nazional socialismo in Germania

nazional socialismo in Germania

nazional socialismo in Germania


La grave crisi economica del 1929, che dagli Stati Uniti si era trasferita in Europa, fece ripiombare la Germania, che non aveva più i finanziamenti americani, nella catastrofe: 6 milioni furono i disoccupati.

Hitler utilizzò il malcontento popolare e decise di partecipare alle elezioni politiche. Nel 1930 ottenne voti, nel 1932 la maggioranza relativa (cioè il suo fu il partito più votato, anche se non raggiunse il 50% dei voti) e venne nominato Primo Ministro (confronta la vicenda di Mussolini…).

Pochi mesi dopo un misterioso incendio distrusse il parlamento tedesco (“Reichstag”): Hitler incolpò i comunisti di questo fatto, così grave per la democrazia, e poté dichiarare uno “stato di emergenza”. In qualità di Primo Ministro sospese la Costituzione, soppresse la libertà di parola, tolse ogni potere al Parlamento, diede poteri illimitati alla polizia. L’anno dopo, vinte le ultime elezioni politiche, soppresse tutti i partiti.

Restava un solo potere in grado di controllare il dittatore: il Presidente della Repubblica Hindenburg. Questi morì nel 1934 e Hitler ne prese il posto, diventando capo dello Stato e comandante dell’esercito (“führer” = capo supremo) . La Germania era diventata una dittatura, ribattezzata “terzo reich”. La svastica divenne il simbolo dello Stato.

Per controllare la società Hitler tolse ogni diritto ai cittadini. All’esercito, a volte contrario al nazismo, affiancò un gruppo speciale, chiamato squadre di protezione (“SS”), a lui fedele. Alla polizia di Stato si affiancò una polizia segreta (“Gestapo”) che poteva agire senza controllo.

Fin dal 1933 Hitler costruì campi di concentramento (“lager”) nei quali internò avversari politici, criminali comuni, persone “sgradite”.

Hitler realizzò molte opere pubbliche e, violando i trattati di pace, avviò il riarmo della Germania tra l’euforia degli industriali. La guerra poteva essere, secondo Hitler, la soluzione ai problemi economici.

Iniziò a discriminare i tedeschi ebrei, promulgando nel 1935 le “leggi di Norimberga” che toglievano loro il diritto di cittadinanza; acconsentì ad azioni violente nei loro confronti, come la “notte dei cristalli” nella quale furono distrutti i negozi degli ebrei. Chi tra loro poteva permetterselo, emigrò.

Iniziò, segretamente, a uccidere anche gli “ariani” malati di mente o disabili.

Attraverso il controllo della vita quotidiana del popolo tedesco trasformò il suo regime in un totalitarismo (vedi appunti sul fascismo…).

Spinto dall’ideologia nazionalista della “rivincita tedesca”, Hitler strinse un’intesa militare con l’Italia (vedi scheda sul fascismo…) e con il Giappone e cominciò la costruzione della “grande Germania”. Occupò l’Austria e alcune regioni della Cecoslovacchia (i Sudeti, la Boemia, la Moravia). Voleva occupare anche il “corridoio di Danzica”, terre tedesche prima del 1919 e ora assegnate alla Polonia. La Società delle Nazioni non intervenne, ma si preparava la Seconda Guerra Mondiale.