METRICA DI LA MIA SERA DI GIOVANNI PASCOLI

METRICA DI LA MIA SERA DI GIOVANNI PASCOLI

METRICA DI LA MIA SERA DI GIOVANNI PASCOLI


Forma metrica: La poesia è composta da 5 strofe di sette novenari e un senario, che termina sempre con la rima tematica “sera”, che rappresenta la parola-chiave della lirica. Le rime sono alternate. Schema: ABABCDCd. I versi 19 e 34 sono ipermetri.
Numerose le figure retoriche: le allitterazioni (es. vv.13-16), le metafore, le personificazioni. Tipicamente Pascoliano vi è l’uso di onomatopee, che abbondano, come, “breve gre gre di ranelle” (v. 4) oppure “allegre renelle” (v.11), “tremule foglie…trascorre leggiera” (vv. 5-6), “tutto…cupo tumulto” (V. 13), “aspra bufera” (v. 14), “fulmini fragili” (v.19), “garrula” (v. 28), “singhiozza monotono un rivo” (v. 12), “Don…Don. E mi dicono dormi! Mi cantano Dormi! Sussurrano Dormi! Bisbigliano Dormi” (vv. 33-35 in questo caso l’onomatopea che riproduce il verso delle campane è subito ripresa a livello fonico dalla ripetizione di Dormi), e infine “voci di tenebra azzurra” ch’è un’onomatopea (voci) unitamente a una sinestesia (l’insieme di due sensi; vista “tenebra azzurra” e udito “voci”), un ossimoro (tenebra azzurra) e una metafora (il suono delle campane indica le voci della morte).

 

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