice di bei tramonti estivi, accompagnata da venti leggeri, sia foriera di atmosfere invernali, tenebrose e nevose, ma in entrambi i casi la sera è sempre desiderata, perché essa ispira i più intimi pensieri, le più segrete aspirazioni. Rivolgendosi direttamente ad essa, l’autore confida che l’apparizione della sera lo induce a meditare sulla vita e sulla morte, sul «nulla eterno», condizione dell’uomo che si ritrae come un annullamento totale e definitivo. Ma a questa dimensione indefinita ed infinita si contrappone il tempo, elemento immediato che passa rapido, recando con sé avversità. E mentre il poeta contempla il silenzio e la pace della notte la sua anima travagliata dalla rivolta interiore, per un attimo si placa e gli dona attimi di godimento, di dolcezza e di riposo. Il messaggio è costituito dal desiderio di pace e dalla negatività del presente storico. Il poeta esprime il dolore e la tristezza della sua condizione, in attesa della sera come momento di pace e di riflessione, anche sui temi della morte. L’attende con ansia per placare angoscie e incertezze, come momento di liberazione e di pace. La sera ha il potere di placare l’anima ribelle e guerriera che lo agita e di donargli un momento di riposo, liberandolo dalla tristezza della giornata. L’obiettivo della poesia è anche quello di sintetizzare la concezione di vita del poeta. Secondo il Foscolo, che si ispira all’illuminismo, la morte annulla ogni cosa. Le figure foniche del sonetto, con rima alternata nelle quartine e incatenata nelle terzine secondo lo schema ABAB ABABA CDC DCD, sono le allitterazioni dei suoni chiari delle vocali e ed i nelle quartine, e quelle dei suoni cupi delle vocali o ed u delle terzine. La sera è anche la confidente del poeta; è il momento in cui il poeta riflette sulla propria vita e sulla morte chiarendo a se stesso la sua visone di vita.Le quartine si differenziano radicalmente dalle terzine.Nelle prime per esempio i termini usati sono tutti positivi,mentre nelle seconde negative.Lo schema della rima è diverso e anche il contenuto si differenzia.Le due quartine infatti danno una rappresentazione temporale,nulla a che vedere con i tormenti umani,nelle terzine il contenuto è completamente opposto, di fatto gli argomenti principali sono i tormenti umani e dello stesso poeta. Nelle quartine i periodi son più ampi e complessi, mentre nelle terzine i periodi sono più corti e concitati. Quartine e terzine sono conformi riguardo il numero delle sillabe nei versi, infatti questi ultimi sono tutti endecasillabi. Le più importanti figure retoriche della poesia sono:, l’enjambements e l’antitesi. L’embejement dei versi 5-6 (inquiete/ tenebre e lunghe). L’antitesi si trova negli ultimi due versi «e mentre io guardo la tua pace, dorme / quello spirto guerriero ch’entro mi rugge». In più nelle terzine è presente una netta allitterazione della consonante “r”.Questo sonetto trasmette un messaggio filosofico ed esistenziale chiaro. La vita termina nel «Nulla eterno», nell’annullamento totale e definitivo nella natura, e di questa nell’universo. Al di là di questa concezione, che alcuni possono non condividere, il sonetto cattura per il suo linguaggio e per il suo contenuto. Tutti i concetti espressi nel sonetto riguardano anche noi,che di fatto siamo vissuti due secoli dopo.Ciò dimostra ancora una volta l’attualità e l’universalità di Foscolo.


ANALISI

Il canzoniere di Ugo Foscolo, pubblicato nel 1803 a Milano, presenta un numero esiguo di componimenti: dodici sonetti e due odi. La presenza delle odi è un esplicito omaggio a Giuseppe Parini, modello di poesia neoclassica che ispirerà sempre la produzione di Foscolo. Alla Sera, il primo dei sonetti, può essere preso come modello del canzoniere, in quanto appaiono temi e situazioni ricorrenti. Inoltre, proprio per la presenza dei temi cari al poeta, può essere visto come una premessa e introduzione all’opera. In questo sonetto l’ordine sintattico supera sia l’ordine del verso (su 14 versi, 11 sono con enjambement), sia l’ordine delle strofe. Nel componimento si sente l’influenza dei petrarchisti cinquecenteschi e di Petrarca stesso (l’ultimo verso è, infatti, una citazione diretta di un suo sonetto). Il poeta invoca la sera come immagine di dolcezza e quiete che ricorda la morte, vista non negativamente, ma come assopimento delle fatiche e degli affanni della vita. Foscolo riprende la concezione positiva della morte dal materialismo del poeta latino Lucrezio, che vede la morte come un sonno quieto ed eterno da cui non ci si riprende. Ma nel componimento non ci sono solo influenze classiche e medievali, ma anche contemporanee della lirica tedesca di fine Settecento, lo Sturm und Drang. Questo si evince nel tentativo di trovare corrispondenze tra lo stato d’animo del poeta e l’ambiente naturale. La sera, quindi, rispecchia le profondità dell’animo inquieto di Foscolo.