ORIGINE DELL’UNIVERSO SECONDO OVIDIO

ORIGINE DELL’UNIVERSO SECONDO OVIDIO

FONTE:https://vociantiche.wordpress.com/


Le Metamorfosi di Ovidio si dipanano “ab orgine mundi”, cioè dalla creazione dell’universo. Così, nei primi versi della sua opera, lo scrittore latino parte dal caos, l’origine remota di ogni cosa, per arrivare alla formazione della sfera terrestre. I versi che seguono descrivono com’era l’universo prima che mare, terra e cielo venissero creati.

IN PRINCIPIO ERA IL CAOS

Prima del mare, della terra e del cielo, che tutto copre,
unico era l’aspetto della natura nell’intero universo –
Caos l’hanno chiamato: mole informe e disordinata,
non più che peso inerte, elementi discordi aggrovigliati
insieme di cose mal combinate fra loro.
Nessun Titano ancora al mondo donava la luce del giorno,
né Febe, nuova crescendo, rinnovava le corna;
e non stava sospesa a mezz’aria la terra
in equilibrio sul suo peso, né le sue braccia lungo
i margini dei continenti stendeva Anfitrite.
E benché esistessero terra, mare ed aria,
instabile era la prima, non navigabile l’onda,
priva di luce l’aria: niente manteneva la sua forma,
ogni cosa s’opponeva all’altra, perché in un solo corpo
il freddo lottava col caldo, l’umido col secco,
il molle col duro, il peso con l’assenza di peso.

(Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 5-20)

DAL CAOS ALL’ORDINE

Al caos si sostituisce l’ordine, attraverso la divisione degli elementi (terra, acqua, fuoco, aria): ciò che è più leggero sale in alto; la terra si assesta più in basso, lambita dalle acque. Ne nasce un’armonica simbiosi.

Un dio e una natura migliore sanarono questi contrasti:
dal cielo, infatti, divise la terra, dalla terra l’acqua,
e dall’aria densa distinse il cielo limpido.
Districati gli elementi e cavati dall’ammasso informe,
riunì quelli dispersi nello spazio in concorde armonia.
Il fuoco, eterea energia della volta celeste,
balzò su, collocandosi tra gli strati più alti;
lì vicino, per la sua leggerezza, vi è l’aria;
più densa di questi, la terra attirò elementi pesanti
e dal suo peso rimase oppressa; l’acqua, che tutto avvolge,
occupò gli ultimi luoghi e avvolse la terraferma.

(Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 21-31)

LA NASCITA DELLA TERRA

Aggregata la terra, quello stesso dio dà origine a tutto ciò che la ricopre (pianure, valli, monti, fiumi, laghi, mare, fitte distese di boschi), distinguendo cinque fasce climatiche, simmetricamente disposte.

Quando, così, chiunque fosse quel dio, in ordine
divise quell’ammasso e, diviso, lo organizzò in parti,
prima aggregò la terra in un grande globo,
affinché fosse uniforme in ogni sua parte;
poi ai flutti ordinò di espandersi e di gonfiarsi con rapidi
venti e di lambire le coste della terra, dopo averla circondata.
Aggiunse anche fonti e stagni immensi e laghi;
cinse con rive sinuose le correnti dei fiumi,
che, in base ai luoghi, in parte scompaiono sottoterra,
in parte sfociano in mare e, raccolti in una distesa
d’acqua infinita, sulle spiagge, non sulle rive, s’infrangono.
Ordinò poi che si formassero pianure e s’incidessero valli,
che le fronde coprissero i boschi e sorgessero i duri monti.
E come due zone a destra e altrettante a sinistra
dividono il cielo, e una quinta ve ne è, più torrida di quelle,
così la cura del dio distinse sul globo chiuso tra quelle
lo stesso numero e altrettante fasce sulla terra sono segnate.

(Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 32-48)