ODISSEA LIBRO PRIMO VERSI 1-21

ODISSEA LIBRO PRIMO VERSI 1-21

Libro primo. Versi 1-21.

Traduzione di Niccolò Delvinotti:

Dimmi l’accorto eroe, Musa, che tanto
Errò, poiché le sacre a terra sparse
Ilìache mura, che di molte genti
Visitò le città, l’indol conobbe;
Che sul pelago ancor patì nell’alma
Immensi affanni, onde raddurre in salvo,
Sé medesmo esponendo, i suoi compagni.
Ma i compagni bramò raddurre invano,
Ché di lor nequitose opre perîro.
Stolti! che i sacri al Sol Iperione
Buoi divorâro, ed ei del redir loro
Il dì rapiva. O Dea, prole di Giove,
Parte a noi pure di siffatti eventi,
Donde ti è in grado più, ridir ti piaccia.
Già i guerrier tutti, che sfuggîr la fiera
Strage, ne’ loro alberghi rientrati,
Dall’armi e ’l mar posti erano in sicuro.
Un solo del ritorno e di sua donna
Bramoso, rattenéasi in cave grotte
Calipso, orrevol Ninfa, desiando
Pur ch’ei l’impalmi. Alfin, volvendo gli anni,
Allor che il tempo dagli Dèi prefisso
Pel suo ritorno in Ìtaca giungea,
Là ’ve l’eroe, da’ suoi fidi giovato,
Cansar già non dovea nuovi conflitti,
Tutti gli Eterni di pietà fûr tócchi,
Salvo Nettun che acceso in foco d’ira,
Il divo Ulisse perseguì pur sempre,
Finché ei presse del piè le patrie sponde.


Traduzione di Ippolito Pindemonte:

Musa, quell’uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
Gittate d’Ilïòn le sacre torri;
Che città vide molte, e delle genti
L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
Molti dentro del cor sofferse affanni,
Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desïava i suoi compagni,
Ché delle colpe lor tutti periro.
Stolti! che osaro vïolare i sacri
Al Sole Iperïon candidi buoi
Con empio dente, ed irritâro il nume,
Che del ritorno il dì lor non addusse.
Deh! parte almen di sì ammirande cose
Narra anco a noi, di Giove figlia e diva.
Già tutti i Greci, che la nera Parca
Rapiti non avea, ne’ loro alberghi
Fuor dell’arme sedeano e fuor dell’onde;
Sol dal suo regno e dalla casta donna
Rimanea lungi Ulisse: il ritenea
Nel cavo sen di solitarie grotte
La bella venerabile Calipso,
Che unirsi a lui di maritali nodi
Bramava pur, ninfa quantunque e diva.
E poiché giunse al fin, volvendo gli anni,
La destinata dagli dèi stagione
Del suo ritorno, in Itaca, novelle
Tra i fidi amici ancor pene durava.
Tutti pietà ne risentìan gli eterni,
Salvo Nettuno, in cui l’antico sdegno
Prima non si stancò, che alla sua terra
Venuto fosse il pellegrino illustre.


Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti:

L’uomo ricco di astuzie raccontami, o Musa, che a lungo
errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;
di molti uomini le città vide e conobbe la mente,
molti dolori patì in cuore sul mare,
lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.
Ma non li salvò, benché tanto volesse,
per loro propria follia si perdettero, pazzi!,
che mangiarono i bovi del Sole Iperìone,
e il Sole distrusse il giorno del loro ritorno.
Anche a noi di’ qualcosa di queste avventure, o dea, figlia di Zeus.
Allora tutti gli altri, quanti evitarono l’abisso di morte,
erano a casa, scampati dalla guerra e dal mare;
lui solo, che sospirava il ritorno e la sposa,
la veneranda ninfa Calipso, la splendida dea, tratteneva
negli antri profondi, volendo che le fosse marito.
E quando anche l’anno arrivò, nel girare del tempo,
in cui gli filarono i numi che in patria tornasse,
in Itaca neppure là doveva sfuggire alle prove,
neppure tra i suoi. Tutti gli dèi ne avevan pietà,
ma non Poseidone; questi serbava rancore violento
contro il divino Odisseo, prima che in patria arrivasse.


Traduzione di Vincenzo Di Benedetto e Pierangelo Fabrini:

Dell’uomo, dimmi o Musa, molto versatile, che molte volte
fu sbattuto fuori rotta, dopo che di Troia la sacra rocca distrusse,
e di molti uomini le città vide e l’intendimento conobbe
e molti patimenti, lui, sul mare ebbe a soffrire nell’animo suo,
cercando salvezza di vita e il ritorno per sé e per i compagni;
ma anche così i compagni non li salvò, pur desiderandolo.
Fu per le loro stesse scelleratezze che essi perirono,
puerilmente stolti, essi che le vacche del Sole Iperione
mangiarono, e quello allora tolse loro il giorno del ritorno.
Di ciò, iniziando da qualche punto, dea figlia di Zeus, di’ anche a noi.
Allora, tutti gli altri, che erano sfuggiti a precipite morte,
erano a casa, superati i pericoli della guerra e del mare.
Lui solo, mancante del ritorno e della moglie,
lo tratteneva la veneranda ninfa, Calipso, divina fra le dèe,
nella cava spelonca: voleva che lui fosse suo marito.
Ma quando, col volgere degli anni, quell’anno giunse,
in cui gli dei avevano stabilito che a casa tornasse,
a Itaca, nemmeno allora aveva superato le avverse prove,
sebbene fosse tra i suoi cari. Tutti gli dèi ne avevano compassione,
a parte Posidone. Costui aspra ira sentiva contro Ulisse
pari a un dio, prima che tornasse nella sua terra patria.