PARADISO CANTO 33 ANALISI

PARADISO CANTO 33 ANALISI

PARADISO CANTO 33 ANALISI


I primi 39 versi sono occupati dall’invocazione di san Bernardo alla Vergine, affinché chieda per D. di accedere alla visione di Dio. Per sette terzine si svolge la lode della Madonna, sulla falsariga dell’Ave Maria, del Salve Regina e di passi evangelici, con richiami al Magnificat e al Gloria, ai Sermones di san Bernardo e ad altre opere devote. La forza oratoria di questa sezione è segnata da antitesi che assumono talora la forma dell’ossimoro. Nelle altre sei terzine, è formulata la richiesta specifica in una lingua aulica, atteggiata ai valori dell’eloquenza sacra. Solo la descrizione del gesto finale di tutti i beati, che a mani giunte s’associano alle parole di Bernardo, disegna una scena corale che accentua l’atmosfera di attesa.

Dopo la preghiera, si svolge un dialogo muto fra Maria che fissa Bernardo e poi Dio, Bernardo che invita D. a levare lo sguardo e D. Il poeta torna sul tema della difettività della memoria e della scrittura. Chiama tutte le forze della parola, perché possa lasciare una “favilla” di ciò che ha visto.

La prima fase della visione coglie l’unità dell’universo, i cui fogli disordinati appaiono raccolti in un solo volume. La distanza di D. dalla visione piena è paragonata alla distanza temporale che separa l’impresa degli Argonauti dal presente; la sua insufficienza verbale è confrontata con quella di un neonato. Ma l’immagine di Nettuno, che contempla sorpreso la nave di Giasone la quale per prima solca mari inesplorati, introduce il motivo dello stupore.

Tre cerchi di diversi colori rappresentano il mistero trinitario e nel secondo un volto umano raffigura il mistero dell’incarnazione del Figlio. Si concentra là lo sguardo di D., per scoprire il rapporto fra cerchio e immagine. In questa visione viene meno la forza della rappresentazione visiva, mentre il rapporto fra desiderio e volontà diviene perfetto. In questo punto, la mente di D. esce da sé e sprofonda in Dio. Il termine del viaggio coincide con la fine della possibilità per il poeta di narrarlo. La parola stelle ripete per il Paradiso il termine che chiudeva le prime due cantiche.

Lo scambio di ruoli fra Beatrice e Bernardo avviene all’improvviso ai vv. 58-60 del canto XXXI: D. crede di trovarsi accanto a Beatrice e vede un vecchio. Quando Bernardo si presenta come fedele della Vergine, lo stupore di D. è espresso con una similitudine che paragona Bernardo alla Veronica, il velo con cui una donna avrebbe asciugato il volto di Cristo, e il poeta a un pellegrino che si reca a Roma. Bernardo di Chiaravalle (1909-1153), di nobile casato borgognone, riformatore dell’ordine cistercense, fondò nel 1115 l’abbazia di Clairvaux (Chiaravalle), nella Champagne. Sostenne Innocenzo II e Eugenio III, propugnò contro il monastero di Cluny il ritorno alla povertà evangelica e alla purezza della regola benedettina, scrisse la regola dei Templari, promosse la seconda crociata, combatté le eresie. Approfondì il mistero della Trinità e fu devoto di Maria, mediatrice fra l’uomo e Dio, sviluppando il culto mariano. D. lo sceglie in quanto come teologo può illustrare la distribuzione dei beati nell’Empireo. Bernardo, autore di oltre trecento Sermones, fu oratore abile, proclamato nel 1830 dottore della Chiesa da Pio VIII con il titolo di Doctor mellifluus.

Più evanescente è la materia, più precisa e scientifica si fa la lingua, ma quel che sembra osservazione di scienziato si trasforma presto in immagine di favola o di mito, nella quale si avverte un più profondo mistero. A quel mistero è volto il poeta, che prega Dio che gli conceda di fermarne qualcosa. Cosa rimane della visione? Una parola insistente risuona per tutto il canto: vedere. E’ il segno del dramma, dispiegatosi per tutto il canto, della vista che lotta per diventare sempre più pura.